Gli italiani sono pronti ai cambiamenti climatici?

26/11/2015 1985
VERSO LA CONFERENZA MONDIALE SUL CLIMA DI PARIGI: COSA NE PENSANO GLI ITALIANI
 

VIII FORUM QUALENERGIA?
 
Il 79% degli italiani, contro il 66% del 2014, si dichiara disposto a sostenere maggiori costi, pur di acquistare prodotti o servizi con un minor grado di impatto ecologico.
Il 69% è ottimista in merito agli effetti della Conferenza di Parigi.
2 italiani su 3 contrari alla politica delle trivellazioni.
 
Questi sono alcuni degli spunti emersi dalla ricerca, realizzata da Lorien Consulting e dalla Nuova Ecologia, presentata oggi 26 novembre nella giornata conclusiva dell’ottava edizione del Forum QualEnergia?, organizzato da Legambiente, Editoriale La Nuova Ecologia e Kyoto Club in partenariato con Cobat.
 
Il sondaggio, che si inserisce nell’ambito dell’ECOBAROMETRO - osservatorio sull’opinione pubblica costruito dalla Società di ricerche di mercato e dal mensile di Legambiente - che dal 2005 sviluppa indagini periodiche sulla responsabilità sociale e ambientale, traccia una fotografia del rapporto tra gli italiani e l’ambiente, con particolare riferimento ai temi energetici. È incentrato quest’anno sui valori e sulle criticità percepite come cruciali dal campione intervistato, rappresentativo della popolazione, in vista della prossima Conferenza sul clima di Parigi.
 
Dalla ricerca emerge che gli italiani si sentono sopraffatti da sentimenti di rabbia, paura e tristezza in un clima di incertezza che il mondo sta affrontando e, se fino a due mesi fa la principale preoccupazione, dopo la disoccupazione (67%), era l’emergenza immigrati (66%), oggi prendono il sopravvento la guerra e il terrorismo internazionale (47%).
 
I cambiamenti climatici sono ritenuti un problema profondamente impattante nella quotidianità, per cui si è e disposti a fare sacrifici in prima persona: il 79% del campione (rispetto al 66% del 2014) è disposto a sostenere maggiori costi, pur di acquistare prodotti o servizi con un minor grado di impatto ecologico ed è pronto a impegnarsi discretamente per ottenere un vantaggio in termini di qualità ambientale (con un punteggio medio di 7 su una scala da 1 a 10).
 
Il 79% degli intervistati si dichiara più consapevole, complice anche la crisi finanziaria ed economica che ha portato ad assumere comportamenti sempre più sostenibili. Un nuovo e inaspettato complice, inoltre, è Papa Francesco che per un italiano su due, grazie anche alla sua enciclica ‘Laudato sii’, influirà effettivamente sul modo di affrontare le tematiche ambientali che, tra qualche settimana, saranno il fulcro dell’importante COP21 di Parigi: quanti italiani lo sanno?
 
I tristi avvenimenti accaduti recentemente hanno senz’altro contribuito ad aumentare l’attenzione anche nei confronti della Conferenza di Parigi, portando il livello di conoscenza al 38% (contro il 29% rilevato a ottobre). Il 69% degli italiani si sente ottimista sugli effetti della COP21 che inciderà tanto sulle azioni dei singoli Paesi quanto sui comportamenti dei cittadini.
 
Ma costituirà davvero un successo per la lotta ai cambiamenti climatici? Per il 54% sì, sebbene solamente il 2% ne sia davvero certo. E tra i 130 Capi di Stato che discuteranno per trovare un accordo sul taglio delle emissioni, coloro che avranno una maggiore influenza sono gli Stati Uniti in primis (per il 47% del campione), seguiti con grande distanza da Unione Europea (23%) e Cina (12%).
 
Eppure la lotta ai cambiamenti climatici deve essere prioritaria per la qualità della vita delle generazioni future (85% in accordo), con particolare attenzione ai seguenti primi tre ambiti specifici: riduzione del traffico motorizzato (che fino all’anno scorso era al quarto posto), riduzione del traffico di merci su gomma, riconversione della produzione di energia elettrica in rinnovabili (sceso dal primo posto del 2014). Tra i vantaggi che possono scaturire dal contrasto alle emissioni per la lotta ai cambiamenti climatici, per metà del campione c’è anche quello economico, particolarmente importante in questo periodo di lunga crisi.
 
Gli italiani dunque si danno da fare per la riduzione delle emissioni, sia concretamente che idealmente; e per questo motivo si aspettano da parte del Governo azioni diverse rispetto a quelle già adottate (solo il 43% di queste sono state definite dal campione realmente efficaci). Un esempio per tutti, la scelta di favorire le trivellazioni nel sud e nel Mediterraneo: solo per il 37% è una decisione compatibile con l'obiettivo di contrastare i cambiamenti climatici.
 
Nella giornata conclusiva dell’ottava edizione del Forum QualEnergia?, organizzato da Legambiente, Editoriale La Nuova Ecologia e Kyoto Club in partenariato con Cobat, hanno dichiarato:
 
Giancarlo Morandi, Presidente di Cobat
“L’obiettivo di Cobat è un’applicazione sempre più ampia dell’economia circolare, attraverso una visione olistica che – dalla produzione dei beni, alla raccolta e riciclo, per arrivare a nuove materie prime da riutilizzare – possa coinvolgere i protagonisti della filiera per qualsiasi tipologia di prodotto. È per questo che Cobat, Consorzio Nazionale Raccolta e Riciclo, è sempre in prima linea per un impegno italiano ed europeo: rifiuti zero. Grazie all’applicazione dell’economia circolare, si ottengono due vantaggi. Il primo consiste nel fatto che riciclare permette di ottenere nuove materie prime da reimmettere nel processo produttivo, senza dover ricorrere a estrazioni o, come nel caso dell’Italia, a importazioni che ci rendono sempre più dipendenti dall’estero. Il secondo, fondamentale, è il risparmio energetico: con il recupero, si ottiene il massimo dell’efficienza e non è necessario utilizzare sempre più energia per produrre nuovi beni. Un aspetto che va di pari passo con l’attenzione di Cobat alle energie rinnovabili: il Consorzio infatti è in grado di riciclare i moduli fotovoltaici e i sistemi di batterie a loro collegati, assicurando una garanzia totale su ogni singolo modulo tramite un sofisticato sistema di tracciabilità e un meccanismo finanziario che permette il ritiro gratuito del prodotto a fine vita, anche dopo 20 o 30 anni”.
 
Ermete Realacci, Presidente della VIII Commissione Ambiente della Camera
“Quella del clima, che convoca a Parigi per la Cop21 il mondo intero, non è solo una sfida ambientale. È una sfida economica, tecnologica, geopolitica. Una sfida per il futuro, che possiamo vincere. A patto di intraprendere con decisione la via della green economy, dell'efficienza e dell'energia pulita. L'Italia per cui lavoriamo mette  insieme innovazione, coesione sociale, qualità e bellezza con la green economy: i nostri cromosomi con il futuro. E' questo che ci distingue nel mondo. Non a caso possiamo vantare un positivo spread green a livello europeo: a parità di valore prodotto le nostre aziende usano meno materie prime ed energia e producono meno rifiuti ed emissioni e siamo avanguardia per quota di energia rinnovabile nella produzione elettrica (43,3%). Hanno inoltre a che fare con l'ambiente il 59%dei nuovi posti di lavoro prodotti quest'anno.  Molte realtà del nostro Paese incarnano già un modello di sviluppo che somiglia a quell'economia a misura d'uomo, che rifiuta lo scarto ed è attenta alla custodia della casa comune di cui parla Papa Francesco in Laudato Sì. Un'economia in cui un'Italia che fa l'Italia è già in campo e può rappresentare il nostro contributo alla Cop21”.
 
Rossella Muroni, Direttrice Generale di Legambiente
“La Green Economy rappresenta una chiave straordinaria per affrontare le sfide che abbiamo davanti e una grande opportunità per avviare un'economia circolare che valorizzi il territorio, scommettendo sull'innovazione, sulla ricerca, sulla conoscenza. L’Italia, nonostante le emergenze e il ritardo di alcuni territori, è culla di ottime esperienze di green economy ed economia circolare: ci sono le esperienze dei consorzi, delle aziende virtuose e soprattutto dei 1.520 comuni virtuosi campioni nella raccolta differenziata dei rifiuti, il 16% dell'Italia che oggi ricicla e differenzia i rifiuti alimentando l'industria virtuosa del riciclo e del riuso, la cosiddetta economia circolare. Una nuova green economy che nel settore del riciclo dei prodotti vede 150 mila occupati e che rappresenta una grande riforma anti-spreco. Per questo lanciamo un appello al Governo affinché definisca una strategia nazionale di gestione dei rifiuti che punti sull’economia circolare e non sugli inceneritori”.