MOSE: nei bacini storici di carenaggio l'attività di manutenzione delle PARATIE ?

26/10/2015 2180

Un nuovo edificio, depuratori e sistemi industriali, restauri “pesanti”.

Nuovo scontro sul MOSE: la parte Nord dell’Arsenale, quella dei bacini di carenaggio, luogo dove venivano riparate le navi con strutture ottocentesche di grande pregio, saranno destinate alla manutenzione alle paratoie.

Le 78 paratoie del Mose, distribuite nelle tre bocche di porto, dovranno essere sganciate e ripulite in media ogni 4-5 anni. Vuol dire che all’Arsenale ne arriverà una al mese. Dovrà essere sganciata dall’apposito jack up - la nave gialla ormeggiata davanti all’Arsenale costata 55 milioni di euro, che ancora non funziona nonostante sia stata collaudata - e trasportata all’Arsenale.Qui sarà scrostata e ripulita e poi ridipinta con vernici speciali. Operazioni industriali che hanno bisogno di strutture protette per non inquinare l’ambiente e la laguna.

Ecco allora la richiesta di realizzare all’Arsenale Nord un edificio per la verniciatura, un nuovo depuratore, strutture atte a consentire un lavoro di quel tipo.

Il progetto per realizzare gli interventi necessari a trasformare l’ex cantiere nel luogo di manutenzione delle paratoie sta per approdare alla commissione di Salvaguardia. Che dovrà dare il parere sulla compatibilità ambientale delle nuove strutture. I precedenti non sono incoraggianti. Perché fu proprio la commissione di Salvaguardia - presieduta allora eccezionalmente da Giancarlo Galan, all’epoca governatore del Veneto - a decidere a stretta maggioranza di approvare il progetto definitivo delle dighe mobili, scegliendo come centrale della manutenzione l’Arsenale Nord. L’Arsenale era stato affidato in concessione alla società Cav, controllata dalla Mantovani di Piergiorgio Baita. E lì erano stati costruiti gli enormi piloni in calcestruzzo del rigassificatore di Rovigo. Poi pian piano erano partiti i lavori per trasformare il cantiere. Trasferita lì anche la sede del Consorzio Venezia Nuova, dove è stata allestita la “Control room” per verificare in tempo reale la situazione della laguna e delle tre bocche di porto.

«Significa vincolare l’Arsenale a questa funzione per almeno un secolo», protestano i comitati. «Non trasformiamo il simbolo di Venezia nel magazzino del Mose», aveva protestato, inascoltata, la Municipalità guidata da Enzo Castelli nel 2009. Ma tutto era andato avanti. Comprese le nuove banchine e gli interventi sulle mura esterne. Adesso c’è qualcuno che ipotizza un cambio di direzione. «Perché non provare a trovare un’area a Marghera, dove queste operazioni potrebbero essere realizzate con meno vincoli consentendo di recuperare l’Arsenale?», la domanda che un gruppo di ambientalisti ha rivolto ai commissari, chiedendo anche un incontro urgente con loro.

Gli interventi a Marghera consentirebbero anche un notevole risparmio rispetto all’Arsenale. «Purtroppo qui sono già stati spesi dei soldi, è difficile tornare indietro su una scelta che altri hanno preso prima di noi», dice il commissario Luigi Magistro, «ma siamo disposti a discutere». Le alternative all’Arsenale, che per la parte rimanente è passato in proprietà al Comune di Venezia su iniziativa della giunta Orsoni, potrebbero essere le aree industriali di Marghera (pubbliche) o l’area privata ex Pagnan, già restaurata dalla Mantovani e dal Consorzio.

FONTE: http://nuovavenezia.gelocal.it