Per la prima volta il BIM in un documento ufficiale della Commissione Ambiente della Camera

L’anno del Building Information Modeling
 
Durante una seduta notturna del 30 settembre scorso, la Commissione Ambiente della Camera ha approvato un nuovo DDL delega in merito alla riforma del Codice degli Appalti, in recepimento delle tre direttive specifiche 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE già emanate dal Parlamento Europeo. E’ stata inoltre fissata la data del 18 aprile 2016 per l’approvazione in via definitiva del decreto legislativo.
Senza entrare troppo in dettagli, il decreto andrà ad abrogare parti del vecchio Codice Appalti (D.lgs. 163/2006), ora in contrasto con le Direttive Europee, e introdurrà disposizioni di coordinamento, transitorie e finali per il futuro Codice degli Appalti, che dovrebbe vedere la propria approvazione entro il 31 luglio del prossimo anno, insieme alle eventuali misure correttive.
Ciò che appare davvero interessante è il fatto che nel nuovo DDL delega viene fatta specifica menzione dell’utilizzo del Building Information Modeling all’interno delle procedure di appalto.
Potrebbe essere un primo passo decisivo verso l’introduzione del BIM nella normativa italiana, dopo le discusse regole che sono state già applicate o sono in via di attivazione in Germania, Spagna e Regno Unito.
Al momento, per quanto fino ad ora dichiarato, la riforma dovrebbe subire un avvio a scaglioni, in particolare per le forme di appalto integrato, che vengono propriamente definite nel documento.
Ciò è fondamentale per un paese come l’Italia che è, oggettivamente, ancora in attesa di comprendere come la legislazione possa accogliere e recepire le direttive comunitarie in materia di processi e strumenti BIM, ancora così oscuri anche solo nell’ambito applicativo.
La confusione nel mondo professionale e delle PMI è ancora molta, meno nelle grosse aziende che già operano su mercati esteri, dove il Building Information Modeling è già una necessità  discriminante.
Resta da capire come si muoverà il mondo delle costruzioni adesso: si andrà a delineare davvero un orizzonte di crescita, traendo vantaggio dall’innovazione tecnologica, o ci si limiterà a rispondere in maniera inconsapevole a normative vincolanti e spesso identificate come freni allo sviluppo?