Osservatorio ANCE 2014: investimenti costruzioni come nel 1964, permessi di costruire come 1936

09/07/2014 5282
Osservatorio ANCE 2014: investimenti costruzioni come nel 1964, permessi di costruire come 1936
Buzzetti, Presidente ANCE: "Siamo all'anno zero, da qui o si riparte o rischiamo di non riuscire a risollevarci più. Se non si attivano subito le risorse, escludendo dal Patto di Stabilità interno gli investimenti, nel 2015 ci sarà un ulteriore calo 2,4%”.
 
Da i dati dell'Osservatorio ANCE 2014 un settore delle COSTRUZIONI allo stremo, sostenuto solo dalla riqualificazione edile (costruzioni residenziali) e da EXPO 2015 (infrastrutture in lombardia). Pochi segnali positivi, dall'aumento delle compravendite immobiliari e dei mutui concessi dalle banche. E le tasse sugli immobili crescono ... 

Sono quasi 800.000 posti di lavoro persi, 14.200 imprese edili fallite dal 2007 e un calo degli investimenti di 58 miliardi in 7 anni.
È il quadro emerso dal nuovo Osservatorio Congiunturale dell’Ance presentato presso la sede nazionale l’8 luglio. Un netto e costante taglio delle risorse destinate alla spesa in conto capitale: negli ultimi 20 anni sono stati tolti alle infrastrutture due euro su tre.
 
 

Altrettanto allarmanti i dati contenuti nel focus casa presentato dall’Ance insieme all’Osservatorio, che evidenziano un aumento delle tasse sulle abitazioni del 200% negli ultimi 3 anni.
 
Nel 2013 i permessi di costruire (nuove abitazioni e ampliamenti) sono stati solo 58.000: uno dei livelli più bassi mai raggiunti, pari a quelli del 1936.
Gli investimenti in nuova edilizia residenziale sono diminuiti del 9,2% solo nel 2014. Dall’inizio della crisi c’è stato un vero crollo: -58,1%.
 
Timidi segnali  positivi arrivano dalle compravendite residenziali, che nei primi tre mesi dell'anno sono tornate a crescere, facendo segnare un +4,1%. “Quello che preoccupa – ha detto Buzzetti - è la decisione inaccettabile della Bce di escludere l’edilizia dal nuovo programma di immissione di liquidità”.
 
L’unico comparto che continua a reggere è quello degli interventi per la riqualificazione del patrimonio abitativo, con un +20% in sette anni, raggiunto grazie agli incentivi fiscali sulle ristrutturazioni e sul risparmio energetico.
 
È la dimostrazione che invertire la rotta si può, ma servono interventi che vadano nella giusta direzione.
 
Come il decreto “Sblocca Italia”, che secondo l’Ance potrebbe mobilitare subito almeno 5 miliardi tra le risorse stanziate e non ancora utilizzate. “Venerdì vedrò il ministro Padoan” , ha spiegato il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi ai costruttori, precisando che si farà il punto sul decreto che dovrebbe sbloccare i cantieri.
 
 

 
La scheda presentata dall'ANCE
 
STATO: Aumenta la spesa corrente, crollano gli investimenti
 
L’analisi del bilancio dello Stato 2014 conferma il trend degli ultimi 20 anni, che ha visto un costante aumento della spesa corrente (+34%), a fronte di una netta riduzione delle spese in conto capitale (-47,5%).
 
Addirittura le risorse per nuove infrastrutture, parte rilevante delle spese in conto capitale, hanno subito una contrazione del 66%., in pratica sono stati tolti alle infrastrutture 2 euro su 3
 
Solo nell’ultimo anno :
  • spese correnti +2,8% (+12 miliardi)
  • spese in conto capitale -8,7% (-3,8 miliardi)
  • infrastrutture -10,9%
Ma non è solo questo il problema le esigue risorse stanziate non vengono effettivamente spese. Sono infatti fermi:
  • 3,8 miliardi per la riqualificazione delle scuole
  • 1,6 miliardi contro il rischio idrogeologico
  • 1/2 miliardi tra opere bloccate e incompiute

e non riusciamo a utilizzare i fondi europei! Tra fondi strutturali e fondo sviluppo e coesione 2007-2013 restano ancora da spendere circa 50 miliardi di euro.

Se avessimo speso queste somme, avremmo potuto mettere in sicurezza il Paese dal dissesto idrogeologico e risolvere il problema dell’edilizia scolastica e invece siamo stati fermi e il settore delle costruzioni è crollato:
  • in 7 anni persi 58,8 miliardi di investimenti (circa il 32%). Siamo di fatto tornati al 1967!
  • - 58,1% nuova edilizia abitativa
  • - 36,3% edilizia non residenziale privata
  • - 48% opere pubbliche
  • circa 800.000 posti di lavoro persi tra settore e indotto
  • 14.200 imprese edili fallite  
COSA RISCHIAMO ?
Se non si attivano subito le risorse nel 2015 gli investimenti crolleranno di un ulteriore 2,4%, in caso contrario invece potremmo avere segni positivi (+2,3%)
 
 
Gli interventi sull’esistente rappresentano le COSTRUZIONI oggi
Solo il comparto della riqualificazione del patrimonio abitativo esistente continua a far registrare risultati positivi: +20% in sette anni, grazie allo stimolo degli incentivi fiscali sulle ristrutturazioni e sul risparmio energetico.
Il potenziamento delle agevolazioni ha determinato un giro di affari di 22,9 miliardi nel 2013 e di 8,2 miliardi nel primo quadrimestre 2014
 
Crisi del mercato delle nuove abitazioni
Nel 2013 i permessi di costruire (nuove abitazioni e ampliamenti) sono stati solo 58.000: uno dei livelli più bassi mai raggiunti, pari a quelli del 1936.
Gli investimenti in nuova edilizia residenziale sono diminuiti del 9,2% solo nel 2014. Dall’inizio della crisi c’è stato un vero crollo: -58,1%.
Nei primi tre mesi di quest’anno le compravendite residenziali sono aumentate del 4,1% rispetto allo stesso periodo del 2013: una performance particolarmente positiva è stata registrata nei comuni capoluogo: +8,8% rispetto al primo trimestre 2013, mentre nei comuni non capoluogo la crescita è pari all’1,7%
Nel primo trimestre 2014 i finanziamenti concessi alle famiglie per l’acquisto della casa sono cresciuti del 9,3% rispetto allo stesso periodo del 2013.
Preoccupa, però, la recente decisione della BCE di escludere il settore immobiliare dai potenziali beneficiari del nuovo programma di immissione di liquidità (TLTRO).
L’indice Istat dei prezzi delle abitazioni evidenzia, tra il primo trimestre 2010 e il primo trimestre 2014, una diminuzione del 9,9%. Risultato che deriva dall’aumento dell’1,7% dell’indice dei prezzi delle nuove abitazioni e dalla flessione del 14,7% delle abitazioni esistenti.
Nel frattempo aumentano le tasse sugli immobili e il passaggio dall’ICI alla TASI è stata una stangata crescente:
2011
• 9 mld euro da ICI
2012
• 22 mld euro da IMU (4 mld euro solo dalla «prima casa»)
2013
 • 18 mld euro da IMU (esclusa la «prima casa»)
2014
• 18 mld euro da IMU (esclusa la «prima casa»)
• 3,8 mld euro da TASI (1‰ per tutti gli immobili)
2014 - TASI «maggiorata»
• 18 mld euro da IMU (esclusa la «prima casa»)
• 6,8 mld euro da TASI (1‰ + 0,8‰ per tutti gli immobili)
 
In sostanza la TASI «maggiorata» vale 3 mld euro in più per le casse dei Comuni, da destinare «obbligatoriamente» a detrazioni per la «prima casa» ma gravanti integralmente su «seconde case» e altri immobili
(Fonte: elaborazioni ANCE su dati MEF)
 
Nel 2011 il gettito ICI era di circa 9 miliardi di euro. A distanza di soli 3 anni, nel 2014, si è arrivati a un prelievo IMU+TASI stimato in circa 25 miliardi di euro (+200%).
 
Il carico impositivo è pesante per tutte le tipologie di immobili:
  • sulla prima casa l’introduzione della TASI ha ripristinato una patrimoniale che, seppur ad aliquote inferiori rispetto all’IMU, non garantisce una riduzione del prelievo. Non è più lo Stato, infatti, a stabilire le detrazioni, ma ora sono i singoli comuni a fissare gli eventuali sconti. Ciò determina una sperequazione tra territori: a Napoli +8,5%, mentre a Reggio Emilia -11%
  • sulle seconde case sfitte (nello stesso Comune di residenza) è aumentato il prelievo con la reintroduzione dell’IRPEF già dal 2013, in aggiunta a IMU e TASI
  • sull’invenduto delle imprese edili, dopo la cancellazione dell’IMU, è stata reintrodotta una patrimoniale speculare (TASI) con il paradosso che, pur essendo una tassa sui servizi, incide su immobili che non usufruiscono di nessun servizio. Anche in questo caso decisioni diverse da Comune a Comune: a Napoli NO e a Reggio Emilia SI
  • per le aree destinate all’edificazione per la successiva vendita si registra una perfetta duplicazione del prelievo (IMU più TASI)