Il Sistema Bilaterale delle Costruzioni riunito per rilanciare il welfare

07/07/2016 5012
Il welfare delle costruzioni si rinnova. In assemblea i 300 enti bilaterali per condividere nuovi precorsi di aggregazione.

Casse edili, scuole e comitati paritetici per la sicurezza costituiscono un patrimonio importante per il settore delle costruzioni.
Con le loro attività di gestione delle quote contrattuali previste dal Contratto collettivo nazionale di categoria assicurano ai lavoratori dell’edilizia prestazioni nel campo della previdenza e dell’assistenza della formazione e della sicurezza in cantiere.
Un sistema di 250 realtà territoriali coordinate da tre organismi nazionali, la Commissione nazionale delle casse edili (CNCE), il FORMEDIL, l’ente di coordinamento delle scuole edili del sistema bilaterale delle costruzioni, e la Commissione nazionale per la prevenzione infortuni, l’igiene e l’ambiente di lavoro (CNCPT).
 
E’ questo oggi il Sistema Bilaterale delle Costruzioni, che si è riunito a Roma per discutere di come riorganizzare la rete e rilanciare un welfare a misura del cambiamento profondo che sta caratterizzando le costruzioni italiane.
Al sistema bilaterale italiano delle costruzioni, in cui operano circa 1.800 persone, fanno riferimento oltre 110.000 imprese che devono applicare correttamente gli adempimenti contrattuali. Il sistema delle Casse edili eroga circa un miliardo di euro di gratifica natalizia, ferie, APE e prestazioni a oltre 500.000 lavoratori; la rete delle scuole edili gestisce oltre 13.000 corsi di formazione coinvolgendo 160.000 operai e tecnici del settore, di cui molti sulla sicurezza in cantiere è come enti misti o Cpt autonomi provvede annualmente alla realizzazione delle visite tecniche sul rispetto delle norme della sicurezza sul lavoro in oltre 40.000 cantieri ogni anno.
 
Per un costo di gestione di questi servizi complessivo annuo di circa 150 milioni di euro. “Il nostro sistema – ha affermato Massimo Calzoni, presidente del Formedil, aprendo i lavori, deve confrontarsi con quanto sta avvenendo intorno a noi, sapendo accettare la sfida del cambiamento e del rinnovamento.”
 
Per Calzoni è giunto il momento di rinnovare il sistema attraverso una riorganizzazione basata sull’aggregazione e su un rilancio dei servizi in una logica unitaria, ”definendo alcuni standard unitari e condivisi così da costituire un vero sistema integrato, diffuso sul territorio ma allo stesso tempo riconoscibile come tale, per l’univocità dell’offerta. Un processo non facile, ma inevitabile che deve saper coniugare aspetti di organizzazione e di aggregazione, ma anche nel segno di una vera e propria rifondazione a misura delle nuove esigenze che il mercato delle costruzioni richiede.”
Calzoni ha sottolineato la necessità che le associazioni di rappresentanza imprenditoriale e dei lavoratori chiamati a guidare il sistema della bilateralità edile facciano propria la consapevolezza che diventa urgente superare divergenze e contrapposizioni oggi sterili per rilanciare i valori fondamentali della mutualità e del welfare. “Ciò anche al fine di interloquire con il Governo e il Parlamento affinché si avvii con decisione una vera e propria politica industriale del settore in grado di offrire obiettivi chiari, norme certe e soprattutto consenta una pianificazione in grado di dare stabilità e certezze a un mercato oggi precario, asfittico e che sconta gravi carenze non solo di risorse ma soprattutto di indirizzi e orientamenti. Aspetti fondamentali per raggiungere gli obiettivi che gli analisti indicano della riconfigurazione del sistema italiano delle imprese e una crescita in termini di competenze per quanto riguarda il mondo del lavoro.”
 
Per il presidente della CNCE, l'imprenditore veronese Carlo Trestini" qualsiasi progetto di riforma del nostro sistema deve tenere insieme l’efficienza del sistema con il mantenimento o, meglio, la crescita della qualità servizi e delle prestazioni che esso deve fornire alle imprese e ai lavoratori iscritti. Qualsiasi progetto di riforma deve quindi garantire che la revisione della macchina organizzativa non vada a scapito dell’efficacia dell’azione degli enti nell’assolvimento delle “missioni” ad esse affidati dalla contrattazione collettiva. E allo stesso tempo ne aumenti la qualità e l’estensione uniforme dell’attività in tutti i territori." Trestini ritiene giunto il momento in cui gli enti nazionali non siano più solo enti di “indirizzo, controllo e coordinamento” degli enti territoriali ma anche enti erogatori di servizi nazionali che possono fortemente contribuire all’attività complessiva del sistema bilaterale. "Ci dobbiamo proporre come Sistema Nazionale nei confronti dei nostri referenti, le imprese ed i lavoratori, dotandoci di strumenti in grado di presentarci con chiarezza come un sistema unico. Tra questi l’anagrafica nazionale dei lavoratori iscritti potrebbe consentire di realizzare finalmente il Libretto delle attività e delle capacità lavorative di ciascun operaio da parte delle Casse Edili e degli Enti di formazione professionale e sulla sicurezza. Essere un grande sistema nazionale ci consentirà, attraverso la denuncia unica nazionale, di perseguire un principio fondante del nostro sistema paritetico, quello dell’uniformità dei costi per le imprese e delle tutele per i lavoratori sulla base delle norme contrattuali vigenti nel territorio di attività. Per Franco Turri, segretario generale della Filca-Cisl e vicepresidente della CNCE, ”una bilateralità forte e con un sistema rinnovato può contribuire a riconfigurare il ciclo dell'edilizia, invertendo i processi di destrutturazione del settore per una crescita dimensionale delle imprese e una sempre maggiore qualificazione dei lavoratori. Se consideriamo il settore in un modo nuovo dobbiamo comprendere che il cantiere ha perso centralità e che bisogna partire dalla progettazione, nuovo fulcro del processo costruttivo.” Turri ha ricordato come di fronte a una sempre maggiore segmentazione contrattuale sia necessario ricomporre il mosaico destrutturato oggi dominante ricomponendolo intorno a una visione unitaria di quella che è la nuova edilizia. E in cui si colloca anche il rilancio della bilateralità. “L'obiettivo deve essere quello di affermare e di lavorare per avere imprese e lavoratori regolari, imprese e lavori qualificate.” Per il vicepresidente della CNCE il confronto che si avvierà a breve sulla nuova piattaforma contrattuale nazionale costituisce il terreno su cui ridefinire i percorsi di riorganizzazione del sistema.
 

"Superare logiche localistiche così come comprendere la necessità di abbandonare atteggiamenti autoreferenziali e conservativi sono due aspetti imprescindibili che debbono guidare la riforma e il rilancio del sistema bilaterale dell'edilizia." Sono questi i presupposti da cui partire per Dario Boni, vicepresidente della CNCPT se si vuole realmente affrontare con rigore e in modo efficace il processo di riorganizzazione del sistema. Anche Boni condivide che si debba porre al centro la salvaguardia e la crescita dei servizi a imprese e lavoratori. "Il contratto collettivo nazionale ci deve guidare nell'individuare il percorso migliore per mettere in sicurezza il sistema non per mantenere strutture inefficienti o prive di funzionalità, ma per rafforzare le attività necessarie a ribadire i valori storici della bilateralità, quelli della regolarità, della mutualità, della sicurezza e della condivisine della soddisfazione dei bisogni delle imprese e dei lavoratori." Per il segretario nazionale della Fillea CGIL il rinnovo del sistema passa per la capacità delle parti sociali di perseguire attraverso gli enti bilaterali risultati concreti contro la precarietà e la perdita di valore dell'imprenditorialità seria e regolare così come de lavoro per una nuova stagione. "Spetta a noi - ha ricordato Boni - rilanciare i grandi obiettivi della mutualità sapendoli declinare alla luce delle profonde trasformazioni vissute dal mercato, sapendo rivitalizzare i valori della condivisione e della solidarietà, coniugandole con i nuovi paradigmi della sostenibilità e del l'inclusione sociale."