Produzione calcestruzzo: prosegue il crollo, cosa fare ?

ATECAP rende disponibili alla stampa i dati relativi alla produzione del calcestruzzo in Italia, in particolare al primo semestre 2016, che registrano una riduzione del 13,6%.

Un trend che porta la previsione annuale del 2016 a un calo del -9,5% rispetto al 2015: ciò significherebbe chiudere l’anno a poco meno di 23 milioni di metri cubo prodotti, contro i 72 milioni del 2007.

Un crollo distribuito su tutto il territorio,: nord ovest -17,4%, nord est -15,4%, centro e Sardegna -17%, fatta eccezione per le regioni meridionali e per la Sicilia dove la contrazione dei volumi è risultata meno marcata, -6,3%.

Per l’Atecap le ragioni di questa revisione al ribasso delle stime sono sostanzialmente due: l’atteggiamento attendista delle stazioni appaltanti nell’attesa che si completi la definizione del corpo normativo relativo al nuovo codice degli appalti e la debole crescita dell’economia italiana spinta principalmente dal contributo positivo dei consumi interni piuttosto che degli investimenti che non ha consolidato la ripresa.

“Nella seconda parte dell’anno presumibilmente si recupererà solo una parte del calo registrato nei primi sei mesi del 2016. Molte aziende contano su una ripresa del portafoglio ordini che però si trasforma a fatica in produzione a causa dei blocchi e dei ritardi nella cantierabilità delle opere a cui fornire calcestruzzo, con un conseguente rischio in termini di credito e pagamenti. Gli investimenti in costruzioni restano purtroppo ancora al palo e non sembrano esserci, almeno nell’immediato, le condizioni per un’effettiva ripresa. Dopo dieci anni di calo ininterrotto dei volumi il settore del calcestruzzo preconfezionato è un comparto industriale logoro con una struttura produttiva altamente sovradimensionata.” Questo il commento di Andrea Bolondi che rappresenta i produttori italiani di calcestruzzo preconfezionato.

Su questo crollo avevamo qualche prima anticipazione nel mese di luglio proprio su inCONCRETO (http://www.inconcreto.net/Notizia/7326/Produzione_di_Calcestruzzo:_la_crisi_non_si_assesta.html), basandoci sui dati del cemento e sul rapporto ATECAP 2016 (visibile a questo LINK ): in termini di volumi, la produzione di calcestruzzo era passata da ca 72,5 milioni di mc nel 2007 ad 25,2 milioni nel 2015, con due picchi, rispetto alla media, nel 2009 (-10,0 milioni di mc) e nel 2012 (-12,7 milioni di mc).

Come uscire da questa situazione ? in un mio Editoriale sul numero 138 di INGENIO avevo provato a fare alcune riflessioni (Cosa dovrà accadere per ridare Valore alla filiera del Calcestruzzo ? riflessioni -  LINK ) evidenziando la necessità che la filiera esca da una posizione attendista e cambi sia il modello di proposta che l’approccio all’innovazione.

Abbiamo provato a chiedere qualche commento su questo punto ad alcuni produttori di calcestruzzo.

Per Giuseppe Marchese, Consigliere Delegato di Calcestruzzi, occorre uno sforzo dell’intera filiera per uscire dalla crisi. L’attenzione ai temi dell’innovazione di prodotto, della sicurezza, della legalità, della sostenibilità, che Calcestruzzi e altre aziende del settore stanno portando avanti da tempo, deve permeare tutto il settore delle costruzioni. Abbiamo bisogno di nuovi impulsi e nuovi incentivi per la ricerca, di un salto di qualità nella progettazione, di un nuovo approccio nello studio dei materiali da costruzioni, una maggiore attenzione alle nuove tecniche di costruzione, ad esempio con l’utilizzo del BIM. Il settore dovrebbe porsi l’obbiettivo di prescrivere e utilizzare materiali sempre più tecnologici con performance tali da consentire un reale risparmio energetico e un miglior isolamento acustico, per garantire sicurezza e un maggior comfort abitativo, al fine di riqualificare il patrimonio edilizio. Per questo è necessario anche una razionalizzazione del corpo normativo che ancora non tiene conto di queste e di altre esigenze del settore.

Per Paola Colaiacovo, Amministratore Delegato di COLABETON, questa crisi decennale del settore del calcestruzzo deve vedere una revisione profonda sia del modo di fare produzione e sia della relazione con il cliente/committente.
Purtroppo nel nostro Paese dobbiamo passare per tragedie, come quella dell’ultimo terremoto, per comprendere quanto sia importante affidarsi a produttori di calcestruzzo seri, strutturati, con organizzazioni tecniche avanzate, impegnati nell’innovazione tecnologica. Il mercato e le normative dovrebbero favorire l’innalzamento della qualità degli operatori e del prodotto messo in opera, marginalizzando chi non fa bene il proprio mestiere. Solo un esempio: purtroppo la certificazione FPC non ha funzionato e ci sono oggi ancora impianti non dotati di automazione che sono stati qualificati.
Colabeton ha puntato da sempre sulla qualità dei propri calcestruzzi, che sono idonei ad ogni necessità applicativa, e su servizi al cliente di eccellenza. Non solo. Stiamo lavorando fortemente per adeguare la nostra offerta ad un mondo sempre mutevole e che ha bisogno di innovazione continua. Non siamo fermi, la crisi per noi è stata non un freno, ma uno stimolo a progredire ulteriormente e a breve, durante il prossimo SAIE di Bologna, presenteremo novità importanti e interessanti per il mercato. Un mercato che a nostro giudizio ancora soffrirà in termini di consumi nei prossimi mesi. La nostra previsione infatti è di chiudere il 2016 su livelli produttivi inferiori rispetto ai 23 milioni di mc ipotizzati in precedenza dal nostro centro studi.

Per Giuseppe Ruggiu, produttore e consigliere ATECAP, nonché presidente degli Industriali di Oristano, il primo problema riguarda la burocrazia normativa che impedisce che lavori pubblici da tempo programmati ed affidati possano partire: situazioni di questo tipo pesano sulle aziende che oltre a veder ridotto il proprio mercato hanno anche problemi nella programmazione degli investimenti e nella gestione delle risorse. Ma il problema è anche interno: manca una normativa che permetta una selezione qualificata dell’offerta. Oggi spesso il mercato è dominato da chi non investe in macchine, impianti, tecnologie e servizi e quindi può perseguire politiche di prezzo che si basano unicamente sul risparmio alla fonte. La conseguenza è che si peggiora l’immagine del prodotto, a vantaggio di soluzioni tecniche concorrenti, e le aziende serie che invece questi investimenti li fanno soffrono più di altri e spesso sono le prime a doversi arrendere. La certificazione FPC ha fallito, occorrerebbe quindi qualche provvedimento più serio che alzi l’asticella per l’accesso al mercato del calcestruzzo, perchè non sia più possibile fornire calcestruzzo con impianti tenuti su dalla ruggine, con autobetoniere che assomigliano a residuati bellici affidate a padroncini che non effettuano alcun controllo. La probabile soluzione a questa crisi sta quindi in una ristrutturazione dell’offerta, basata su normative cogenti più serie e applicate con rigore, e una razionalizzazione della filiera. Per quanto riguarda la domanda dovremmo tornare a sostenere un’azione, come abbiamo fatto con il progetto Concrete, di informazione delle stazioni appaltanti e dei professionisti perchè siano più attenti nella fase di qualifica dei fornitori e di controllo delle forniture.

Per Salvatore Avallone, produttore e consigliere ATECAP, il mercato oggi è legato più del passato a singoli e importanti lavori pubblici. E’ quindi fondamentale che, da un lato la selezione dei fornitori avvenga su principi che riguardano aspetti etici, organizzativi e qualitativi e dall’altro che vi siano utili strumenti normativi.
Per quanto riguarda l’offerta, per Avallone la scelta che il produttore di calcestruzzo deve compiere è quella della qualità, del servizio e dei prodotti, ed è necessario che l’azienda abbia un proprio laboratorio tecnologico.
La presenza di un laboratorio interno, assicura un controllo costante della produzione. 
E' l’elemento chiave per la garanzia di qualità al cliente, ma al tempo stesso, consente all’azienda di essere al passo con l’evoluzione tecnologica, fornire prodotti che hanno la capacità di soddisfare i requisiti espressi ed impliciti della commessa in modo migliore e,  rappresentare un valore aggiunto non solo per il cliente ma anche per il fornitore.
L’innovazione tecnologica ed il controllo dei materiali, rappresentano peraltro lo scheletro di una scelta etica su cui si può basare una vera selezione dell’offerta e una riqualificazione del mercato.