Zambrano: "Servono riforme capaci di imprimere un'accelerazione allo sviluppo delle attività professionali"

 Il nuovo Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI) guiderà per il quinquennio 2011 – 2016 una squadra composta da 15 consiglieri con l’obiettivo di impegnarsi in prima linea sulle questioni più urgenti che riguardano la professione.

Presidente Zambrano, vista la difficile situazione economica in cui versa il Paese, come si prospettano i prossimi anni per il mondo dell’ingegneria e, in particolare, cosa si aspetta dal nuovo anno?
I provvedimenti che il Governo sta elaborando in chiave economica spero possano rilanciare la crescita del Paese e, nello specifico, l'economia. Per il mondo dell'ingegneria auspichiamo che possano concretizzarsi riforme rigorose coadiuvate da azioni fortemente incisive. Riforme, in sostanza, capaci di imprimere un'accelerazione allo sviluppo delle attività professionali con nuove opportunità di business. Si tratterebbe di un cambio di passo significativo per l'intera categoria e, parallelamente, per l'intero comparto industriale in considerazione di uno scenario caratterizzato, negli ultimi anni, da una grave stagnazione dell'economia. Una svolta che attendiamo da tempo e che crediamo debba passare, soprattutto, per una forte attenzione all'ambiente ed al territorio del nostro Paese. Non ci possono essere infatti progresso e sviluppo reali senza l'introduzione di importanti normative a tutela della sicurezza dei cittadini, della qualità delle costruzioni e, in particolare, dell'assetto idrogeologico. Inoltre, vanno approvate, con il contributo degli Ordini, norme che snelliscano e riducano tempi e costi delle procedure in materia edilizia, affidando ai professionisti importanti compiti di certificazione in sostituzione degli enti, oggi in sofferenza per il rilascio di pareri ed autorizzazioni. Anche per le opere pubbliche, è fondamentale la semplificazione delle procedure, eliminando troppi passaggi burocratici inutili se non, addirittura, dannosi.

Il rinnovo totale dell’intera compagine consiliare ha un obiettivo chiaro: lavorare a pieno ritmo sulle problematiche ancora irrisolte, ma inderogabili, della professione. Tra le priorità individuate, quali le proposte per far fronte alla riforma delle professioni?
La riforma delle professioni è senz'altro una delle priorità di questo nuovo Consiglio Nazionale degli Ingegneri. È un tema che abbiamo valutato talmente strategico da inserirlo tra i punti cardine del nostro programma elettorale. Crediamo infatti che sia assolutamente necessaria una riforma coerente con i cambiamenti della società e con le mutate esigenze del mercato, ma anche con la natura degli ingegneri, naturalmente portata a valutare positivamente le innovazioni. Tra l'altro siamo convinti che confrontarsi con il mercato non possa nuocere alla nostra professione che si caratterizza per l'eccellenza delle competenze e l'elevata professionalità. È da tempo che siamo “liberalizzati”: non è stato posto alcun vincolo all’accesso agli Albi, se non il superamento dell’esame di Stato, che avviene, nella stragrande parte dei casi, con esiti positivi. Riteniamo altresì fondamentale collaborare con le altre categorie professionali. Quello che, in questo particolare momento, può fare la differenza è, in effetti, l'aspetto della concertazione e della qualità. Ecco perché, ad esempio, intendiamo batterci per difendere il ruolo primario della categoria nella gestione dei servizi intellettuali che non possono essere appaltati agli industriali. Ed ecco perché diciamo no alle società di capitale così come concepite ora. Consentire infatti a soggetti terzi – non professionisti - di detenere la maggioranza delle imprese operanti nel settore dei servizi ingegneristici favorisce la mera logica del profitto. C’è il rischio, concreto, di consegnare a centri di interesse, ben individuati, il compito di salvaguardare i diritti e la sicurezza dei cittadini che, invece, la stessa Costituzione affida ai professionisti. Ci batteremo a tutela della qualità e dell'etica professionale; per questo chiediamo con forza di correggere le previsioni dell'art. 10 del D.L. 183/2011, anche nella fase del regolamento attuativo. Se infatti siamo possibilisti sull'ingresso dei soggetti terzi nel capitale delle società, siamo anche convinti che debba valere solo per quote di minoranza.
Inoltre, è fondamentale che le società operino sul mercato con gli stessi obblighi dei professionisti e quindi: iscrizione agli Albi, rispetto dei codici deontologici, uguale fiscalità, anche previdenziale, ecc.
Nell'ambito della riforma delle professioni, un nodo importante riguarda la modalità di accesso degli ingegneri al mondo del lavoro, ovvero l'introduzione del tirocinio. Cosa ne pensate?
È un argomento molto delicato in relazione al quale non possiamo non evidenziare come vi sia una contraddizione tra “liberalizzazione” e “tirocinio”, cioè inserire tra la conclusione del ciclo di studi e l’attività professionale un “impedimento”, per di più retribuito con congruo compenso. A nostro avviso andrebbe articolato molto bene per evitare che diventi un ostacolo per le nuove generazioni di professionisti e per attuarlo in maniera proficua.

Un altro tasto dolente riguarda le tariffe professionali. Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri guarda con interesse al modello tedesco, con una parcella legata alla qualità della prestazione. Questa potrebbe dunque rappresentare la soluzione ideale?
Secondo noi, vanno superate le posizioni troppo rigide; il nostro atteggiamento è del tutto positivo ed aperto al confronto con modelli che puntino all’efficienza. Le tariffe vanno senz'altro rapportate alle prestazioni, ovvero occorre corrispondenza tra qualità delle prestazioni e tariffe applicate.

Una tariffa correlata alla qualità, alla complessità della prestazione e anche al tempo di esecuzione può garantire l’utente e ridare decoro e prestigio alla professione ingegneristica?
Il vero problema non risiede tanto nella formulazione della tariffa quanto, piuttosto, nell'atteggiamento verso il committente. A nostro avviso, è positiva l'obbligatorietà della definizione preventiva del compenso commisurato all'effettiva prestazione erogata. L'unica garanzia, in definitiva, è concordare la qualità e la professionalità dello svolgimento del lavoro. Per le opere pubbliche occorre poi individuare, con meccanismi oggettivi, la base del compenso professionale e, quindi, rendere obbligatorie procedure di gara che escludano il massimo ribasso come criterio di scelta.

Di che tipo deve essere la formazione del futuro ingegnere perché la qualità del professionista possa migliorare, nell’interesse non solo dell’ingegnere, ma anche della collettività?
La formazione è senza dubbio fondamentale per il futuro ingegnere e ad, oggi, purtroppo è una nota dolente. Sul fronte universitario ci stiamo battendo da tempo affinché venga privilegiato un percorso di studi mirato e compiuto che privilegi il percorso unico di formazione quinquennale. Gli ingegneri hanno bisogno di competenze articolate e variegate, di ampio valore anche culturale, aspetto che è andato scemando con l'introduzione del ciclo di studi 3+2. In tal senso, ci auguriamo che venga privilegiata l'impostazione originale o che, perlomeno, si avvino autonomi cicli quinquennali più formativi. D'altronde, noi stessi, come ordine professionale, puntiamo da sempre sulla formazione continua perché consapevoli della sua importanza. E quest'anno, tra le numerose attività in cantiere, abbiamo deciso di far decollare la Scuola di Alta formazione del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, un progetto di notevole spessore da portare a compimento. Pensiamo infatti ad un tipo di percorso che non porti solo alla raccolta di un punteggio utile per crediti formativi, ma che renda visibile anche la qualità dei professionisti con verifiche accertabili e consultabili anche dagli stessi committenti, con l’individuazione di vari livelli di specializzazione.

Il 1° marzo a Roma si è tenuto il Professional Day, La Giornata delle Professioni, una sorta di massiccia mobilitazione di tutte le professioni italiane. Cosa si attendeva da questa iniziativa?
L’incalzare di una legislazione frammentata e confusa in materia di libere professioni non è più tollerabile. È per questa ragione che abbiamo deciso di far sentire la nostra voce, in maniera unitaria. La manifestazione del 1° marzo a Roma ha rappresentato dunque un'occasione per affrontare tutte le questioni irrisolte legate agli ultimi provvedimenti del governo che hanno creato non poche difficoltà, anche di natura interpretativa, alle professioni. Nello specifico, su alcuni aspetti siamo particolarmente rigidi, come per la modalità in cui sono state disciplinate le società tra professionisti. Come categoria stiamo anche affrontando un momento storico particolarmente critico a causa della negativa congiuntura economica. Le professioni tecniche vivono infatti con profondo malessere la mancanza di finanziamenti delle opere pubbliche, la diffusa complicazione della normativa sui lavori pubblici oltre alle complesse procedure per il project financing. Anche per questo auspichiamo con forza una riforma organica che normi e rilanci le professioni, dando loro un ruolo di centralità nella crescita e nello sviluppo del nostro Paese.

Da ultimo, tra le tematiche urgenti, una priorità va data sicuramente al territorio e all’assetto idrogeologico. Quali le politiche, gli aspetti tecnici, le soluzioni possibili per affrontare questa problematica?
La tematica del territorio e dell'assetto idrogeologico non solo è una delle nostre priorità, è anche un ambito molto complesso e delicato che necessita di professionalità esperte e capaci di lavorare in sinergia. In tal senso, abbiamo inaugurato una fase di maggior dialogo con i colleghi geologi per intervenire congiuntamente sugli aspetti più urgenti in maniera decisa e mirata. Non esiste – ne siamo convinti - una categoria più depositaria di un'altra di competenze, c'è invece la necessità di elaborare una sintesi condivisa del quadro di potenziali rischi da sottoporre ai Governi locali e nazionale. Lo scopo, ovviamente, è quello di individuare azioni preventive e di tutela del territorio che possano tradursi in proposte operative concrete a salvaguardia di tutti i cittadini.