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La Nuova Industrializzazione passa da una Nuova Narrazione, agita
03/11/2017
Angelo Luigi Camillo Ciribini

Che cosa hanno, in apparenza, in comune l'intelligenza cognitiva di IBM Watson IoT applicata al Facility Management, la piattaforma di disintermediazione tra micro-committenti e micro-imprenditori Homly You, il machine learning applicato da WeWork per ottimizzare i lay-out degli uffici, l'intelligenza artificiale immaginata da Katerra per i sistemi costruttivi modulari in legno, l'intelligenza artificiale implementabile per la progettazione di Autodesk, gli escavatori semi-autonomi di Komatsu o di Volvo, gli elmetti intelligenti di Daqri, gli esoscheletri indossati dagli operatori, la Gamification, gli Smart Construction Object, gli Smart Contract?

Evidentemente, la parola «innovazione» accomuna tutte queste esemplificazioni: il fatto, tuttavia, è, anzitutto, che esiste una specifica disciplina cui si dedicano, appunto, gli economisti dell'innovazione, al fine di evitare indebite banalizzazioni.
Il più grande malinteso è, tuttavia, dovuto a una lettura episodica delle «novità» che si presentano al mercato, analogamente a quanto accade per quegli storici che con rigore filologico inflessibile approfondiscono una tematica, rischiando, però, di perdere di vista il contesto generale a cui essa dovrebbe riferirsi.

È il rischio, indubitabile, che, come si è già rimarcato in altre annotazioni, possono correre gli insegnamenti universitari ovvero i seminari di approfondimento professionale oppure gli eventi fieristici: il «mettere in mostra» i più recenti ritrovati essendo negligenti sull'esigenza, da parte di questo mercato, di ricevere degli orientamenti.

Ciò che si stenta a capire spesso è che le camere delle meraviglie non possono essere efficaci, in quanto la platea degli operatori, sia che frequentino corsi formativi sia che visitino una esposizione, ha bisogno di un racconto, desidera seguire percorsi di orientamento all'interno di una realtà quotidiana che appare sempre più complessa, in quanto annidata, irretita, nelle duplici polarità che bene il CRESME delinea all'interno della ricerca condotta retrospettivamente per il CNAPPC sul paesaggio edilizio italiano e prospetticamente entro il rapporto congiunturale.

Non può, dunque, avere senso compiuto proporre al mercato «l'inedito» senza ulteriori mediazioni allorché l'immaginario meraviglioso della Circolarità e della Digitalizzazione dell'Ambiente Costruito si impone nella narrazione, se quest'ultimo immaginario, poi, si scontra colla solitudine degli operatori frammentati, colle remunerazioni insostenibili degli stessi, colla irregolarità dei rapporti di lavoro e colla concorrenza sleale di contratti nazionali di lavoro eterogenei, e così via.
La posta in gioco che presiede alla Trasformazione del Settore, è ben nota, attiene alla sua Improduttività, sollecitando l'avvio di processi evolutivi tutti incentrati sulla relazione che intercorre tra Informazione e Decisione: ma sarebbe un errore, assai grave, se coloro che devono «esibire» la cifra del cambiamento, tra gli altri, l'Accademia, le Rappresentanze, gli Enti Fieristici, appunto, non intendessero farlo proponendo fili conduttori, trame narrative, non fossero capaci di indicare lo stretto sentiero, talora impervio, che conduce alla meta della trasformazione come destinazione finale entro ambienti ostili.

Se ciò non accadesse, se percorsi formativi e cammini espositivi si riducessero a vetrine, in grado solo di «mettere in mostra» ciò che di in-audito stia accadendo, ebbene, ciò non farebbe che aumentare il livello di preoccupazione e il grado di confusione di operatori che, certo, non sono imbelli, che sono, comunque, in grado di sopravvivere ai cambi di paradigmi, addirittura di neutralizzarli, ma che, sommessamente, spesso silenziosamente, reclamano un indirizzo propositivo.
La maniera migliore per fare sì che ciò avvenga consisterebbe nel «ritorno al passato», a quelle epoche, ma anche epiche, in cui Accademia, Rappresentanze, Enti Fieristici proponevano congiuntamente, sistemicamente, una Storia del Futuro che prendeva il nome di Politiche Tecniche e di Strategie Industriali.

È palese, infatti, che oggi «esporre» significhi «spiegare», essere «espliciti», ma pure «dispiegare».

È significativo, infatti, che qualcuno (il riferimento d'obbligo è a REbuild come al SAIE) abbia iniziato, con grande coraggio, a parlare di Nuova Industrializzazione, a cercare, appunto, di «proporre» una Nuova Narrazione: una storia, però, che va «agita», che non si racconta da sola e che, semmai, può ingenerare «commozione», il mettersi assieme in movimento.

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