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Storia del laterizio: anfore e tubuli fittili per volte
15/05/2017
Alfonso Acocella

Articolo tratto dal libro STILE LATERIZIO II - I laterizi cotti fra Cisalpina e Roma - Capitolo 7

Le strutture voltate in opus caementicium, com’è noto, costituiscono uno dei tratti distintivi ed originali dell’architettura romana. Alla progressiva ricerca di grandiosità dimensionale e di resistenza strutturale delle volte corrispondono – nei secoli – tentativi, soluzioni ed artifici di alleggerimento delle grandi masse di calcestruzzo impiegate al fine di ridurre le spinte agenti sui piedritti.
 
Famoso è il caso della grandiosa cupola del Pantheon la cui struttura alterna una composizione di materiali più leggeri man mano che si sale verso l’oculo zenitale. Lo stesso avviene – per fare altri esempi illustri – nelle Terme di Baia o nelle Terme di Caracalla dove, in quest’ultima, è possibile individuare nella semi cupola dell’esedra – dal basso verso l’alto – i diversi materiali utilizzati: mattoni, tufo, pietra vulcanica.
 
Un secondo metodo praticato dai romani per alleggerire il peso delle volte – sia pur in modo molto parziale – è quello dell’inserimento di anfore laterizie all’interno del getto in opus caementicium; in genere si è trattato di olle utilizzate per il trasporto di olio o pesce, il cui reimpiego negli scambi commerciali risulta alquanto problematico.
Le anfore, di varia dimensione e morfologia, in genere, sono collocate, singolarmente o innestate l’una nell’altra a configurare file continue, nei rinfianchi superiori delle volte e delle cupole.
 
Uno dei primi esempi si ritrova nella volta a crociera dei Magazzini traianei (126 d. C. circa) a Ostia; poi è possibile citare la Villa della Vignaccia (130 d. C. circa) e il Mausoleo di Sant’Elena (326-330 d. C. circa) a Roma,meglio conosciuto come Tor Pignattara proprio per l’affiorare a vista delle olle inglobate nella massa cementizia.
 
Dai casi citati – dove le anfore sono posizionate alle reni, con il conseguente indebolimento della struttura voltata proprio nel settore che necessita di maggiore massa e resistenza – si passa, nel tempio di Minerva Medica a Roma della prima metà del IV sec. d. C, all’impiego più appropriato delle olle laterizie, collocate al di sopra della linea delle aperture ed annegate in una malta di cemento alleggerita, ulteriormente, con pietra pomice.
 
Erroneamente alcuni studiosi hanno assimilato il tentativo di alleggerimento delle volte attraverso le anfore con quello effettuato a mezzo di tubuli fittili.
 
Se la soluzione che vede l’adozione delle olle è indirizzata unicamente all’alleggerimento del peso dell’opus caementicium, l’impiego di tubuli fittili – specificatamente prodotti allo scopo – introduce un modo costruttivo inedito e di forte valenza innovativa. Una tecnica che si sviluppa e si diffonde (contemporaneamente alla pratica di alleggerimento delle volte a mezzo delle anfore) a partire dal II sec. d. C. nelle provincie romane dell’Africa settentrionale condizionate dalla forte carenza di legname; materiale – come sappiamo – fondamentale per la realizzazione delle centinature da intendersi quali opere provvisionali ma indispensabili per conferire forma al getto amorfo dell’opus caementicium lungo la sua fase di indurimento.

 

A fronte dei tentativi e modi costruttivi rilevabili in ambito specificamente romano per la riduzione di legname nelle complesse opere provvisionali di centinatura con un uso integrativo di mattoni e tegole laterizie – com’è attestato, per fare qualche esempio, nelle Grandi terme di Villa Adriana (118-125 d. C.) o nelle Terme di Caracalla (212-217 d. C.) – la tecnica costruttiva dei tubuli fittili punta ad eliminare completamente le centine lignee realizzando direttamente ed ingegnosamente delle superfici voltate laterizie autoportanti.
 
 
Mausoleo di Sant’Elena (326-330 d. C.).

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INFO
www.solaiocompound.it
www.muroarmalater.it

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