Come cambia la domanda di abitazioni? Oltre 1/3 delle famiglie con difficoltà all’acquisto

07/10/2016 4204
A Urbanpromo social housing i dati e le proiezioni del Cresme. Nella proiezione al 2024 solo il 20% delle famiglie potranno accedere al libero mercato delle compravendite. Tra i cambiamenti già in atto una fascia media che perde capacità di reddito a favore di una forbice che si sta sempre di più ampliando tra famiglie sempre più in difficoltà e famiglie sempre più ricche.
 
Una domanda soggetta a forte cambiamento, tale da rivoluzionare quelli che fino a oggi sono stati punti fermi e concezioni comuni della cultura dell'abitare nel nostro Paese.
Ieri, a Torino, al Polo del '900 nella giornata di apertura di Urbanpromo social housing, il Cresme ha presentato le anticipazioni di una ricerca commissionata da Cdp Investimenti Sgr, Fondazione Housing Sociale e Legacoop abitanti.
 
LE PREVISIONI CRESME. L'orizzonte di previsione arriva fino al 2024. Le stime effettuate con l'ausilio del sistema informativo Demo/SI definiscono una domanda così articolata: la media annua delle nuove famiglie nel decennio 2015-2024 sarà 460.477 unità. Nello stesso periodo, si estingueranno mediamente 329.805 famiglie. Il saldo sarà quindi positivo, ma valutando la capacità reddituale in rapporto ai valori di mercato, si valuta che un terzo della domanda futura potrà avere seri problemi di accesso al libero mercato delle compravendite, un altro cinquanta per cento circa si potrà orientare all'edilizia convenzionata mentre circa il venti per cento della domanda primaria, quindi, poco meno di 91mila famiglie l'anno, sembrerebbe essere in grado di accedere senza problemi al libero mercato.
 
EFFETTI MIGRATORI E ETA’ DELLA POPOLAZIONE. A questi si aggiungono i cambiamenti determinati dalle migrazioni indotte dalla crisi e dall'invecchiamento della popolazione.
 
Tenderanno ad aumentare progressivamente gli abitanti over 50, mentre tra gli under 50 ci sarà un numero crescente di stranieri. Si osserva un costante flusso di emigrazione dalle regioni meridionali a quelle centro - settentrionali (oltre 500mila residenti in tre anni) e, in generale, la popolazione prevalentemente giovanile emigra dall'Italia verso l'estero (quasi 140mila in tre anni).
 
I dati mostrano come le classi d'età più giovane soffrono maggiormente (anche per la maggiore presenza di immigrati stranieri) di debolezza reddituale legata alle deboli opportunità di lavoro generate dalla crisi.

Tra i cambiamenti già in corso nel campo del mercato di abitazioni, destinati ad accentuarsi, tra le altre cose si osserva già che quella che era l'ossatura dell'economia delle famiglie si polverizza, la fascia media che rappresentava ed incarnava il mercato abitativo con gli acquisti di prime case, di abitazioni per i figli, che sostituiva una casa per migliorare la qualità e la localizzazione, oggi ha perso capacità di reddito; in una sorta di doppia scala sociale, un'ampia quota di famiglie che componevano la domanda media è scesa di un gradino ed una quota più contenuta di chi mantiene potere d'acquisto è salita di un gradino.

Questi ultimi si orientano sulle nuove costruzioni performanti e in localizzazioni top, le riqualificazioni di alto livello in aree urbane dalla elevatissima appetibilità (città d'arte e storiche, condizioni ambientali d'eccellenza, zone di moda o trendy). Chi scende invece va a incrementare la già nutrita schiera di famiglie che fatica a quadrare i bilanci e che si colloca, dal punto di vista della domanda abitativa, tra l'assistenza al reddito e il low cost, passando per il sostegno all'affitto e arrivando al social housing, dove la risposta della locazione assume valori più importanti rispetto al passato.