GLI INCENTIVI AL FOTOVOLTAICO COME INVESTIMENTO PER INDIPENDENZA ENERGETICA

30/04/2015 1524


Il Presidente della Commissione Industria al Senato, Mucchetti, sostiene che “la produzione di energia elettrica che viene da fonti rinnovabili, circa 15 miliardi di euro, sono uno spreco enorme”.
Italia Solare, associazione che rappresenta produttori e operatori del fotovoltaico e semplici sostenitori di un modello energetico sempre più basato sulle rinnovabili – fotovoltaico in particolare – e sempre meno sulle fonti fossili, manifesta il proprio dissenso dinanzi a simili affermazioni.
Il solo fotovoltaico, grazie agli incentivi del Conto Energia che a regime saranno 6,7 miliardi di Euro all’anno, già copre il 7,5% della domanda di energia elettrica nazionale e grazie a quegli stessi incentivi si è permessa una riduzione drastica dei costi degli impianti fotovoltaici, tanto da renderli ora convenienti senza sussidi - è il caso degli impianti industriali - e con la semplice detrazione fiscale - è il caso degli impianti residenziali.
Mucchetti dimentica il beneficio per l’ambiente, per la bilancia dei pagamenti nazionale – che si avvantaggia della maggiore indipendenza dalle importazioni di petrolio, gas e carbone dall’estero - per il prezzo dell’energia elettrica che in borsa è sceso in modo sostanziale proprio grazie al fotovoltaico - riduzione che la Commissione presieduta da Mucchetti dovrebbe preoccuparsi di trasferire agli italiani, invece che continuare a ripetere ossessivamente i soliti slogan contro le rinnovabili, supportando al contrario sempre e solo le fonti fossili.
Si continua inoltre a pensare che gli incentivi alle rinnovabili siano tutti profitti di chi ha semplicemente seguito un invito dello Stato Italiano, che giustamente ha puntato a sfruttare le risorse pulite presenti sul territorio nazionale.
Si dimentica che per un periodo compreso almeno tra 15 e 18 anni i ricavi da incentivi alle rinnovabili sono destinati:
- per il 20% circa per i servizi tecnici e amministrativi necessari al funzionamento degli impianti
- per il 40% circa per pagare le rate degli investimenti effettuati per la produzione e la progettazione degli impianti
- per il 30% circa per interessi alle banche, senza i quali non sarebbe stato possibile effettuare gli investimenti
- per il 5% circa sono tasse (fondi che ritornano allo Stato, quindi agli italiani)
- per il 5% circa sono utili post tasse per i proprietari degli impianti
In soldoni, dei soli 6,7 miliardi destinati al fotovoltaico:
- 6 miliardi di Euro vanno a fornitori di beni e servizi tecnici e amministrativi e banche
- 0,35 miliardi di Euro tornano ai cittadini italiani sottoforma di tasse
- 0,35 miliardi di Euro è l’utile per i proprietari degli impianti
Il 25-30% degli incentivi alle rinnovabili sono quindi PIL e tasse, con un contributo indiscutibile anche all’economia reale. Questi numeri smentiscono pertanto l’affermazione di Mucchetti: [il sistema incentivante per le rinnovabili] “è un’iniziativa scollegata dall’economia reale e dal benessere dei cittadini”.
Perché tutto questo accanimento contro le rinnovabili e nessuna presa di posizione sugli sgravi fiscali a favore delle fonti fossili, di cui Mucchetti, chissà perché, non parla mai?
La discussione sui prezzi dell’energia elettrica richiede rigore scientifico e non slogan, pure scorretti nei contenuti.
E’ pur vero che non ci si può attendere molto da chi pensa che la soluzione a seri problemi ambientali causati dallo sfruttamento del petrolio in Basilicata sia spostare centinaia di famiglie - in parte pure facendo pagare i relativi costi alle stesse famiglie - anziché pensare a stoppare l’inquinamento e a bonificare - con costi a carico di chi inquina.
Si richiama il Presidente della Commissione Industria al Senato e lo stesso Governo Renzi, che ha inanellato una incredibile serie di provvedimenti anti rinnovabili e pro fossili, a un maggiore senso di responsabilità.
Si invita chi condivide queste considerazioni a iscriversi a Italia Solare, seguendo le indicazioni disponibili su www.italiasolare.eu. Per essere efficaci dobbiamo essere in tanti.

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