Recupero Costa Concordia: un successo dell’ingegneria italiana

15/12/2014 2459

Si è svolto a Ravenna il convegno “Le opere di ingegneria nel recupero della Costa Concordia: incontro con i protagonisti”, in occasione del quale sono state illustrate in dettaglio le soluzioni tecniche utilizzate, con particolare riferimento al contributo degli ingegneri italiani.

Garelli: “Dai nostri colleghi una soluzione progettuale vincente che rappresenta un successo mondiale”.

 

 

 

 

Ronsivalle: “A competenza tecnica ed esperienza i nostri ingegneri hanno saputo aggiungere un quid di fantasia e creatività”.

 

 

 

Si è tenuto a Ravenna, nei giorni scorsi, il convegno nazionale “Le opere di ingegneria nel recupero della Costa Concordia: incontro con i protagonisti”, organizzato dall’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Ravenna, che ha visto la presenza di oltre 800 spettatori, molti dei quali ingegneri provenienti da ogni parte d’Italia.
L’evento ha dato spazio ai protagonisti del progetto di recupero della nave. In particolare, la giornata ha fatto luce su come stati spesi i 900 milioni di euro stanziati per l’operazione. Hanno partecipato ai lavori i progettisti che hanno delineato la operazione sul piano strategico e le imprese che hanno realizzato le opere. In particolare quelle italiane che hanno lavorato sotto il coordinamento dell’azienda ravennate Micoperi, vincitrice della gara assieme all’americana Tian.
Questo incontro è stato fortemente voluto da Emma Garelli, Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Ravenna che ha così commentato l’esito dei lavori: “Siamo davvero soddisfatti dell’esito della giornata. Volevamo dare risalto al determinante ruolo svolto dall'ingegneria italiana e divulgare la vincente soluzione progettuale ideata dai nostri colleghi - semplice pur nella sua complessità applicativa - che ha consentito il conseguimento dell'obbiettivo con un successo mondiale”.

I partecipanti hanno scoperto alcuni importanti dettagli: il lavoro a poche centinaia di metri dall’Isola del Giglio, con le necessarie procedure di sicurezza; le 22mila immersioni di cui sono stati protagonisti i sommozzatori, veri eroi di questa impresa; il deposito di chilometri di cavi d’acciaio e migliaia di tonnellate di cemento per realizzare un’impresa che non aveva alternative. Inoltre, sono state svelate procedure di sicurezza particolari, come lo studio richiesto per verificare che ripercussioni generate da un eventuale rovesciamento della nave durante le operazioni di raddrizzamento.

Mai era stata realizzata prima un'opera di questo tipo – ha proseguito Emma Garelli. La sua unicità risiede nelle dimensioni del relitto e nella criticità delle condizioni di contorno. Ma elemento fondamentale che non è mai stato adeguatamente evidenziato dai media è che, nell’ambito del consorzio Titan-Micoperi, l'intera progettazione è stata svolta a Ravenna da un team di ingegneri esclusivamente italiani. E' stata una sfida accettata e affrontata con determinazione da Micoperi e da tutti gli ingegneri ed imprese italiane che vi hanno lavorato, la cui vittoriosa conclusione ha un alto valore simbolico per tutti gli italiani: un messaggio di fiducia nelle nostre possibilità e capacità”.

Ai lavori ha partecipato anche Luigi Ronsivalle, Presidente del Centro Studi CNI. “Il convegno ha avuto un grande successo – ha dichiarato - indubbiamente per merito degli organizzatori, ma anche per l'eccezionalità, dal punto di vista ingegneristico, del tema trattato. Solo sentendo illustrare, dalla viva voce dei progettisti e dei responsabili delle ditte coinvolte, gli aspetti salienti dell'impresa, si riesce a coglierne fino in fondo la straordinaria portata. Il convegno ha contribuito a far comprendere quanto coraggio, determinazione e fiducia nelle competenze tecniche e nelle doti umane dei soggetti coinvolti, siano stati necessari affinché essa si sia potuta intraprendere e portare a termine con totale successo”.
Una considerazione – ha concluso Ronsivalle - viene spontanea: i nostri ingegneri hanno saputo aggiungere alla indubbia competenza tecnica e alla loro considerevole esperienza un quid di fantasia e creatività che può nascere solo da una grande consapevolezza delle proprie capacità e soprattutto da un grande amore per il proprio lavoro”.

Ufficio Comunicazione Centro Studi Consiglio Nazionale Ingegneri