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Riqualificazione energetica in ambito residenziale: comprendere tutti vantaggi
22/04/2017
Daniel Felipe Parias Anaya
È più che mai attuale parlare di riqualificazione energetica e di comfort. Negli ultimi decenni molti interventi edilizi in Italia si sono concentrati sulla manutenzione degli edifici, in particolare su interventi puntuali. Tuttavia, nel nostro Paese, al momento, non ci sono esempi significativi di riqualificazione energetica globale, nonostante la situazione edilizia italiana mostrerebbe un particolare bisogno di interventi strategici.
Cosa impedisce, dunque, di raggiungere alti livelli di efficienza nel patrimonio edilizio italiano? Forse la mancanza di fiducia dei proprietari nell’esito qualitativo degli interventi o la scarsa conoscenza dei plus che può dare un’abitazione ben riqualificata? Con questo articolo cerchiamo di dare qualche spunto in più per approfondire l’argomento.
 
Quanta energia consuma il settore residenziale in Italia?
In Italia il settore residenziale presenta un consumo totale pari a 25.5 MTep nell’anno 2014. Questo dato rappresenta circa il 16.9 % del totale del fabbisogno nazionale del 2014, 151 MTep (1) .
 
Perché riqualificare?
Il dato più interessante dal quale partire è senz’altro il fatto che il 60% del parco edilizio italiano ha più di 60 anni (dati del censimento ISTAT 2011), ovvero precedente alla legge n.373/1976, la prima legge sul risparmio energetico. Partendo da questo, si riesce a capire la necessità di realizzare una riqualificazione profonda del parco edilizio urbano.
Una riqualificazione energetica di un condominio mira proprio a diminuire il consumo di energia della struttura, ma mantenendo lo stesso grado di comfort ambientale, o se possibile, migliorandolo.
Quindi non si tratta esclusivamente di un beneficio economico, ma anche di comfort. Per esempio, migliorando la coibentazione dell’involucro, si possono anche eliminare alcuni tipi di problemi di muffa e umidità, oppure sostituendo infissi vecchi, non solo si migliora la prestazione termica, ma si eliminano anche spifferi problematici.
 
Che importanza ha capire lo stato dell’edificio prima di intervenire?
Per valutare in maniera precisa gli interventi da fare e la loro priorità in termini di efficacia, è necessario svolgere una Diagnosi Energetica.
La Diagnosi Energetica è definita dal D.Lgs 115/2008 come la “procedura sistematica volta a fornire un'adeguata conoscenza del profilo di consumo energetico di un edificio o gruppo di edifici, di una attività o impianto industriale o di servizi pubblici o privati, ad individuare e quantificare le opportunità di risparmio energetico sotto il profilo costi-benefici e riferire in merito ai risultati”. Infatti, è necessario fare uno studio approfondito dell’edificio per comprendere gli sprechi e i punti critici e poter sviluppare un’attenta analisi tecnico-economica di fattibilità degli interventi di efficientamento individuati.
Soltanto in questa maniera si può ridurre al minimo il rischio di sostenere un investimento, anche importante, che non generi risparmi economici giustificabili.
 
Che tipo di interventi si possono fare?
Gli interventi realizzabili sono molteplici: si parte dall’abbassamento del fabbisogno energetico tramite interventi sull’involucro edilizio come la coibentazione delle strutture, la sostituzione degli infissi, la localizzazione ed eliminazione dei ponti termici, la sigillatura delle infiltrazioni d’aria, per citarne alcuni.
Altri tipi di interventi sono realizzabili sugli impianti tecnologici, ad esempio la sostituzione dei generatori di calore obsoleti con pompe di calore o caldaie a condensazione, l’isolamento termico delle reti di distribuzione dei fluidi, la regolazione corretta della temperatura ambiente (si pensi alle famose valvole termostatiche), la regolazione della centrale termica, l’installazione di sistemi solari termici per la produzione di ACS e l’installazione di inverter sulle pompe di circolazione dei fluidi.
Tutti questi interventi concorrono all’abbassamento dei consumi, ma rimane l’importanza di quantificare il beneficio economico derivante dalla loro applicazione, di fronte ad investimenti che possono essere importanti.
 
L’obbligo di contabilizzazione del calore
Il D.Lgs 102/14 obbliga gli edifici condominiali serviti da un impianto di riscaldamento centralizzato di munire ogni unità immobiliare dell’edificio con una contabilizzazione del calore consumato e di impostare il calcolo dei costi di approvvigionamento energetico in base alle prescrizioni della norma UNI 10200.
Vale la pena dire che la contabilizzazione del calore, pur non essendo un tipo di intervento che attivamente partecipa alla riduzione dei consumi, partecipa passivamente in quanto dà la possibilità all’utente di monitorare i suoi consumi, sensibilizzandolo e di conseguenza influenzando i suoi comportamenti in maniera positiva. Infatti, non è raro vedere che un condomino, dopo aver installato il suo sistema di contabilizzazione e tenendo monitorato il suo consumo energetico, ha abbassato la temperatura di comfort ambientale in ambiente o installato un termostato per controllare la stessa. In questo modo riduce i consumi ma non modifica le condizioni di comfort termo-igrometriche in ambiente.
 
Le barriere alla riqualificazione
Le principali barriere alla riqualificazione energetica dei condomini sono note: in primis la mancanza di capitale da investire, seguito dalla difficoltà ad accedere al credito.
Queste barriere possono essere superate sfruttando gli incentivi disponibili e alcuni tipologie contrattuali che permettono di lasciare l’investimento ad un soggetto terzo.

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(1) Rapporto Annuale di Efficienza Energetica 2016, ENEA 

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