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Valutazione del rischio sismico, querelle infinita: Fondazione Inarcassa scrive a Delrio
del 21/03/2017

Valutazione del rischio sismico: dopo il Correttivo del DM Sismabonus con allargamento della possibilità di valutazione a geometri e periti tecnici, Inarcassa affonda il tackle: "la ricostruzione non è competenza dei geometri, solo ingegneri e architetti con laurea magistrale possiedono le competenze tecniche necessarie a svolgere tali valutazioni"

"Buoni o cattivi non è la fine...prima c'è il giusto o sbagliato da sopportare...". Il ritornello di un famosissimo disco di Vasco Rossi è perfetto, per la querelle infinita sulle competenze professionali apertasi - e che, a sensazione, mai si chiuderà - prima, durante e dopo l'emanazione del Decreto Sismabonus, delle linee guida sulla classificazione sismica e, soprattutto, del Correttivo finale al 'tutto'.

La storia la conosciamo ormai tutti: il Decreto Sismabonus originario (DM 58/2017) consentiva solamente a ingegneri e architetti di effettuare le valutazioni del rischio sismico sugli immobili: tali valutazioni sono propedeutiche all'attuazione del Sismabonus. Il testo dell'art.3 del DM 'pre-correttivo recitava quindi così":

"L’efficacia degli interventi finalizzati alla riduzione del rischio sismico è asseverata dai professionisti incaricati della progettazione strutturale, direzione dei lavori delle strutture e collaudo statico in possesso di una laurea in ingegneria o in architetturasecondo le competenze di cui al decreto del Presidente della Repubblica 5 giugno 2001, n. 328, e iscritti ai relativi Ordini professionali di appartenenza".

Ne derivarono applausi da alcune associazioni di categoria, in primis Fondazione Inarcassa, e rimostranze da altri, in primis Geometri e Periti Tecnici. Il ministro Delrio decise così di 'correggere il tiro': via al Correttivo, con eliminazione, dall'art.3, della "discriminazione" che consentiva solamente ad Ingegneri e Architetti di effettuare le valutazioni relative alla classificazione del rischio sismico. Ecco il testo del nuovo art.3, quello tutt'ora in vigore:

"L'efficacia degli interventi finalizzati alla riduzione del rischio sismico è asseverata dai professionisti incaricati della progettazione strutturale, direzione lavori delle strutture e collaudo statico secondo le rispettive competenze professionali, e iscritti ai relativi Ordini o Collegi professionali di appartenenza".

Fine? No, assolutamente. Ovviamente, la conseguenza è stata la soddisfazione dei Periti e dei Geometri, la protesta del CNI e, in ultima e perentoria istanza, l'invettiva di Fondazione Inarcassa che ha spedito una lettera 'aperta', pubblicata lo scorso 18 marzo sul 'Corriere della Sera', al ministro Delrio. Riportiamo fedelmente il testo, segnalando in neretto le parti più interessanti.

"ll.mo Signor Ministro,dal 24 agosto 2016 il Centro Italia è stato investito da oltre 45 mila scosse di terremoto che hanno reso inagibili più di 200 mila immobili. Una catastrofe per la quale il Governo si era impegnato ad assicurare una ricostruzione sicura con regole certe.

Eppure, recentemente, Lei stesso ha emanato un decreto a variazione dell’art. 3 del decreto n. 58 del 2017, modificando l’originaria previsione normativa che riservava a ingegneri e architetti iscritti ai rispettivi Ordini tutte le attività tecniche connesse al cosiddetto “sisma Bonus”, ed estendendo così - molto più genericamente - tali attività a qualunque professionista iscritto ai rispettivi Ordini o Collegi.

Noi architetti e ingegneri liberi professionisti iscritti a Inarcassa lamentiamo da anni, da molti anni, la terribile confusione esistente sulle competenze professionali delle figure tecniche che affollano il mondo delle costruzioni. Un caos che, purtroppo ancora una volta, viene ulteriormente alimentato anziché essere risolto.

Bisogna essere consapevoli che i primi a farne le spese sono i cittadini.

Sulla specifica attività inerente alle prestazioni tecniche in ambito sismico riteniamo che non possa più essere tollerato nessun tipo di confusione, soprattutto quando a essere in gioco è la pubblica incolumità. Migliorare la sicurezza statica o adeguare alla normativa vigente gli edifici esistenti in zona sismica richiede necessariamente valutazioni complesse sulle strutture e sulla loro risposta alle azioni sismiche. Solo ingegneri e architetti con laurea magistrale possiedono le competenze tecniche necessarie a svolgere tali valutazioni.

È quindi necessario definire compiti e obblighi in forma chiara e precisa.

Per questo motivo ci permettiamo di richiederLe che vengano definite nel concreto e con puntualità le attività relative al “sisma Bonus” che possono rientrare nelle competenze di geometri, periti edili, dottori in agraria, periti agrari e laureati triennali.

Siamo certi che, ben comprendendo l’importanza delle questioni da noi sollevate, vorrà dedicare alla presente lettera la giusta attenzione e fornire alla categoria e ai cittadini tutti conseguente riscontro.

Si porgono distinti ossequi.

arch. Andrea Tomasi
Presidente Fondazione Inarcassa
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di Redazione Ingenio
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