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Il laterizio per riqualificare una piazza nel Monferrato
12/07/2017
Marco Maccagno

Scelte tipologiche legate al contesto e accorgimenti progettuali


Piazza Rissone, Planivolumetrico di progetto

Il laterizio è uno dei materiali da costruzione maggiormente vocati per operare trasformazioni e riqualificazioni in contesti storici, grazie ad una grande flessibilità d’uso.
Le innumerevoli possibilità di posa, con la creazione di tessiture al tempo stesso estetiche e funzionali, la varietà di colorazione delle terre di impasto, sempre in sintonia con le cromie del paesaggio di riferimento, la possibilità di utilizzo non solo sulle superfici di pavimentazione, ma anche per la costruzione di manufatti al contorno, consentono al progettista di valutare un ampio ventaglio di opportunità.
Assume sempre una evocazione particolare pensare che un tempo, specialmente nei contesti rurali, i mattoni necessari alla costruzione delle cascine o delle abitazioni fossero fabbricati in loco, a poca distanza da dove si voleva costruire.


Piazza Rissone oggi, pavimentazione in laterizio alternato a fasce in pietra di Luserna

Tale circostanza ha creato in certi contesti un legame unico tra il costruito e la natura, tra l’architettura ed il paesaggio, dove la prima informa il secondo, divenendone pienamente parte quale carattere peculiare.
Il laterizio può essere considerato un materiale “naturale” a pieno titolo, che si integra per sua stessa vocazione in maniera assolutamente congrua nel paesaggio, senza necessità di elementi di mediazione, quali ad esempio la tinteggiatura o altri apparati di mitigazione.
Le architetture in laterizio, siano esse storiche piuttosto che contemporanee, urbane o rurali, sono sempre individuabili quali elementi di qualità elevata, che si inseriscono in maniera consona ed armoniosa nei variegati ed eccelsi paesaggi del nostro bel Paese.

   
Piazza Rissone ante – operam, manto in asfalto

Tra le varie pubblicazioni prodotte nel tempo, il “Manuale delle tipicità architettoniche del basso Monferrato Astigiano” ed “Il paesaggio del Monferrato”, realizzati dal GAL Basso Monferrato astigiano, hanno in modo particolare approfondito quali sono gli elementi urbani, le tipologie costruttive, le lavorazioni ed i materiali tradizionali che principalmente definiscono il carattere dei borghi del territorio che si pone nel cuore del Piemonte.
Da tali studi emerge come il laterizio sia il materiale maggiormente ricorrente, utilizzato talvolta anche in abbinamento con altri elementi, quali ad esempio la pietra tufacea, conferendo al tessuto edificato percepito dalle visuali a distanza, una cromia vicina al colore della terra.
Il laterizio costituisce una presenza costante nel paesaggio urbano, dove murature di delimitazione delle corti, porticati ed “alle”, pozzi, fontane, camini, androni, coperture in coppi, dialogano cromaticamente con le facciate degli edifici trattate in genere con intonaco tinteggiato a colori tenui.
Tradizionalmente la piazza, seppure fosse il fulcro della vita civile e religiosa, non era generalmente pavimentata, così come non lo erano le vie. Solamente verso la seconda metà dell’Ottocento si iniziarono a trattare gli spazi pubblici di maggiore importanza con ciottoli di fiume, mentre più rari sono i casi di adozione del laterizio.


Piazza Rissone, dettaglio trama pavimentazione 

Nel secondo dopoguerra, seguendo un principio illusionistico di ammodernamento, la maggior parte dei centri storici del Monferrato fu ricoperta da un anonimo manto asfaltico che ne svilì le qualità e ne appiattì il carattere.
Fortunatamente, le Amministrazioni comunali degli ultimi quindici anni si sono dimostrate assai sensibili ed attente nel perseguire la riqualificazione degli spazi pubblici, comprendendo come tale virtuosa azione sia strategica per l’attestazione del Monferrato quale meta del turismo di alto livello.
Si sono così posti in opera lavori di rinnovo delle pavimentazioni degli spazi aperti, che hanno in maggior parte adottato la pietra in laste e cubetti, talvolta i ciottoli di fiume ed in casi meno numerosi il laterizio.
Vi è però oggi una maggiore attenzione alle qualità dell’architettura tradizionale ed ai materiali che vi appartengono.
Grazie anche alla definizione di buone prassi, ad una valorizzazione e tutela degli elementi locali quali tasselli unici del paesaggio e della cultura locale, il laterizio torna progressivamente ad essere consapevolmente utilizzato quale elemento identitario del contesto costruito.
Dalle corti chiuse, dove è elemento ricorrente, la pavimentazione in laterizio torna così ad informare gli spazi aperti pubblici, contribuendo ad attestare una nuova qualità urbana.
Seppure il mattone possa essere visto come un materiale maggiormente delicato ed usurabile rispetto alla pietra, è molto adatto per l’utilizzo in spazi pubblici soggetti a calpestio.

 
Piazza Rissone, dettaglio trama pavimentazione

Un caso di riferimento dell’adozione del mattone su spazi pubblici nel Monferrato, è la riuscita riqualificazione della piazza Rissone, realizzata a San Paolo Solbrito (provincia di Asti).
Risulta sempre molto delicato operare la trasformazione di spazi urbani o comunque di spazi esterni, in quanto a tali interventi è demandato il compito di innalzare la qualità del paesaggio urbano.
Compito non facile in quanto è auspicabile che l’opera possieda qualità tali da rispettare il luogo e la sua storia, nonché favorire la riconnessione del tessuto edilizio ed essere capace di stabilire nuove possibilità di relazione anche con la vita sociale e civica della comunità locale.
Nel caso della piazza Rissone, la memoria collettiva tramandava ancora il ricordo dell’antica superficie della piazza realizzata in mattoni laterizi, prima che le più impellenti esigenze della modernità ne cancellassero la particolarità, sostituendola con un anonimo manto in asfalto.
Si sono poi reperite alcune immagini di inizio secolo che hanno rivelato quale fosse l’aspetto effettivo della piazza all’inizio del XX secolo, che appariva pavimentata con una superficie uniforme in mattonato ed un basso muretto, utilizzato quale seduta, che la separava dalla strada attigua.
Si è così voluto mantenere il legame ancora esistente con il passato, riproponendo la riqualificazione della piazza con una pavimentazione in laterizio, tracciando un nuovo disegno che caratterizzasse la superficie e che ponesse in relazione la chiesa parrocchiale ed il palazzo municipale, il cui fronte principale affaccia sul medesimo spazio.
Le fasce, realizzate con lastre di pietra di Luserna, il cui impiego è tipico dell’area piemontese, suddividono in campiture la superficie della piazza, contribuendo a movimentare lo spazio orizzontale.
Tra le richieste che l’Amministrazione aveva formulato per il rinnovo della piazza vi era l’esigenza di realizzare una superficie che rimanesse stabile nel tempo, senza dare luogo a cedimenti del sottofondo.
Si è così optato per l’esecuzione di un massetto cementizio armato con rete elettrosaldata (filo diam. 5 mm, maglia da 20 cm) di spessore pari a 10 cm.
Su tale massetto si è effettuata la posa dei laterizi, previa stesa di un letto in sabbia avente uno spessore dicirca 4-5 cm.
Per ragioni economiche, anziché utilizzare mattoni tradizionali posati di coltello a lisca di pesce, si è optato per l’adozione di liste di laterizio, detti “bentagliati”, di dimensioni 6x6x18,5 cm, che hanno consentito di realizzare la medesima tipologia di posa in opera rimanendo nel limitato budget che era stato prefissato dall’Amministrazione comunale.
La predisposizione di un buon fondo di posa ha inoltre evitato possibili rotture degli elementi di laterizio, il cui spessore di pavimentazione era appunto ridotto e non di 12 cm come quella di un tradizionale mattone posato di coltello.

 
Piazza Rissone, dettaglio trama pavimentazione 

Una rete per la raccolta delle acque piovane, dotata di griglie in pietra inserite all’interno delle fasce litiche, garantisce il corretto smaltimento delle acque piovane.
Al fine di preservare la durata della pavimentazione si possono adottare alcuni accorgimenti, primo tra tutti il conferire alla superficie una corretta pendenza per lo smaltimento delle acque piovane per evitare spiacevoli inconvenienti, che possono dare origine a fenomeni di degrado o a chiazzature della superficie dovute alla formazione di sali.
È bene che il giunto tra i laterizi sia ridotto al minimo, ma risulta anche importante dotare il pavimento di un buon fondo, al fine di evitare che il movimento tra gli elementi possa condurre a casi di sbeccatura degli elementi.
Risulta inoltre opportuno, per la garanzia di un buon risultato finale, sia qualitativo, sia estetico, definire in modo dettagliato già in fase di progetto la tipologia di posa ed il disegno degli elementi laterizi.
La piazza in esame è un’area sostanzialmente pedonale ed i veicoli vi hanno accesso solamente in particolari occasioni, seppur significative per la comunità locale, quali i matrimoni od i funerali.
In mancanza di rilevanti azioni meccaniche derivanti da un traffico veicolare che possa, soprattutto in fase di curvatura, sollecitare gli elementi in laterizio, la maggiore causa di degrado è costituita dalle azioni disgregative delle besse temperature, vista anche la porosità insita nella natura del materiale.
Seppure siano state impostate le pendenze utili a convogliare l’acqua piovana nelle griglie di scolo, durante la stagione invernale è frequente la permanenza di umidità o di neve sulla superficie, che possono contribuire, a seguito del ciclo alternato di gelo e disgelo, alla scagliatura del laterizio.
Tale inconveniente, a distanza di un significativo lasso di tempo, non si è verificato ed i laterizi si sono conservati sostanzialmente in buone condizioni.
Tale circostanza si può addurre alla buona qualità del laterizio, anche derivante dal materiale ed alla tipologia di lavorazione in fase di produzione, che ha consentito al produttore di certificare il prodotto come antigelivo, assolvendo così anche ad uno dei requisiti prestazionali che era stato richiesto in fase di progetto. 
L’esperienza della piazza Rissone a San Paolo Solbrito, fu piuttosto innovativa per il territorio monferrino, con l’abbinamento sulla superficie di pavimentazione del laterizio con la pietra, in controtendenza con il trattamento generalizzato degli spazi pubblici soggetti a riqualificazione con cubetti in pietra.
In realtà tale binomio evoca uno dei più ricorrentie maggiormente conosciuti archetipi del Monferrato, che ha accompagnato il territorio sin dal periodo medioevale. I paramenti murari delle innumerevoli pievi romaniche che impreziosiscono le colline di questo territorio, sono infatti connotati dall’utilizzo del laterizio, al quale è accostata la pietra tufacea, di colore tendente al giallo od al grigio a seconda delle zone.
Seppure con una doverosa e necessaria traduzione contemporanea, credo si sia potuto operare un intervento assai coerente con la tradizione, nel pieno rispetto della storicità e dell’architettura del luogo, con positive ricadute sull’ambiente urbano. 

 
architetto Marco Maccagno

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