Per il CRESME nel 2016 inizia il settimo ciclo delle costruzioni

16/12/2015 6296

Edilizia, segnali positivi dal rapporto Cresme. “Difficile fare previsioni in questo periodo che richiede, infatti, uno sguardo costante e puntuale a quanto succede al mercato: pianificare e programmare è molto più difficile rispetto al passato, senza contare – precisa il direttore Lorenzo Bellicini – che ciò che avviene nel mercato mondiale influisce moltissimo nel mercato interno del nostro Paese”.

Il rapporto Cresme ha analizzato 339 industrie produttrici, 127 costruttori, 94 studi di ingegneria e 356 distributori e non tutti i settori dell’edilizia registrano segnali positivi: sono le opere pubbliche il principale fattore che già nel 2015 ha innescato l'inversione del ciclo degli investimenti in costruzioni, dopo otto anni di crisi senza interruzione. Ferrovie, edilizia scolastica, appalti dei Comuni, produrranno a fine anno una spesa effettiva di 24 miliardi di euro, il 3,2% in più (in valori costanti) rispetto a quanto fatto registrare nel 2014.
Nel complesso le costruzioni chiuderanno il 2015 al +0,5% reale, un dato ancora modesto, dopo il 33,6% perso dal 2006 al 2014; ma sarà l'inizio di un nuovo ciclo per l'edilizia in Italia, con una crescita prevista in sei anni, fino al 2020, del 16% complessivo.
Il comparto principale delle costruzioni in Italia resta il recupero di edifici esistenti, che dopo il crollo negli anni scorsi delle nuove costruzioni residenziali (-69%) e non residenziali (-56%) vale ora il 72% del totale del settore (165 miliardi di euro). Togliendo la manutenzione ordinaria il recupero vale 83 miliardi, il 66% degli investimenti (125,8 mld). Negli anni di crisi si è mantenuto sostanzialmente stabile, tra alti e bassi, e nel 2015, per il terzo anno consecutivo, salirà in valori reali del +1,9%, dopo il +1,8% del 2013 e +1,7% del 2014.
Il mercato in cui non sembra così conveniente investire è, invece, quello del residenziale: 110mila nuove abitazioni realizzate in un anno nel nostro Paese, cifra che potrà salire al massimo a 150mila. Cresce la realizzazione di edifici nell’ambito non residenziale, soprattutto per quanto riguarda capannoni industriali e laboratori.
Ma a segnare la differenza saranno le opere pubbliche: il Cresme stima +3,2% nel 2015, poi +4,2% l'anno prossimo e +6,2% nel 2017; tra il 2014 e il 2020 la stima è di una crescita reale complessiva del 36,4%, oltre il doppio di quanto previsto per tutto il settore (+16,1%). Anche per le opere pubbliche bisogna considerare quanto perso dal 2007, il 37,5% in valori reali, da 30 a 18 miliardi di euro di investimenti in moneta 2005; ma il recupero di spesa effettiva avviato quest'anno sarà in grado secondo il Cresme, se non di recuperare il livello reale di dieci anni fa (si arriverà nel 2020 circa 25 miliardi di euro), almeno di recuperare in termini percentuali.
Un altro comparto che inverte la rotta è l'edilizia non residenziale privata, +2,4% nel 2015 dopo anni di calo, mentre la nuova costruzione residenziale resta a livelli minimi: ha perso il 69% reale rispetto ai picchi del 2007, nel 2015 chiuderà ancora a -9,3% e la ripresa, solo dal 2017, sarà di pochi punti percentuali. Nel residenziale il recupero resterà circa tre volte il nuovo (oggi è 3,3 volte tanto).
È cresciuto del 4% nel 2015 anche il mercato immobiliare: le occasioni di acquisto, secondo la previsione del CRESME, saranno buone ancora per qualche anno, prima che si impennino i prezzi. Sul fronte opere pubbliche si fa strada il concetto di riqualificazione energetica degli edifici pubblici.
Bellicini ha concluso evidenziando come la vera sfida del settimo ciclo dell’edilizia sarà quella sulla produttività. Per questo l’innovazione tecnica e di processo sarà l’elemento chiave che marcherà la competizione per le costruzioni.