FINTO INGEGNERE italiano progettava impianti all'aeroporto di Berlino

Alfredo di Mauro, disegnatore tecnico, si era fatto stampare biglietti da visita con il titolo di ingegnere, che però non aveva.

Stava lavorando alla costruzione del Willy Brandt International Airport, il futuro aeroporto di Berlino. "E' stato un errore, ho sbagliato", ha detto di Mauro quando, colto in castagna, è stato licenziato in tronco. Ma come hanno fatto a non accorgersene prima, e per tanto tempo, i precisi tedeschi, che proprio nel progetto pubblico più ambizioso, il nuovo aeroporto della capitale federale, qualcuno imbrogliava costruendo impianti-bidone? Com'è possibile che già nel 2012 l'impianto di ventilazione progettato da di Mauro era stato giudicato non conforme alle norme di sicurezza  -  e ciò aveva causato il primo dei tanti rinvii dell'apertura dell'aeroporto  -  senza che a nessuno venisse in mente d'indagare a fondo?

Insomma, il finto ingegnere aveva lavorato per anni con una posizione di rango, da dirigente ben pagato, come responsabile della progettazione dell'impianto di aerazione del terminal. Un impianto vitale, in ogni aeroporto: al minimo allarme incendio, deve funzionare alla perfezione per salvare migliaia di vite. E da anni, non si riusciva a farlo funzionare, quel maledetto impianto.

Adesso le autorità hanno finalmente scoperto che Alfredo di Mauro non è un ingegnere, appunto è solo un disegnatore tecnico, dunque non ha assolutamente le competenze tecnologiche e progettuali necessarie per dare un impianto d'aereazione funzionante a un aeroporto moderno.

Non è il primo imbroglio del finto ingegnere, che afferma all'agenzia di stampa tedesca Dpa "ho stampato quei biglietti, mi hanno tutti creduto ingegnere, non ho contraddetto nessuno". Secondo il settimanale Stern, di Mauro l'aveva già fatta grossa almeno una volta: dodici anni fa, aveva diretto la costruzione di un palazzo per studi medici nella ricca Offenbach. Risultato: drenaggio dell'acqua non funzionante, per cui cantine sempre allagate, impianto elettrico assolutamente insufficiente rispetto al consumo degli apparecchi medici. E quindi ricostruire quel palazzo per studi medici è costato 600mila euro in più.  Il 52enne respinge le accuse come «completamente assurde».

Il commento dell'Editore:

Vero o no, questo episodio di certo non giova all'immagine della categoria degli ingegneri italiani ed evidenza la necessità che si proceda alla pubblicazione di un albo nazionale, facilmente consultabile, completo di tutti i dati utili all'identificazione. Sono ancora troppi i siti degli ordini che si limitano a dare nome e cognome, e poco altro, rendendo difficile l'identificazione dei truffatori.

Al nome e cognome andrebbe abbinata la data di nascita, il codice fiscale, l'anno di iscrizione all'ordine. E il cosidetto QING, o certificazione delle competenze, tanto promosso dal Presidente dell'ordine di Milano, potrebbe essere un ulteriore strumento di chiarezza.

Ing. Andrea Dari

 

FONTE: REPUBBLICA