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Casa Italia: un’occasione mancata per gli ingegneri?
13/04/2017
Ubaldo Camilotti
Commento all’articolo dell’ Ing. Dari su “Casa Italia”

Ho letto il commento dell' Ing. Andrea Dari in merito al Progetto "Casa Italia". Le poche informazioni in mio possesso inducono anche me ad un certo scetticismo ed a condividere in buona parte le conclusioni dell' Ing. Dari.
Non posso per altro sottolineare, con amarezza, che gli Ingegneri stanno perdendo una grande occasione per dimostrare l’importanza sociale della nostra professione affrontando, a mio avviso non proprio nel modo più appropriato, il delicato e difficile tema del terremoto.

Basti pensare, ad esempio, :
• alle proposte di classificazione sismica di tutti i fabbricati esistenti (una vera follia!) avanzate dalla rete delle professioni nel documento indirizzato al Governo il 6/9 u.s;
• alla proposta di creare albi specifici per specialisti in Ingegneria Sismica dimenticando che nella vita professionale gli Ingegneri sono abituati ad affrontare problemi complessi (forse ancora più complessi di quelli causati dal sisma) senza la necessità di creare albi specifici;
• al silenzio calato sul “dopo terremoto” dell’ Aquila dove, la classe politica di allora, riteneva che con il progetto CASE il problema sarebbe stato in buona parte risolto, dimenticando che con il costo sostenuto - circa 1,2 miliardi di euro - si potevano realizzare prefabbricati dignitosissimi per tutte le 3500 persone rimaste senza tetto,
• a come è stata sistematicamente ignorata la gestione del terremoto del Friuli dove, 10 anni dopo l' evento, non vi era più traccia del sisma.

E così via.

Molto ci sarebbe da fare. Elenco sinteticamente alcune proposte:

1) eseguire con la massima urgenza la valutazione della vulnerabilità sismica su scala nazionale e regionale delle opere strategiche e rilevanti (stabilendo quindi la priorità degli interventi) e dar corso ad un loro adeguamento compatibilmente con le risorse disponibili (le statistiche che ho letto dicono che solo una piccola parte delle suddette opere è stata adeguate al rischio simico);

2) creare un fondo di solidarietà nazionale valutabile in 5-6 miliardi all' anno a cui attingere in caso di eventi catastrofici (cancellando una volta per tutte la tentazione di proporre assicurazioni obbligatorie ai privati);

3) ricordare l’ obbligo di sottoporre ad accurato controllo, dopo significativi eventi sismici, le costruzioni progettate prima dell’ entrata in vigore della NTC 2008 (1/7/2009) verificando la sussistenza o meno delle 4 condizioni di cui al § 8.3 delle NTC 2008, progettando, se necessario, interventi di adeguamento, di miglioramento, di riparazione o locali, indicando il livello di sicurezza raggiunto ed eseguire comunque interventi di miglioramento nel caso venissero riscontrati difetti o vizi come quelli messi in particolare evidenza ( specie nei fabbricati industriali ed in muratura) dal Terremoto dell’ Emilia del 2012;

4) incentivare (non obbligare) comunque quanto più possibile l'adeguamento sismico dei fabbricati privati esistenti prima dell'1/7/2009 con una totale defiscalizzazione dei relativi costi;

5) ricordare i contenuti della Legge 1086/1971 che, richiedendo – come noto -, per tutte le opere progettista, direttore dei lavori, collaudatore, deposito dei documenti di progetto e di collaudo, fornisce già tutti gli elementi per certificare la realizzazione e l’ entità degli interventi in conformità alle normative vigenti senza riferimenti a classificazioni utilizzate in altri ambiti;

6) incentivare e promuovere la formazione permanente e continua degli ingegneri con master, convegni corsi in Ingegneria sismica (a costi ragionevoli!), come per altro si sta facendo in diverse sedi;

7) affidare agli Ordine professionali la formazione dei volontari per i rilevamenti nelle zone colpite dal sisma senza richiedere, come ora, da parte della Protezione Civile, la partecipazione a corsi di formazione di 60 ore (!) , e l’ esborso di 500-600 €;

8) promuovere nelle scuole una seria campagna di prevenzione del rischi sismico dicendo "tutta la verità " sui rischi che il nostro vetusto patrimonio edilizio sta correndo senza creare allarmismi né alimentare false illusioni.

Voglio concludere con una nota di ottimismo. Sono certo che gli Ingegneri, che consapevolmente e seriamente sapranno affrontare un tema di così grande rilevanza sociale, sapranno ancora dare un valido contributo al nostro Paese esposto ad elevato rischio sismico.

 

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