La sfida della crescita: l’Italia può ripartire?

26/08/2014 3615

"La crescita italiana deve avere tre qualità: essere intelligente, ossia produrre innovazione tecnologica, sostenibile, cioè con un’impronta ecologica, e inclusiva per creare occupazione diffusa”. Bernhard Scholz, presidente della CdO, ha aperto con queste parole l’incontro sulla sfida della crescita in Sala Neri alle ore 11.15.

Federico Golla, presidente e amministratore delegato di Siemens spa, ha ricordato che in Italia ci sono tanti nodi da sciogliere, anche se il problema della crescita è legato ad una ripartenza dell’Europa, “nessun paese può ripartire da solo”. “L’Europa – ha continuato il presidente di Siemens – con il 7% della popolazione produce il 24% del Pil mondiale. Nel 2020, il 20 per cento del Pil europeo dovrà provenire dall’industria manifatturiera. Per centrare questo obiettivo secondo Golla ci sono tre condizioni. La prima è rinunciare alla delocalizzazione e riportare la produzione nel nostro paese. È la cosiddetta “Industria 4.0”, la nuova generazione delle fabbriche che entrano nell’era cibernetica, dopo il vapore, l’elettricità e l’automazione. Seconda condizione: più ricerca e sviluppo in rete per mettere sul mercato quello che gli altri non fanno. In questo le università italiane sono in ritardo, secondo l’ad di Siemens, eccezion fatta per i Politecnici di Milano e Torino. Negli atenei si fa molta didattica ma non si instaurano rapporti significativi con l’industria. Infine bisogna sostenere le piccole aziende di eccellenza con capitali e infrastrutture quali autostrade, porti, logistica, energia.

L’amministratore delegato di Wind, Maximo Ibarra, si è fatto introdurre da un video prodotto dalla sua azienda, riguardante la struttura valoriale che deve essere alla base di ogni impresa. Secondo Ibarra, l’Italia deve decidere la propria mission per i prossimi dieci anni, tenendo conto delle “sue due più grandi fortune”: la bellezza e la creatività unita alla flessibilità della sua gente. Secondo l’ad di Wind, per difendere il nostro patrimonio artistico e naturale occorre investire nello sviluppo sostenibile e introdurre nuove tecnologie. Ma tutto questo è impossibile senza una diffusione capillare del digitale e una conoscenza approfondita dell’inglese . “Due fattori – ha aggiunto – senza i quali i nostri giovani non avranno futuro”.

D’altra parte l’energia non deve esser vista solo come un onere per le imprese, ma come driver dello sviluppo. È questo il parere di Carlo Malacarne, amministratore delegato di Snam. “L’Italia – ha spiegato -  pur avendo un costo dell’energia più alto degli altri paesi europei, è un paese che in questi anni si è connesso a tutte le aree di approvvigionamento da Nord a Sud. Occorre integrare i sistemi europei per avere una piattaforma comune”. Malacarne ha anche auspicato la fusione, in Italia, delle competenze energetiche e ambientali in un unico ministero, come già succede in Gran Bretagna e in Francia. “Le politiche in questi ambiti vanno coordinate, anche per snellire quelle procedure che potrebbero rilanciare le nostre attività estrattive: come riserve petrolifere siamo al terzo posto in Europa”.

Di ambiente ha parlato anche Francesco Starace, amministratore delegato di Enel. “L’attenzione all’ecosistema è richiesta dalla bellezza e dalla densità di popolazione del nostro paese. Inoltre, proteggere e conservare costa molto meno che risanare un ambiente distrutto come ad esempio la Terra dei fuochi”. Starace ha ricordato gli obiettivi prioritari per l’Italia: una semplificazione amministrativa che diversifichi gli obblighi in base al soggetto destinatario e alle sue dimensioni, un abbassamento del livello di tassazione e una giustizia civile che si allinei agli standard europei.