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Il BIM in Italia: Aspirazioni e Percezioni
10/01/2017
Angelo Luigi Camillo Ciribini

Il BIM, come acronimo, gode, nel Nostro Paese, di una certa, crescente notorietà, che dovrebbe, in teoria, essere ulteriormente alimentata dal Decreto in materia da emanarsi da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in adempimento all'art. 23, c.13, del D. Lgs. 50/2016.
Ciononostante, non potremmo oggi affermare che il tema preoccupi la Domanda Pubblica e l'Offerta Privata alla stessa stregua delle Nuove Norme Tecniche per le Costruzioni, della Disciplina del Rilascio dei Titoli Abilitativi o del Regolamento Edilizio Nazionale, del Regime Fiscale per gli Interventi sul Costruito.
Il BIM, in altre parole, non entra, per il momento, nel quotidiano dei Committenti e degli Operatori Economici quale Pressante Urgenza, se non come pubblicazione da acquistare, corso di (in)formazione da seguire: in attesa di procedere, per chi già non lo avesse fatto all'interno di pacchetti più vasti, all'acquisizione del (di un) software (più raramente, dell'hardware).
Probabilmente, inoltre, coloro che se ne interessano maggiormente, sono i giovani laureati e diplomati che sperano, attribuendosi etichette da BIM Manager (prevalentemente), di migliorare la propria attrattività occupazionale e che, nel migliore dei casi, si iscrivono a uno dei Corsi di Master Universitario disponibili.
A dispetto dei molti interventi dedicati ai Processi, ai Metodi Digitalizzati e al Construction Project Management, BIM è sempre sinonimo di Modello e di Strumento: la cosa non deve meravigliare, dato che, ad esempio, in Russia, ogni investigazione sui motori di ricerca parte forzatamente da BIM ??????????, ovverossia Tecnologia BIM.
Non, peraltro, che manchino riferimenti normativi (nazionali e internazionali), ma essi, a loro volta, hanno un costo e, comunque, difficilmente saranno autonomamente intellegibili (e traducibili in pratica) dai Profani.
Ciò che interessa, dunque, di là da ogni Racconto sull'Innovazione Digitale, che proseguirà in maniera sempre maggiormente intensa e affascinante per chi se ne diletti, resta in campo il quesito principale: che cosa veramente del BIM hanno compreso e percepito gli Operatori della Professionalità e dell'Imprenditoria Profonda, le centinaia di migliaia di Attori delle Cento Città e dei Mille Campanili?
Tra l'altro, una buona parte di essi sarebbe lambita dal BIM qualora questi fosseusato largamente per l'Istruttoria e la Valutazione dei Dossier Progettuali da parte, in particolare, degli Enti Locali in occasione dei Procedimenti Amministrativi di Rilascio dei Titoli Abilitativi, piuttosto che non a causa degli obblighi legislativi nell'ambito dei Lavori Pubblici.
Come che sia, l'interrogativo principale concerne, pertanto, la possibilità che una Comprensione Corretta dei significati ultimi del BIM e delle Conseguenze che esso dovrebbe comportare, sia praticabile, in assenza di Centri di Competenza Ufficiali e in presenza di una Offerta Consulenziale che si potrebbe, eufemisticamente, definire Estemporanea e pronta a praticare un Dumping oltranzista.
E' per questo motivo che, tra il 2017 e il 2019, nel prossimo triennio, prima che sull'acronimo BIM cali inevitabilmente il Sipario della Banalizzazione, si gioca il destino di una Riconfigurazione del Mercato Domestico che è certo già in essere, alla luce della Lieve Ripresa, ma in maniera assai confusa e disordinata: quantomeno, scarsamente leggibile.
Serve uno Sforzo Congiunto tra Accademia, Rappresentanze e Istituzioni per indirizzare il Movimento BIM sulla retta via: ma, come sappiamo bene, ogni Intento Sistemico, in Italia, è estraneo alla Mentalità e alla Prassi.

 

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