Attività estrattive, l’ER ribadisce il no al fracking e definisce Linee Guida per i concessionari

20/07/2015 1826

Prima in Italia, la Regione Emilia Romagna sigla con il Ministero dello Sviluppo economico un accordo operativo sulle attività estrattive che stabilisce norme stringenti per le imprese concessionarie, introducendo ulteriori garanzie per lo svolgimento e il controllo delle attività, tra cui strumenti di monitoraggio di altissima tecnologia.
Chiarite anche le motivazioni della revoca della sospensione di nuove attività di ricerca, coltivazione e stoccaggio di idrocarburi deliberata dopo il sisma 2012
 
Il contenuto dell'accordo è stato presentato in Regione a Bologna dall'assessore alla Difesa del suolo Paola Gazzolo e dall'assessore alle Attività produttive e piano energetico Palma Costi, che hanno anche illustrato i motivi per cui la Giunta ha revocato la sospensione delle attività di esplorazione ed estrazione di idrocarburi ed energia geotermica, disposta con una delibera il 23 aprile 2014 (v. scheda approfondimento). Un via libera deciso dopo un lungo confronto svolto sul territorio e con l'accordo di varie realtà rappresentative dell'associazionismo industriale e sindacale.
Nell’accordo previste anche Linee guida  per le aziende concessionarie e ulteriori garanzie per lo svolgimento e il controllo delle attività.
 
Cosa prevede l'accordo
L'intesa, rispetto a quanto previsto dalla legge di conversione del cosiddetto decreto 'Sblocca Italia', rafforza ulteriormente il ruolo della Regione, consentendole di esercitare pienamente la sovranità sul proprio territorio; promuove l'innovazione tecnologica necessaria a fornire maggiori garanzie di protezione ambientale; consente un efficace controllo sulle attività, aumentando il livello di sicurezza.
 
Il protocollo prevede una prima applicazione delle Linee guida su tre campi pilota: Cavone (Mirandola, Modena) - coltivazione idrocarburi; Minerbio (Bologna) - stoccaggio gas; Casaglia (Ferrara) - coltivazione di risorse geotermiche.
Per monitorare costantemente le attività saranno installate: una rete di sensori di microsismicità, in grado di misurare anche scosse di lievissima intensità; un sistema di rilevazione delle deformazioni del suolo, capace di indicare con una precisione millimetrica qualsiasi variazione subita dal terreno; un sistema a semaforo, che consente di definire soglie di rischio anche molto basse e di far scattare, se necessario, la limitazione, la sospensione o l'interruzione delle attività.
Per poter lavorare, le società richiedenti titoli minerari dovranno essere dotate di questi nuovi mezzi tecnologici e sistemi di sicurezza e fornire tutte le garanzie economiche necessarie per sostenere le spese di funzionamento nel tempo di vita degli impianti.
L'accordo stabilisce inoltre che una parte delle risorse finanziarie derivanti dal Fondo nazionale e dal pagamento delle royalties alla Regione sia destinata ai Comuni dove sono insediati gli impianti produttivi e le aree di ricerca di idrocarburi, per azioni volte alla tutela dell'ambiente e alla sicurezza territoriale. Attualmente allo Stato va il 30%, alla Regione il 55% e ai Comuni il 15%. Il gruppo di lavoro stabilirà nuovi criteri di ripartizione.
 
I commenti
“Con un atto coraggioso e di grande responsabilità - hanno affermato Costi e Gazzolo - l'anno scorso fu decisa, in via precauzionale e temporanea, la sospensione di nuovi permessi e concessioni. Oggi, con la stessa responsabilità e coerenza, revochiamo quella sospensione perché le indagini tecnico-scientifiche svolte in seguito alle raccomandazioni del Rapporto Ichese, approfondite sul Cavone, hanno fugato ogni dubbio e dimostrato che ci sono le condizioni per operare in piena sicurezza. Però - hanno aggiunto - abbiamo voluto andare oltre e siglare con il Ministero un accordo che stabilisce Linee guida stringenti per le aziende concessionarie e introduce ulteriori garanzie per lo svolgimento e il controllo delle attività, tra cui strumenti di monitoraggio di altissima tecnologia. A livello nazionale queste Linee guida vengono applicate in via sperimentale, noi le rendiamo obbligatorie immediatamente”.
“Quello firmato con il Ministero è un accordo importante per le garanzie ulteriori che offre su sicurezza e tutela del territorio, ma anche per un comparto che in regione dà lavoro a 40 mila persone e vanta eccellenze di livello mondiale per le conoscenze prodotte e le professionalità sviluppate - ha precisato Costi-. Il nostro obiettivo rimane quello di procedere velocemente verso un sistema sempre più basato sul risparmio energetico e sull'utilizzo di fonti rinnovabili. Sappiamo però che è necessario un periodo di transizione e in questa fase l'utilizzo del gas naturale è quello con il minore impatto sulla qualità dell'aria”.
“L'accordo rafforza il ruolo della Regione e supera la frammentazione delle competenze, perché stabilisce che le decisioni vanno assunte insieme all'interno di uno specifico gruppo di lavoro tecnico che viene istituito - ha spiegato Gazzolo -. Assicura l'utilizzo dei più alti livelli di tecnologia e dei più sofisticati sistemi di monitoraggio disponibili e garantisce ai Comuni royalties più eque. In primo piano anche la trasparenza: tutti i dati sulle attività svolte saranno resi pubblici e divulgati, così come è stato fatto per il sito di Cavone”.