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Produttori e Disintermediatori: il BIM4Manufacturing
30/11/2016
Angelo Luigi Camillo Ciribini

Nel Nostro Paese una importante iniziativa finanziata dal dicastero preposto allo sviluppo economico entro il programma Industria 2015, InnovANCE, ha posto in evidenza una tendenza legata alla digitalizzazione del settore, concretatasi, poi, in molte iniziative commerciali conosciute rispettivamente come BIM Platform e BIM Library.

A partire dalle cosiddette schede informative, si sta oggi costruendo, a livello europeo, in sede CEN, un apparato «computazional-semantico» che intende aumentare l'efficacia delle transazioni, ma che, soprattutto, avrà dirette ripercussioni sulla CPR.

In realtà, il libero scambio delle merci nel Settore delle Costruzioni si gioca sempre più sugli scambi di flussi informativi, tanto che, nell'era della Uberification, oltre al B2B, anche il B2C vede un embrionale protagonismo della digitalizzazione nei modi del BIM.

A questo proposito, il ruolo dei Player come Amazon o Alibaba inevitabilmente si estende dal disintermediare la transazione sui prodotti all'organizzare il dispositivo di messa in opera.
Su questo punto va, quindi, a innestarsi la centralità del BIM nella riorganizzazione delle catene strategiche di fornitura, ponendo al Produttore il dilemma relativo all'accettazione di un ruolo subordinato nella disintermediazione ovvero di un ruolo proattivo nella riconfigurazione della filiera che ricomprende anche clienti finali, professionisti, costruttori/installatori e distributori.

Il fatto è che la digitalizzazione accorcia le catene di fornitura offrendo a chiunque si trovi al proprio interno una chance di leadership, ma anche una condizione di subalternità.

Sotto questo profilo, poi, la logica dell'Industria 4.0 tende a enfatizzare le relazioni in tempo reale (tra uomo e macchina, tra fabbrica e fabbrica, e così via), così come il BIM supporta il Design for Manufacturing and Assembly, riportando in auge, in veste rinnovata, l'Off Site.
Poiché, però, la caratteristica pregnante del 4.0 non è l'automazione, bensì l'autonomizzazione, la scommessa si gioca sul Machine Learning, vale a dire sulle capacità dei manufatti e dei cespiti sensorizzati di autoapprendere e di procedere in senso decisionale in maniera parzialmente autonoma.
Il paradigma della telemetria esaltato dai motori avionici di Rolls Royce spiega bene la centralità dei performance-based contract.
A questo punto, il manufatto cambia natura, diventa dispositivo di erogazione di prestazioni erogabili in continuo nel ciclo di vita e il produttore diviene erogatore di servizi complessi.
Nel momento in cui la prestazione è misurabile in tempo reale, assicurandone il conseguimento, è possibile, col blockchain, garantire la certezza del pagamento.
Solo una specie di favola?

 

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