CITTÀ: Il Rapporto di LEGAMBIENTE fotografa la situazione italiana

01/12/2014 3222

Secondo il rapporto Ecosistema Urbano, Verbania, Belluno, e Bolzano le tre città più vivibili d’Italia.

Ma il quadro generale è comunque poco confortante  
 
 
A fare il quadro sulla qualità dei capoluoghi italiani, il 21 Rapporto Ecosistema Urbano, realizzato da Legambiente, con la collaborazione dell’Istituto di Ricerche Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore, e presentato lo scorso 27 novembre a Torino.
Un quadro che evidenzia per le città italiane tre velocità: lente, lentissime, statiche.
Dalla classifica primeggiano Verbania, Belluno, Bolzano, Trento e Pordenone.
Agrigento, Isernia, Crotone , Messina, Catanzaro e Reggio Calabria i fanalini di coda.
 
Per poter leggere correttamente le classifiche di Ecosistema Urbano, che quest’anno si concentra sulla qualità delle politiche ambientali dei nostri capoluoghi di provincia, è necessario confrontarsi con gli altri paesi europei e osservare in modo più approfondito quello che l’amministrazione locale fa, o non fa, per migliorare la mobilità, la gestione dei rifiuti e delle acque e, in generale, la qualità del proprio territorio.
 
Dai dati infatti emerge che nel nostro paese prevale un format decisionale che guarda alla città da prospettive parziali, perseguendo logiche di settore spesso contraddittorie e in reciproca elisione che favoriscono un’incoerente destinazione delle risorse e una perniciosa disorganicità nelle azioni.
In Europa invece le cose vanno diversamente. Un esempio ne è la città di Barcellona, Bilbao, Londra, Malmö, Copenaghen, Vienna e Amburgo, solo per citarne alcune, che mostrano, ognuna a modo suo, una capacità di ripensarsi e di rigenerarsi attraverso piccoli e grandi interventi di trasformazione tesa a cancellare gli errori del passato e accrescere la qualità dei servizi e la vivibilità.
 
Per stilare la classifica gli analisti ha utilizzato 18 indicatori: dagli indici sulla qualità dell’aria a quelli sulla gestione delle acque, a quelli sui rifiuti, sul trasporto pubblico, sulla mobilità, sull’incidentalità stradale, fino a quelli sull’energia.
 
Dall’analisi dei dati purtroppo emergono dati negativi anche per le città più virtuose. Un esempio è dato dalla città di Trento, che nonostante tra le prime della classifica presenta valori eccessivi di biossido di azoto, o Verbania e Belluno che perdono un terzo dell’acqua immessa in rete, o Pordenone che depura poco più della metà dei suoi scarichi fognari.
 
Sul fronte della raccolta differenziata, le città italiane viaggiano su binari opposti: da un lato, un terzo dei Comuni non supera nemmeno la quota del 35% che avrebbero dovuto raggiungere già nel 2006, dall’altro un terzo dei Comuni ha superato la percentuale del 50%. Tra questi spiccano Benevento e Salerno che avrebbero già sfiorato la soglia del 65%.
 
Per quanto riguarda invece la dispersione dell’acqua, il rapporto evidenzia che ben 52 città italiane sprecano oltre il 30% dell’acqua immessa nelle rete idrica. La maglia nera spetta alla città di Cosenza, a quota 77%. A sprecare meno acqua è invece la città di Foggia dove i tassi di dispersione non superano l’8%. Per quanto riguarda la mobilità sostenibile, a esclusione di Bolzano, le altre città fanno ancora i conti con troppe auto in circolazione.
 
“Non mancano i segnali di cambiamento: il successo della raccolta differenziata a Milano e Andria, il car-sharing a Roma e Milano, le pedonalizzazioni a Bologna, la mobilità a Bolzano - dichiara il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza - pochi segnali positivi in una situazione bloccata. Eppure la discussione nel paese sta ripartendo, complice il dibattito sui fondi strutturali e le questioni aperte dalla istituzione delle città metropolitane. Al suo ventunesimo anno, Ecosistema Urbano ripete con evidenza che c'è bisogno di una strategia positiva di trasformazione delle città. Quello che davvero manca è la capacità di immaginare il traguardo, il punto d’arrivo verso cui tendere, sia nel breve che nel lungo o lunghissimo periodo. In assenza di obiettivi chiari e ambiziosi - prosegue Cogliati Dezza - le nostre città non andranno da nessuna parte, schiacciate come sono da logiche parziali e settoriali, a compartimenti stagni. Eppure è proprio la crisi economica in edilizia, la pessima qualità della mobilità urbana e periurbana, le opportunità offerte dalla digitalizzazione e dalle nuove tecnologie energetiche che rendono possibile e necessario avviare concreti percorsi di rigenerazione urbana. Serve un piano nazionale che assegni alle città un posto di primo piano nell’agenda politica che superi la frammentazione dei singoli provvedimenti e mostri una capacità politica di pensare un modo nuovo di usare e vivere le città. Purtroppo, il decreto SbloccaItalia rappresenta solo l'ennesima occasione persa. E le città pagheranno anche questo”.

 

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