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Professione Ingegnere: non è un paese per giovani
04/02/2016
Testo del Gruppo Giovani Ingegneri FIOPA - Contenuti elaborati e condivisi da Network Giovani Ingegneri

#ideeinrete – Rubrica a cura del Network Giovani Ingegneri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I contenuti dell’articolo sono tratti dall’evento organizzato il 27 novembre 2015 presso il Salone Restructura di Torino dal Gruppo Giovani Ingegneri FIOPA.
  

"Mi è sempre piaciuto sentir parlare di quelli dei vecchi tempi. Non ne ho mai perso l'occasione. Uno non può fare a meno di paragonarsi a loro, di chiedersi come avrebbero fatto loro al giorno d'oggi"

Lo sceriffo Bell, Non è un paese per vecchi

 

Professione ieri, oggi e domani

Le giovani generazioni si trovano ad affrontare la più grave crisi economica dal secondo dopoguerra. E’ quanto emerge da una recente ricerca pubblicata dal Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri.

In passato una laurea in Ingegneria garantiva un accesso privilegiato al mondo del lavoro. Oggi i giovani Ingegneri condividono con i loro coetanei, seppur in misura significativamente più attenuata, difficoltà e ostacoli sempre più incombenti.

Il tasso di disoccupazione tra gli ingegneri continua a crescere fino a sfiorare il 6%. Per i giovani laureati raggiunge l'11,5%, lontano dai picchi del 40% registrati mediamente tra i giovani italiani, ma pur sempre notevole.La quota degli ingegneri under 35 lavoratori si attesta al 58% contro il 65,4% registrato nel 2012.

Il periodo negativo si ripercuote anche nelle tipologie di contratto.

Rispetto al 2012 cala infatti vertiginosamente la quota di assunzioni a tempo indeterminato, intorno al 58%, il valore più basso degli ultimi 13 anni. Il 25,3% ha un contratto di formazione (nel 2012 era il 23,5%) mentre un ulteriore 25,3% ha un contratto "non standard" (definizione che cela anche forme di lavoro sommerso e irregolare).

Oltre alle crescenti difficoltà a trovare occupazione si riscontra un inarrestabile calo delle retribuzioni medie. Un laureato in Ingegneria che lavora come dipendente percepisce mediamente 1.289 € netti al mese ad un anno dalla Laurea. A parità di potere d’acquisto (con dati deflazionati), tale retribuzione si è ridotta di quasi l’11%. Gli Ingegneri italiani si confermano, dunque, tra i meno pagati d’Europa, con una differenza delle retribuzioni medie (rispetto a paesi come Germania e Francia) anche del 40%.

Di conseguenza un numero sempre crescente di laureati in ingegneria decide di trasferirsi all'estero anche in maniera definitiva.

La crisi economica per i giovani ingegneri potrebbe, quindi, essere riassunta nelle due grosse problematiche che sono costretti ad affrontare:

  • trovare lavoro
  • essere remunerati

 

La contraddizione

Una contraddizione risulta evidente: nonostante quanto sopra esposto, i laureati in ingegneria restano tra i più richiesti del mercato. Nel 2014 la domanda di assunzioni di Ingegneri da parte delle imprese ha ripreso a crescere dopo due anni di calo, quasi 18mila ingegneri; ma rappresentano solo il 4,6% delle assunzioni.

Gli ingegneri continuano però a trovare più facilmente occupazione rispetto ad altre categorie, ma questo va messo in relazione con l'opportunità di approfittare di personale intellettuale di competenze elevate e basso costo, facilmente impiegabile nelle più svariate mansioni, con le effettive necessità di sfruttare appieno la loro preparazione specifica.

A fare la differenza, la forma mentis: studiare ingegneria assicura basi scientifiche solide ma anche quell'elasticità mentale che rende progettisti e manager capaci di visione globale, abili nel fondere competenze fisico-matematiche, economiche e gestionali. Gente che "risolve problemi", insomma.

Emerge, quindi, che ad essere in crisi non è la figura dell’Ingegnere ma un mondo che non ne riconosce più il valore.

I giovani devono guardare oltre qualunque crisi o contingenza economica e per farlo hanno bisogno di essere preparati in maniera eccellente.

Ed è cosi che gli atenei devono ricoprire un ruolo primario, all'università spesso viene rimproverato di essere esterna al contesto socio-economico lavorativo.

Il Prof. Ing. Alberto Pavese, Professore Associato presso il Dipartimento di Ingegneria Edile-Architettura dell’Università di Pavia e Direttore TREESLab Fondazione Eucentre si confronta con l'estero: "A differenza di quello italiano, il sistema anglosassone è più orientato al mondo del lavoro e la Cina copia questo sistema, in Italia la formazione é più su basi teoriche storicamente. Declinazione più pratiche ci sono nei master di specializzazione e sono apprezzate nel mondo del lavoro."

Un altro aspetto è legato alla docenza e, su questo, l'opinione del Prof. Ing. Vincenzo Corrado, Presidente della Fondazione dell’Ordine degli Ingegneri di Torino, è chiara ed evidenzia un problema strutturale: "Per fare carriera universitaria contano di più le pubblicazioni e non la didattica quindi spesso i futuri docenti non sono motivati ad insegnare con qualità e inoltre c'è un forte scollegamento con la realtà della professione "

La proverbiale qualità Italiana è riconosciuta all'estero più che in patria ma ora si deve confrontare con un altro aspetto della società in divenire, come evidenzia l’Ing.Pavese: "All'estero operano grosse società di ingegneria che in Italia praticamente non esistono. Il mercato è saturo di professionisti e le società che potrebbero fare ricerca non la fanno perché non ne hanno le risorse"

Appare evidente, tuttavia, uno scollamento tra le Università e il Sistema ordinistico: se infatti è vero che il laureato in ingegneria possiede una formazione tecnica di elevata qualità ma molto settoriale, purtroppo le norme in vigore non ne tengono conto ed anzi permettono lo svolgimento di attività identiche a professionisti in possesso di competenze molto diverse.


Giovani ingegneri e lavori pubblici

La crisi ormai endemica sia dell’industria che di quella del mondo delle costruzioni, aggravata dalla incapacità della nostra classe dirigente e politica di utilizzare correttamente le limitate (ma non troppo!) risorse economiche disponibili nell'ambito delle opere pubbliche.

Occorre investire e rilanciare le opere pubbliche e tornare ad investire nell’Ingegneria. Tra i principali Paesi europei, l’Italia è quello in cui l’incidenza dell’attività di progettazione sugli investimenti in costruzioni è in assoluto la più bassa: 10,4% contro il 32,8% della Gran Bretagna, il 25,1% della Spagna o il 24,6% della Francia. Prevale la cultura deleteria secondo la quale la progettazione altro non è che un costo da minimizzare il più possibile, e da qui la "piaga" dei ribassi. Invece sappiamo bene come essa debba rappresentare il valore aggiunto di un investimento.

Secondo Armando Zambrano, Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI) l’abrogazione delle tariffe, adottata prima con l'abolizione dei minimi tariffari e poi con la riforma delle professioni per la tutela della concorrenza, ha finito per distorcere il mercato professionale, con prestazioni fornite con compensi bassissimi e conseguente scarsa qualità dei servizi offerti.

I giovani ingegneri chiedono alla politica investimenti e norme, puntando alla qualità dei progetti.

Analizzando ulteriormente il problema si rileva, tuttavia, che per i giovani Professionisti, prima ancora di potersi occupare della qualità prestazionale, il vero scoglio da superare sia l'accesso al mercato dei servizi di ingegneria che appare particolarmente impervio: in merito agli affidamenti degli incarichi per lo svolgimento dei servizi tecnici legati alla progettazione di importo inferiore ai 40.000 euro, che costituiscono la maggior parte degli incarichi attribuiti dagli Enti, il Giovane Professionista paga, ingiustamente, un prezzo troppo alto per la propria inesperienza professionale. Il sistema di selezione del Professionista tramite curriculum vitae, infatti, rappresenta una vera e propria clausola discriminante per un giovane tecnico che si affaccia per la prima volta nel mondo dei lavori pubblici.

In questo contesto, le scelte della classe politica appaiono, nella maggior pare dei casi, inadeguate. Ma ci sono speranze all'orizzonte.

L'Ing.Gianni Massa, vicepresidente CNI, interviene in merito: "Il progetto migliore e centrale è il progetto che vince, indipendentemente dal fatto che l’abbia redatto un professionista più o meno giovane e a prescindere dal fatturato dei lavori svolti o dal numero di dipendenti che uno ha”.

Ma le gare sono davvero il modo migliore per aggiudicare un progetto? Non si poteva andare avanti solo sulla fiducia? La risposta é no perché purtroppo basarsi sul processo della fiducia è privo di trasparenza. Come sottolinea la Dott.ssa Ida Nicotra (Consigliere Anac - Autorità Nazionale Anticorruzione): "bisogna orientarsi verso un nuovo modo di organizzare i lavori pubblici evitando patologie nelle procedure di gara."

La vigente normativa, inoltre, lascia alle Stazioni Appaltanti la possibilità di richiedere, tra i requisiti di partecipazione alle gare, un numero di dipendenti e un fatturato annuo che chi ha avuto appena accesso al mercato (e non solo) può difficilmente disporre. Solo per fare un esempio, il numero medio di dipendenti richiesti alle imprese partecipanti alle gare pubblicate nel 2013 è di circa 6 dipendenti. Ebbene, in Italia il 99% circa degli studi e delle società di ingegneria attive ha meno di 6 dipendenti e viene dunque automaticamente escluso dalle gare, in particolar modo da quelle con gli importi più elevati. Non meraviglia dunque che nel 2013 i Professionisti, nelle diverse forme di associazione, siano riusciti ad accaparrarsi soltanto l'11,4% delle somme con cui sono state aggiudicate le gare per servizi di Ingegneria senza esecuzione dei lavori. Tra questi molto pochi sono i giovani Professionisti.

In arrivo anche un nuovo strumento che può rappresentare una reale opportunità per i professionisti, la certificazione delle competenze: il progetto Cert-Ing.

Obbiettivo del progetto è fare in modo che la qualità prestazionale venga anche riconosciuta a livello economico, "Cert-Ing è un tentativo di racchiudere le proprie competenze in un documento che le certifica - afferma l'Ing. Gaetano Nastasi, Presidente dell’ Ordine degli Ingegneri di Cagliari e uno dei referenti del progetto - affinché un professionista venga scelto per le reali competenze che ha maturato e non solo attraverso un semplice curriculum. Le competenze sono un valore spendibile a livello europeo e Certing vuole diventare proprio un modello per potersi presentare al mondo del lavoro con una carta vincente in più.”

 

La ripresa economica

In Italia c’è davvero la ripresa economica? La crescita della domanda di assunzioni di Ingegneri farebbe propendere per una risposta positiva ed un’elaborazione del Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri – basata sui dati del Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere - pare confermare questo trend.

“Tuttavia – secondo Armando Zambrano – i dati in nostro possesso fanno trapelare anche molte ombre. Penso soprattutto al settore delle costruzioni che, anche in questo 2015, ha assorbito un numero esiguo di Ingegneri. A testimonianza del fatto che questo comparto soffre ormai di una crisi così profonda che il calo occupazionale ha assunto ormai caratteri strutturali. Inoltre, gran parte delle assunzioni resta concentrata nel Nord Italia e questo non fa altro che accrescere il divario col Sud. Infine, la richiesta di Ingegneri industriali è molto forte nei comparti a media o bassa intensità tecnologica (ad esempio quello metalmeccanico), mentre resta debole nei comparti ad alto contenuto tecnologico”.

 

Uno sguardo al futuro

In questo breve excursus abbiamo evidenziato tutte le problematiche legate alla professione, ma ora è giunto il momento di agire, di cambiare le cose. Ma... chi lo può fare? L’iniziativa non può che partire da noi giovani ingegneri, in modo compatto. Dobbiamo porci sul mercato in maniera differente, fare in modo di tutelare la nostra professionalità senza svenderci. Dobbiamo far riacquistare al mercato la fiducia negli ingegneri (come negli anni 70-80 quando il parere di un ingegnere era rispettato da tutti). Non sarà facile, le problematiche sono innumerevoli ma è giunto più che mai il momento di essere gli artefici del cambiamento.

Fare professione oggi in Italia è davvero complicato per i giovani e, a ben vedere, forse lo è anche per i meno giovani. Allora proviamo a guardare tutto da un’altra prospettiva, proviamo a immaginare l’ingegneria come un servizio per la società, a pensare all’ingegnere come il cervello del paese, una figura che esiste ovunque ci sia ingegno. L’ingegneria gioca un ruolo fondamentale e irrinunciabile nel sistema Italia e tornare ad investire sugli ingegneri rappresenta la chiave strategica per uscire dalla crisi. Solo così potremo avviarci verso un nuovo "Rinascimento."

 

Essere giovani ingeneri, in Italia, oggi è difficile ma la difficoltà, per nostra natura, non ci ha mai spaventato!

 

Fonti:

  • "Ingegneri ai tempi della crisi" centro studi del CNI
  • "Gli ingegneri chiedono alla politica investimenti e norme puntando sulla qualità dei progetti" centro studi del CNI
  • "Occupazione e remunerazione degli ingegneri" centro studi del CNI
  • Evento Restructura 27 Novembre 2015, Professione Ingegnere: non è un paese per giovani
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