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Energy manager: attività, normativa ed evoluzione
02/11/2017
Dario Di Santo
L’uso intelligente dell’energia rappresenta un’occasione importante per le nostre imprese in termini di produzione di beni e servizi e di aumento della competitività, grazie allo sfruttamento dei benefici multipli che si accompagnano alla riqualificazione energetica di edifici e linee produttive.
 
Una figura determinante per cogliere questa opportunità è l’energy manager istituita in Italia dalla legge 10/1991, che prevede l’obbligo di nominarla per i soggetti grandi consumatori di energia (industrie oltre i 10.000 tep di consumi primari annui e altri soggetti oltre i 1.000 tep). Dal 1992 la FIRE si occupa di gestire le nomine degli energy manager e di promuoverne il ruolo in base a un accordo a titolo non oneroso con il Ministero dello sviluppo economico. La nomina è annuale, va effettuata entro il 30 aprile attraverso la piattaforma web NEMO predisposta da FIRE e può essere effettuata anche da soggetti non obbligati.
 
Per reperire qualche informazione più approfondita sulla figura professionale, possiamo esaminare il Rapporto dedicato energy manager 2017, dove la FIRE traccia l’analisi dei dati raccolti attraverso le nomine e riporta le conclusioni dell’indagine svolta annualmente per fare emergere trend e elementi di interesse, utili per comprendere come evolve il mercato dell’efficienza energetica, come le imprese e gli enti sfruttano le possibilità offerte dalle nuove tecnologie e come si possa intervenire per supportare lo sviluppo di modelli virtuosi. Interessanti gli stimoli provenienti dallo studio, esteso a imprese industriali e del terziario e agli enti locali, con quesiti differenti e volti a indagare alcuni temi fondamentali in un’ottica attuale.
 
In merito ai soggetti obbligati, nel 2016 sono pervenute 1.519 nomine. Industria e terziario rimangono i settori con il maggior numero di energy manager, con i trasporti che coprono il 19% e l’agricoltura il 3%. Alle nomine dei soggetti obbligati si aggiungono i 720 energy manager indicati volontariamente da imprese ed enti che ritengono questa figura importante per lo sviluppo del proprio core business.
 
Globalmente dal 2003 al 2016 le nomine sono salite da 2.022 a 2.239 unità, segno di un’attenzione cresciuta, anche se non in modo soddisfacente, se si considera l’elevato tasso di inadempienza, soprattutto da parte della pubblica amministrazione. Basti pensare, al riguardo, che solo 6 città metropolitane, 8 regioni, 19 province e 86 comuni hanno provveduto alla nomina, su un totale stimato di enti soggetti all’obbligo di legge di oltre 1.400. Un dato che parla da solo, e che purtroppo è indice e conferma della difficoltà della P.A. di rispondere alle sfide del presente, oltreché di rispettare obblighi e target.
 
In termini di energia gestita, le imprese manifatturiere e del comparto energetico coprono circa l’86% dei circa 79 milioni di tep di cui sono chiamati a occuparsi gli energy manager. Si segnala che un 25% circa dei consumi energetici continua ad essere stimata e non misurata, un valore alto in un periodo in cui si parla con insistenza di industria 4.0, di sviluppo delle soluzioni ICT e di automazione.
 
Per gestire al meglio le consistenti quantità di energia sopra indicate è importante che l’energy manager goda di un inquadramento opportuno, sia competente e possa utilizzare strumenti opportuni. A livello dirigenziale abbiamo pochi energy manager (pari al 36%), cui si aggiungono un 34% di quadri e un 30% di impiegati. Per poter incidere efficacemente sulle scelte aziendali è invece importante che l’energy manager abbia la possibilità di interagire costantemente con i decisori e di contribuire agli sviluppi strategici del core business. Va meglio in termini di qualificazione, con il raddoppio dei nominati certificati EGE, saliti a 321. Ed è positivo che continui a crescere il numero di soggetti nominanti che hanno adottato un sistema di gestione dell’energia, strumento molto efficace per portare nel tempo all’integrazione fra core business e uso dell’energia, ossia la leva che porta a un reale aumento della competitività.
 
Attorno alla figura dell’energy manager crescono anche le imprese ed il mercato stesso. Le prime hanno iniziato ad attivarsi e prevedono di sfruttare gli strumenti di supporto disponibili, come iper e super ammortamento. Inoltre, Il connubio fra l’ICT e l’energia traspare anche dalla diffusione dei sistemi di monitoraggio. A tale proposito emergono la conferma dei benefici conseguibili dall’adozione di tali sistemi, non solo energetici, e i tempi di ritorno interessanti. Permangono comunque molti spazi di miglioramento, considerando in particolare l’uso non ancora del tutto consapevole di questi sistemi e la scarsa diffusione delle soluzioni più integrate, capaci di raccogliere più informazioni e, soprattutto, di collegare diversi aspetti della produzione.
 
Si nota anche una attenzione crescente al tema delle ricadute non energetiche dell’efficienza energetica, un aspetto che FIRE promuove da diversi anni per gli impatti che può avere sul mercato. Si tratta del fatto che ogni intervento di efficienza energetica produce effetti che riguardano i rischi di approvvigionamento, le emissioni locali e climalteranti, il comfort dei dipendenti, la manutenzione, la qualità dei prodotti, la produttività, l’immagine aziendale, etc. I benefici sono tangibili secondo gli intervistati: le ricadute possono valere dal 10% a oltre il 60% dei risparmi energetici e, soprattutto, consentono di promuovere l’uso razionale dell’energia facendo leva su temi collegati al core business, quali la produttività, la qualità, la riduzione dei rischi, l’immagine aziendale, etc. Il dato è positivo soprattutto per l’industria.
 
Un altro tema investigato è quello dell’efficienza energetica nel settore degli edifici. La direttiva 2012/27/UE e la legislazione nazionale pongono in rilievo il ruolo delle ESCO e degli energy performance contract (EPC), in quanto strumenti utili per migliorare l’efficienza energetica anche presso soggetti che non hanno competenze e/o risorse. Tali contratti ad oggi sono tuttavia sotto-utilizzati ed il loro mercato è ancora lontano dalla maturità. I contratti EPC nella pubblica amministrazione sono stati utilizzati nell’ultimo anno dal 30% dei rispondenti, per lo più per semplici interventi, come la riqualificazione dell’impianto di illuminazione per strade e parcheggi (18%) o per impianti di riscaldamento e raffrescamento (15%), mentre sono ancora poco utilizzati per riqualificare l’involucro edilizio. La FIRE, per promuovere i contratti di rendimento energetico, è attiva sia sul fronte della contrattualistica, ad esempio collaborando al progetto guarantEE che vede ENEA come partner italiano, sia su quello finanziario, essendo membro della piattaforma EEFIG, lanciata dalla Commissione Europea per favorire il finanziamento di interventi di efficientamento energetico.
 
Per concludere, il ruolo dell’energy manager appare in crescita e almeno una parte dei soggetti nominanti si sta muovendo nella giusta direzione, adottando gli strumenti necessari per rimanere competitivi in futuro e/o per costruire un modello di sviluppo in grado di collimare con gli obiettivi di Parigi. Tuttavia è innegabile che ci sia ancora molto da lavoro da fare, e lo si deduce sia dalle rilevazioni sul tasso di inadempienza alla nomina, sia da considerazioni ed esperienze degli energy manager stessi emerse durante l’indagine e nell’ambito dell’Osservatorio degli energy manager avviato dalla FIRE nel 2016, che consiste in tre tavoli tecnici: uno dedicato alla pubblica amministrazione, uno agli strumenti per l’energy manager e l’ultimo all’energy management 2.0 (ossia agli sviluppi più recenti del ruolo, in linea con Industria 4.0 e con le esigenze dell’attuale mercato).
 
L’obiettivo dell’iniziativa è la condivisione di esperienze virtuose tra gli energy manager e la discussione di argomenti fondamentali per la maggior parte degli operatori (e.g. ISO 50001, EPC, split incentive, IPMVP, guide alla nomina dell’energy manager, cambiamenti comportamentali, etc.). Il primo risultato dell’osservatorio, legato al tavolo tecnico dedicato alla P.A., è una guida volta a facilitare la nomina dell’energy manager in questo specifico settore e definirne in modo più chiaro compiti e responsabilità.

 
 
Articolo a cura di FIRE  - Federazione Italiana per l'uso Razionale dell'Energia
 

  

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