Mariani, CNI: la sicurezza degli edifici vecchi ed aggregati può essere migliorata

25/08/2016 7218

La redazione di INGENIO ha sentito l’ing. Massimo Mariani, Consigliere CNI, docente e autore di numerose pubblicazioni sul tema del miglioramento di sismico degli edifici storici, per capire se e come sia possibile intervenire su nuclei abitativi simili a quelli colpiti dal terremoto della scorsa notte.

“Certo, è possibile. Ovviamente non per ricostruirle nuovamente o per renderle invulnerabili a qualsiasi tipo di evento sismico. Dobbiamo parlare di miglioramento, l’obiettivo principale è la salvaguardia della salute umana e dei beni edificati.

In questi casi e con questi obiettivi l’intervento di miglioramento deve riguardare le incertezze strutturali che l’edificio che ha.

Faccio un esempio: un tetto ammalorato o mal fatto è una struttura che non solo può creare dei danni all’ultimo piano dell’edificio. Crollando può andare ad insistere sulle murature, che in questi edifici spesso non sono legate, portandole ad aprirsi e quindi ad un crollo dell’intero edificio. Ecco quindi un punto di intervento che non può non essere affrontato.

Potrei fare un esempio analogo pensando ai solai: durante un’azione sismica le murature vibrano in modo asincrono, e se il solaio è appoggiato in modo non adeguato è logico che crollerà, con tutte le conseguenze del caso.

La legatura deformabile è uno degli interventi più appropriati, che dovrà riguardare i diversi livelli, in modo che le pareti non si allontanino asincronicamente. I sistemi di legatura possono essere effettuati in acciaio, ma esistono anche interessanti soluzioni in materiale composite. Ribadisco il concetto, il sistema deve continuare a deformarsi, cosa inevitabile, ma senza arrivare al collasso.

E per migliorare la sicurezza dell’edificio ed intervenire in questi punti di incertezza non occorrono interventi invasivi, e le somme da investire sono spesso affrontabili.

Quindi è possibile fare prevenzione sismica su centri storici tipo quelli di Amatrice o Pescara del Tronto senza snaturarne la natura architettonica ? sì, è possibile.”

Abbiamo chiesto all’Ing. Mariani, che è umbro, di spiegarci perché con due scosse simili Amatrice sia distrutta e Norcia non abbia avuto di fatto problemi.

“Norcia è un esempio di città storica con una buona resilienza sismica, e questo è dovuto proprio alla sua storia di terremoti.
Nel 1859, un anno prima dell’Unità di Italia, Norcia fu l’epicentro di un sisma di forte intensità. L'evento principale si verificò tra le 13.15 e le 13.30 del 22 agosto. I danni più gravi si ebbero a Norcia e nelle vicine Campi, Casali di Serravalle e Capo del Colle. Danni più lievi subirono Abeto, Todiano, Ancarano, Frascaro e Visso. A Norcia circa metà degli edifici crollò e gli altri subirono danni gravi e crolli parziali soprattutto nei piani superiori. Furono particolarmente colpiti i rioni posti "sul pendio della collina verso levante e ponente" e i pochi edifici moderni - generalmente più alti della media di 6/10 m - che furono "tutti atterrati". Morirono “solo” 101 persone perchè a quell’ora molti abitanti lavoravano nei campi. Arrivarono gli ingegneri sabaudi, coordinati dall’ing. Luigi Poletti, che si occuparono non solo dell’emergenza, ma anche di fare tesoro dell’esperienza per pianificare la ricostruzione, e furono date delle regole: le geometrie e le volumetrie delle case dovevano essere semplici, le altezze limitate a due piani … Questa è stata la base che ha reso oggi Norcia più sicura: gli ingegneri decodificarono il terremoto e usarono queste informazioni per ricostruire. Così quando nel 1979 ci fu un ulteriore terremoto nella Valnerina (Civita, Chiavano, Castel Santa Maria e Trimezzo) Norcia ebbe si dei danni ma più limitati, e nella ricostruzione si intervenne nuovamente acquisendo nuove esperienze e competenze, e così nel 1997.
Oggi è la località che ha avuto minori danni. Come vedete l’origine della sicurezza nasce da una prima azione ingegneristica sul territorio di oltre 150 anni fa.”

Fare prevenzione sismica quindi si può, e con risorse comunque limitate. E le normative possono essere un supporto utile per i professionisti ?

“Prima di rispondere vorrei ricordare che il Prof. Giuseppe Grandori, che fu titolare di Scienza delle Costruzioni presso il Politecnico di Milano, e fondatore e primo presidente dell’Associazione Italiana di Ingegneria Sismica, già nel 1980 fece una proiezione sui costi di adeguamento sismico del territorio italiano e posso assicurarle che erano inferiori ai 140 miliardi spesi in questi 30 anni per affrontare le varie emergenze sismiche post terremoto.
Per quanto riguarda la normativa sismica sicuramente sì, può essere di supporto, anche perchè la normativa in questi anni è cresciuta sulla base delle esperienze “purtroppo” fatte. Tra la normativa del 1980 e quella odierna ci sono enormi differenze e oggi possiamo osservare che la vecchia normativa aveva tanti errori tecnici. L’attuale normativa - in fase peraltro di adeguamento -è sicuramente migliore; se dobbiamo trovargli un difetto direi che è troppo analitica, forse si affida troppo alla modellazione. Gli edifici storici sono spesso aggregati, sono stati spesso oggetto di interventi di ristrutturazione, allargamento, sostituzione parziale negli anni tali da renderli, di fatto, incodificabili. E’ impensabile quindi pensare di intervenire in queste situazioni basandosi su una modellazione strutturale del singolo edificio e anche dello stock aggregato. In questo caso l’intervento deve essere definito basandosi sulla esperienza e sensibilità tecnica del professionista. Anche perchè questa “incoerenza architettonica” rappresenta di fatto l’aspetto più caratteristico di questi centri storici ed è impensabile pensare di agire con una ricostruzione degli stessi”.

Infine, abbiamo chiesto all’ing. Mariani quanto le nuove tecnologie siano utili per intervenire in modo più efficace e meno oneroso:

“Ogni progresso tecnologico è utile e va preso in considerazione dal professionista. Ma attenzione ai “guaritori” che arrivano con la ricetta magica. Ricordiamoci che intervenendo su edifici storici ogni novità introduce miglioramenti ma può portare anche dei peggioramenti che devono essere attentamente valutati. Lo abbiamo capito a nostre spese negli anni ottanta e novanta, dove si cercava soprattuto di irrigidire le strutture snaturandole con la sostituzione di solai e tetti rigidi e pesanti e con tagli in breccia dei cordoli che ne alteravano la continuità verticali delle murature viste come sedimentazioni antropiche, per poi scoprire che queste scelte portavano a problemi sulle singole masse coinvolte degli edifici. Io dico sempre nei miei corsi che per migliorare le prestazioni il terremoto "vada assecondato"."