Allarme professioni: vogliono farci applicare l’ITALICUM anche negli Ordini

Sul Corriere Economia di oggi - 21 dicembre 2015 - un articolo che riguarda le elezioni dei Consigli Nazionali delle Professioni Tecniche, di Isidoro Trovato

Ecco alcuni passi selezionati dal CNAPPC:
“Dopo un 2015 di confronti e colloqui, l’anno che verrà potrebbe riservare più di qualche tensione tra il ministero della Giustizia e il mondo delle professioni. (...) Fra i più attivi, nel confronto già iniziato col ministro, c’è sicuramente Leopoldo Freyrie, che interpreta il pensiero dei tanti professionisti preoccupati dalle novità annunciate per il 2016.
Prima fra tutte quella che riguarda le regole per l’elezione dei Consigli nazionali di categoria: dall’inserimento delle quote rosa all’allargamento delle quote di rappresentanza delle opposizioni.
(...) «Il nuovo Dpr prevede che, in un sistema elettorale che è proporzionale puro (chi prende più voti è eletto) ci sia una garanzia delle «minoranze» da sistema maggioritario tale che se un gruppo prende anche solo l’uno per cento dei voti, avrà il 49% dei consiglieri. Perché nella scheda s’è il limite del 50% più uno di votabili rispetto al numero degli eletti. Paradossalmente se tutti votassero gli stesso o un numero minore di eleggibili il Consiglio non avrebbe il numero legale. Un vero pasticcio molto antidemocratico».”

Dall’esterno abbiamo la sensazione, e non solo da oggi, che il mondo politico non abbia molta conoscenza di quello che rappresentino le professioni, oltre ovviamente ad essere una mandria di vacche da mungere fino allo sfinimento. Dopo averci tolto le tariffe minime, dopo averci obbligato a comprare un’assicurazione professionale, a dotarci di un POS, a frequentare corsi inutili per guadagnare crediti inutili, aver spostato la competenza deontologia ai tribunali … ora vogliono applicare l’Italicum anche nell’elezione dei componenti dei Consigli Nazionali.

Ora, sicuramente vista la serie di cambiamenti “eccezionali” a cui ci hanno costretto il rivedere l’organizzazione degli Ordini, e quindi anche delle elezioni, è un passaggio chiave non derogabile, ma visto che il sistema è totalmente a carico nostro (a differenza di altri sistemi, che i vari governi si sono “dimenticati” di toccare) vorremmo che le regole fossero scritte dai nostri organi. Certo, non saranno sempre all’altezza dei nostri desideri, non avranno quelle caratteristiche di “uomini illuminati” che nei nostri sogni desidereremmo, ma almeno sono eletti democraticamente da noi, fanno parte del sistema esso dei professionisti loro stessi, quindi ne conoscono lati positivi e negativi, urgenze ed esigenze, pregi e difetti, e quindi possono dare le “migliori” soluzioni possibili per un costante aggiornamento dell’istituzione.

E se voglia in qualche modo eliminare il dubbio che chi “sta in alto” scriva le regole per mantenere certi ruoli, sarebbe sufficiente introdurre la regola del mandato unico: ogni 5 anni si cambia (in effetti 10 anni sono una vita). Personalmente sarei contrario, perchè un minimo di continuità consente di poter avviare azioni di pi ampio respiro, ma una regola del genere toglierebbe ogni dubbio.

Quindi, come già scritto nell’ultimo mio editoriale: giù le mani dai nostri Ordini, giù le mani dai nostri soldi.

Andrea Dari

Editore INGENIO