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Ripensare le Parti in Causa: i Contratti Multilaterali e Collaborativi
10/10/2017
Angelo Luigi Camillo Ciribini

Il 2 Ottobre 2017, quale atto inaugurale, seppure ufficioso, del Centro Interateneo dedicato a Construction Law and Management (CCLM), costituito dal Politecnico di Milano, dall'Università degli Studi di Brescia e dall'Università degli Studi di Milano, si è tenuto, presso la Sala Napoleonica della Statale, il seminario di presentazione della versione italiana del FAC-1, la struttura di contratto collaborativo ideata da David Mosey, presente a Milano, al King's College a Londra.
Senza addentrarsi in tecnicalità giuridiche, cui, peraltro è necessario rivolgersi in sede di personalizzazione del contratto, resta il fatto che la struttura riflette l'intima essenza di una concezione digitale che, essendo essenzialmente computazionale, tende a mettere a sistema le relazioni e le transazioni, aumentando la trasparenza all'interno della catena di fornitura e riducendo la conflittualità in essa e nei confronti della controparte.
La trasposizione naturalmente richiede ora il vaglio di casi specifici, sia per l'ambito dei contratti pubblici sia per quello dei contratti privati, in cui le problematiche di implementazione concreta si confronteranno con i vincoli propri alle tradizioni culturali e ai quadri giuridici.
Al contempo, nel Regno Unito, anche forme contrattuali più radicate, come il NEC 4, menzionano esplicitamente la modellazione informativa.
La struttura dei contratti appare, in definitiva, determinante in quanto essa condiziona direttamente la struttura organizzativa e, attraverso di essa, gli scambi informativi e i processi decisionali che condizionano i procedimenti e le commesse.
Qui si apre la sfida più grande, come sarà evidente nella lunga e lenta transizione digitale del settore delle costruzioni che contraddistinguerà il prossimo lustro.
Da un canto, occorre, da parte degli operatori, a cominciare da quelli della Domanda Pubblica, acquisire una cultura digitale che è essenzialmente computazionale, nel senso di generare Data-Driven Process.
Dall'altra, tuttavia, è palese come le forme di integrazione e, ancor più, di collaborazione, che vanno sotto la denominazione di Alliancing, attenuano la nozione stessa di controparte, di parte antagonista.
Ciò non mette semplicemente in discussione l'opportunità stessa del conflitto, della sua «utilità», ma inizia ad incrinare assetti radicati che attengono alla identità degli attori che, grazie alla contrapposizione, si definiscono per distinzione, per antitesi.
Nel settore, perciò, «mettere in comune» le informazioni, ovvero «con-fondere» le responsabilità, significa sovvertire abitudini e apparati mentali sclerotizzati, implica ricercare sistemi inediti di convenienze.
Nel Nostro Paese il comparto è, però, tuttora provato dalla più grave fase recessiva che esso abbia mai conosciuto: occorrono metriche efficaci, serve un grande patto tra Domanda (Pubblica e Privata) e Offerta (Privata) per persuadere i player e gli stakeholder, affinché il mercato domestico sia una palestra per competere, da parte degli stessi, in mercati internazionali più avanzati, ma pure divenga attrattivo per i competitori esteri. 

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