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Legambiente presenta il Rapporto Cave: 53 milioni mc di sabbia e ghiaia estratti nel 2015
del 14/02/2017

Presentato oggi il Rapporto Cave di Legambiente. Sono 4700 le cave attive e quasi 14mila abbandonate. Un ulteriore segnale della crisi che ha colpito il mondo delle costruzioni italiano.

Dal rapporto emerge che sono 2.012 i Comuni con almeno una cava attiva presente sul proprio territorio (il 25,1% dei Comuni italiani, seppur in leggero calo si tratta di un quarto del totale) e quasi 1.000 i Comuni che hanno almeno 2 cave. Sono addirittura oltre 1.680 quelli con almeno una cava abbandonata o dismessa e 1.150 con almeno 2 siti.

Le cave attive sono 4.752 mentre sono 13.414 quelle dismesse nelle Regioni in cui esiste un monitoraggio. A queste infatti bisognerebbe sommare le cave abbandonate del Friuli Venezia Giulia, Regione in cui non esiste un monitoraggio ne? altre fonti, e di Lazio e Calabria, dove gli ultimi dati risalgono ormai a qualche anno fa e sono di fatto parziali, il numero complessivo arriverebbe ad almeno 14 mila cave dismesse.

Sono 53 i milioni di metri cubi estratti nel 2015 solo per sabbia e ghiaia, materiali fondamentali nelle costruzioni, ma elevati sono anche i quantitativi di calcare (22,1 milioni di metri cubi) e di pietre ornamentali (oltre 5,8 milioni di metri cubi).

L’estrazione di sabbia e ghiaia rappresenta il 61% di tutti i materiali cavati in Italia; ai primi posti Lombardia, Puglia e Piemonte, che da sole raggiungono oltre il 59,3% del totale estratto ogni anno con circa 31,4 milioni di metri cubi.

I numeri raccontano gia? un primo cambiamento avvenuto negli anni della crisi. Il numero di cave attive si e? infatti ridotto (-20,6% rispetto al 2010), come le quantita? estratte di inerti (-40,6%). D'altronde la stessa produzione di cemento è passata in questi anni da 47 (2006) a 18 milioni di tonnellate (2016).

 

 

Mentre il prelievo di inerti ha subito la crisi del settore delle costruzio- ni (da qui la riduzione del numero di cave, come delle imprese e degli occupati nel settore), le estrazioni di materiali lapidei hanno visto risultati record, registrando il sesto anno consecutivo di crescita. Un successo dovuto in particolare alle esportazioni, che nel 2015 per la prima volta nella storia hanno superato come valore i 2 miliardi di euro (in crescita verso gli Sta- ti Uniti e gli Emirati Arabi). Nello specifico, sono i prodotti finiti e semilavorati a trainare la corsa, con vendite per 777 milioni (+7,3). Crescita a doppia cifra anche per le esportazioni di macchine e tecnologie italiane di estrazione e lavorazione, con un controva- lore di 616,1 milioni di euro (+28,8%).

A governare un settore cosi? delicato per gli impatti e gli interessi e? a livello nazionale un Regio De- creto di Vittorio Emanuele III del 1927, con indicazioni chiaramente improntate a un approccio allo sviluppo dell’attivita? oggi datato e che non tiene in alcun modo conto degli impatti provocati al territorio. Purtroppo ancora in molte Regioni, a cui sono stati trasferiti i poteri in materia nel 1977, si verificano situazioni di grave arretratezza e rilevanti problemi legati a un quadro normativo inadeguato, a una piani cazione incompleta e una gestione delle attivita? estrattive senza controlli pubblici trasparenti. La situazione si puo? giudicare leggermente migliore al centro-nord, perche? almeno qui il quadro delle regole e? in maggioranza completo, i piani cava sono periodicamente aggiornati anche se quasi sempre per rispondere alle richieste di una lobby dei cavatori organizzata.

Mancano piani specifici di programmazione in Veneto, Abruzzo (dove e? in fase di approvazione), Molise, Sardegna, Friuli Venezia Giulia, Calabria e Basilicata, tutte Regioni che non hanno un Piano Cave, a cui si deve aggiungere il Piemonte che prevedeva solamente Piani di Indirizzo rimandando alle Province l’approvazione del Piano Cave; situazione opportunamente cambiata con l’approvazione della recente nuova Legge Regionale. L’assenza dei piani e? particolarmente preoccupante perche? in pratica si lascia tutto il potere decisionale in mano a chi concede l’autorizzazione. E se si considera il peso che interessi economici e la criminalita? organizzata (le Ecomafie) hanno nella gestione del ciclo del calcestruzzo e nel controllo della aree cava, e? particolarmente preoccupante una situazione in troppe aree del Paese praticamente priva di regole.

 

Chi ci guadagna? A fronte di quantita? estratte cosi? rilevanti impressionanti i cano- ni di concessione pagati da chi cava sono a dir poco inadeguati. Per quanto riguarda gli inerti in media nelle Regioni italiane si paga il 2,3% del prezzo di vendita. Ancora piu? incredibile e? la situazione delle Regioni dove si cava gratis: Valle d’Aosta, Basilicata e Sardegna. Ma anche Lazio e soprattutto Puglia dove si chiedono pochi centesimi di euro per cavare inerti.
Le entrate degli enti pubblici dovute all’applicazione dei canoni sono ridicole in confronto ai guadagni del settore. Il totale nazionale di tutte le concessioni pagate nelle Regioni, per sabbia e ghiaia, arriva nel 2015 a 27,4 milioni di euro, a cui bisognerebbe sommare le entrate della Sicilia che variano in funzione della quantita? cavata, oltre ad una piccola quota derivata dall’ampiezza dei siti estrattivi, come avviene in Puglia.

Per saperne di più ecco il LINK.

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di Redazioen INCONCRETO
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