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Tariffe professionali: a Beppe e Arma' famo lo sciopero della fame pure noi
del 12/10/2017

Nei giorni scorsi il Consiglio di Stato ha stabilito che le Amministrazioni possono bandire gare di progettazione senza prevedere un compenso per il progettista. tutto nasce dal caso del Comune di Catanzaro, dove è stato previsto per il vincitore di un concorso solo un rimborso spese.

Dopo Gubbio, Pisa, Parma, Battipaglia, Brolo, Bagheria, Pomezia … ecco l’ennesimo caso di caporalato di stato.

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Ovviamente sono arrivate le proteste del Cnappc - ‘caporalato intellettuale e professionale’, del CNI - 'sentenza criminogena’, dell’OICE - 'noi non ci stiamo’, di Fondazione Inarcassa - 'condanna a morte delle libere professioni'  e dei Geologi: 'sentenza sconcertante’.

E, ovviamente, di queste proteste, ai piani alti, non gliene fregato niente a nessuno:

  • Al Ministro dei Trasporti e Infrastrutture, impegnato in uno stretto digiuno sul tema che ben compete al suo ministero: lo IUS SOLI
  • Al Ministro della Giustizia, che si occupa di professioni solo quando deve tagliare dei diritti.
  • Al Ministro delle Finanze, ma in questo caso lo sapevamo già, non ci aspettavamo nulla.

D’altronde la decisione del Consiglio di Stato è coerente: i professionisti lavorano gratis per il delicato ruolo degli agibilitatori. Anzi, in questo caso pagano, per fare il corso di abilitazione (a volte obbligatorio, a volte no, tanto per prenderli un po’ per i fondelli); prendono 4 euro l’ora lordi per fare i CTU, che un incarico pubblico; prendono 32 euro per fare una certificazione energetica dovendo subire la concorrenza di grafici e agronomi; prenderebbero 200 euro per fare le verifiche speditive sismiche (condizionale, perchè contenuta in un documento programmatico, anzi elettorale, Casa Italia).

Ma si potrebbe per legge offrire una prestazione gratis, ovvero sottocosto ?

In teoria, ovvero per legge, no. La vendita sottocosto è vietata solo in due situazioni: la prima è quando la sua finalità è solo quella di sbarazzarsi della concorrenza; la seconda è quando si tende a liquidare l’attivo dell’azienda per sottrarlo ai creditori in caso di fallimento. Nel primo caso si parla di dumping interno e di un atto di concorrenza sleale; nel secondo caso invece si può verificare il reato di bancarotta fraudolenta.
In questi due casi vendita sottocosto viene considerata infatti concorrenza sleale. In particolare, in base al codice civile compie un atto di concorrenza sleale chi si vale direttamente o indirettamente di qualsiasi mezzo non conforme ai principi della correttezza professionale e idoneo a danneggiare l’altrui azienda.


BOX
Ferme le disposizioni che concernono la tutela dei segni distintivi e dei diritti di brevetto, compie atti di concorrenza sleale chiunque:
1) usa nomi o segni distintivi idonei a produrre confusione con i nomi o con i segni distintivi legittimamente usati da altri, o imita servilmente i prodotti di un concorrente, o compie con qualsiasi altro mezzo atti idonei a creare confusione con i prodotti e con l’attività di un concorrente;
2) diffonde notizie e apprezzamenti sui prodotti e sull’attività di un concorrente, idonei a determinarne il discredito, o si appropria di pregi dei prodotti o dell’impresa di un concorrente;
3) si vale direttamente o indirettamente di ogni altro mezzo non conforme ai principi della correttezza professionale e idoneo a danneggiare l’altrui azienda.


Ma chi ci governa è furbo, e grazie all’accordo tra il fu Bersani e la fu Marcegaglia, ci ha tolto il riferimento delle tariffe: via i riferimenti, via il problema. Come si fa a dire che una prestazione professionale è sottocosto se non ci sono le tariffe e se non ci sono prodotti da acquistare (nel qual caso è facile, se il prezzo è più basso del costo allora è dumping). Certo, il professionista ha i suoi costi: DEVE mettere il POS, DEVE comprare le norme che per legge DEVE rispettare, DEVE fare l'Assicurazione, DEVE iscriversi all'Ordine, DEVE acquisire i crediti professionali, DEVE ... ma è difficile fare i conti con tutte queste uscite e così, la vendita in dumping non è dimostrabile e tutto è risolto. I redditi crollano ma dall'alto ci dicono che i professionisti incassano al nero, e quindi non è vero che non guadagnano. Ecco, il quadro è completo, ci danno degli evasori, ci fanno lavorare gratis, e poi dicono che le case crollano con i terremoti per causa nostra.

Ma poichè qui la stroia si fa lunga e finiamo il rischio di fare la fine dei quattro capponi di Renzo Tramaglino, cerchiamo una soluzione “radicale” e faccio una proposta.

E se il ministro Delrio fa la dieta dello IUS SOLI, allora facciamo anche noi la nostra.

Caro Giuseppe (Cappochin), caro Armando (Zambrano), caro Gabriele (Scicolone), caro Egidio (Comodo), caro Francesco (Peduto): facciamo anche noi lo sciopero della fame, per la difesa dello IUS PRETIUM
E come il Ministro facciamolo a staffetta. Il lunedì comincio io, a pranzo, con tutti i lettori che mi seguiranno nella protesta, il martedì Giuseppe con tutti gli Architetti, il mercoledì Armando con tutti gli ingegneri e così via.

Il comunicato stampa lo abbiamo già, prendiamo quello di Delrio sullo Ius Soli, e lo modifichiamo.

 "Dopo tante parole urlate, sullo ius pretium è giunto il momento della riflessione. È il tempo forse di parlare coi gesti, far capire alla gente in modo mite e non violento ".
"L'iniziativa non ha alcuna connotazione politica. Un ingegnere che fa editore l’ha proposta per sensibilizzare sulla situazione che si trovano a vivere molti professionisti e mi è sembrata opportuna, io aderisco ".
"È un modo per tenere alta l'attenzione, ma in modo mite, non violento. Per altro non è un vero e proprio sciopero, è a termine, a staffetta. Io come gli altri aderirò per un giorno. E poi, sono state proprio le sollecitazioni provenienti dal mondo della professione che hanno spinto il governo a promuovere una legge, anch'essa pacifica e conciliante, come lo ius pretium”.

Mi perdonino i lettori della satira, anche perchè c’è poco da ridere. E al di là di diete e comunicati, a Catanzaro è forse stato varcato il segno, ed è giunto il momento di fare seguire alle parole i fatti.

O ci appelliamo a San Benedetto da Norcia, protettore dei professionisti, o cominciamo a lanciare qualche sciopero, a cominciare dall'attività di CTU, con picchetti davanti ai tribunali e al ministero di Giustizia "ma in modo mite, non violento ..."

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di Andrea Dari
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