Matera capitale europea della cultura

L’Inu plaude a un successo della migliore urbanistica.
La designazione di Matera a Capitale Europea della Cultura 2019 rappresenta il coronamento di 60 anni di attenzione della cultura urbanistica nazionale sulla città e sull’intero Mezzogiorno d’Italia.
Matera, definita “vergogna nazionale” dopo la denuncia del “Cristo si è fermato a Eboli” di Carlo Levi, viene assunta nell’immediato secondo dopoguerra a città - emblema del sottosviluppo del Mezzogiorno d’Italia, ed accompagnata, con l’apporto sostanziale di Adriano Olivetti (allora presidente dell’Istituto Nazionale di Urbanistica), sulla strada del riscatto economico-sociale, del quale è parte integrante una decisa “modernizzazione” urbanistica, con il trasferimento degli abitanti dai suoi “impossibili” Rioni Sassi, in moderni Borghi e Quartieri, disegnati dalle energie migliori dell’urbanistica e dell’architettura contemporanee (da Piccinato a Quaroni, da Aymonino a De Carlo, ecc.): un’operazione di rigenerazione socio - economico ed urbanistica ancora di estrema attualità e modernità; non completamente realizzata, ma questo fa parte degli incerti della storia politica ed umana.
Una seconda partita di questa “avventura” di Matera contemporanea si gioca negli anni ’70 del secolo scorso allorché, svuotati completamente i Rioni Sassi dei loro abitanti, ed in presenza dei primi crolli per abbandono e degrado, la città, anche questa volta accompagnata dalle elaborazioni più avanzate della cultura urbanistica (la Carta di Gubbio redatta dall’Istituto Nazionale di Urbanistica nel 1960), sceglie, attraverso un Concorso Internazionale, di rivitalizzare, recuperare all’uso “urbano” completo (residenze, servizi, attività culturali, accoglienza ed ospitalità), l’antico tessuto urbanistico dei Sassi; mettendo da parte la tentazione, allora fortissima, di farne un gigantesco, ma inanimato, museo a cielo aperto della cosiddetta “civiltà contadina”; scelta operata sulla base della considerazione che “una città viva, abitata ed usata è il migliore museo di se stessa” (Tommaso Giura Longo).
Sulla base di questa profetico assunto, la comunità materana (e non solo) è tornata ad abitare ed ad investire nei suoi Sassi (divenuti nel frattempo Patrimonio UNESCO), mettendo in moto un complesso ed entusiasmante processo di rigenerazione urbana che progressivamente ha investito l’intera città, l’intera regione. Ecco perché quello di ieri è un riconoscimento che parte da lontano. Riconoscimento che rappresenta un’ulteriore tappa, un ulteriore passaggio di questa incredibile avventura di una città del profondo sud, che ha fatto del suo passato (della sua identità, della sua cultura rigenerata) la chiave per costruire il suo futuro: un futuro “open”, come recita il programma di candidatura, aperto a traguardi sempre più ambiziosi e collettivi, di una cultura che si fa città, economia coinvolgendo interi territori e comunità.
L’Inu che con le sue idee, i suoi uomini, ha sempre sostenuto il cammino di riscatto di questa città, plaude per questo motivo al riconoscimento, ed auspica che esso divenga un forte segnale di cambiamento di verso dell’intero Mezzogiorno d’Italia, giocato sulla valorizzazione, in chiave futura, del suo immenso patrimonio culturale, sociale ed urbanistico. L’Inu farà la sua parte: tra un anno, a ottobre del 2015, organizzerà a Matera la settima edizione della Rassegna Urbanistica Nazionale dopo l’apprezzamento e il successo riscossi dalla precedente edizione, che si è svolta sempre a Matera nel 2010, ma l’Inu farà la sua parte anche attraverso il sostegno culturale e di idee al cammino di Matera verso e oltre il 2019.