Il riciclaggio delle materie prime seconde in tecnica stradale

08/05/2012 2236

La costruzione di strade, è noto, comporta l’utilizzo di una quantità notevole di risorse naturali non rinnovabili. D’altro lato, i lavori di manutenzione e di riabilitazione del patrimonio viario esistente fanno sì che annualmente vengano prodotte grandi quantità di materiali di risulta da dismissioni degli strati ammalorati delle pavimentazioni, con gravi implicazioni di carattere ambientale. Il ritrattamento, vale a dire la riutilizzazione dei materiali stradali esistenti e l’impiego di scarti nella costruzione di strade, è tecnica molto antica . Già i Romani impiegavano nelle loro strade qualsiasi sorta di rifiuto a loro disposizione. Oggi le ragioni per il riutilizzo dei rifiuti possono differire nelle diverse parti del mondo, ma la comune coscienza che sia necessario muoversi nella direzione di uno sviluppo sostenibile ha avuto forte influenza sullo sviluppo delle tecniche di riciclaggio. Nondimeno, a tutt’oggi le condizioni economiche risultano determinanti per il riutilizzo dei materiali di scarto. In tecnica stradale, il riciclaggio di materiali provenienti da dismissioni di pavimentazioni viene definito come il reimpiego di materiali stradali esistenti nella costruzione delle strade, con o senza modifiche delle caratteristiche dei materiali stessi.
La progressiva rarefazione delle fonti di granulati idonei all’impiego, la difficoltà di reperimento di luoghi per il conferimento a discarica, i possibili benefici economici e le combinazioni di tali fattori hanno stimolato lo sviluppo delle tecniche di ritrattamento, soprattutto nel corso degli ultimi decenni. Lo sforzo di ricerca si è dunque da tempo concentrato sullo sviluppo di tecnologie che consentano il riciclaggio della maggior quantità possibile di materiali stradali interessati da fenomeno di degrado strutturale, ma di per sé ancora dotati di elevate qualità intrinseche.
Esistono numerose possibilità di ritrattamento: la scelta da compiersi dipende certamente da vincoli tecnici, ambientali e, soprattutto, economici. Gli approcci forniti dalla letteratura variano da paese a paese a seconda dei bisogni, delle esigenze specifiche, delle tecnologie e delle risorse presenti localmente. In ogni caso, l’approccio prescelto e la particolare soluzione di riciclaggio deve rispondere alle esigenze di natura tecnica della manutenzione o della riabilitazione, alle funzioni svolte dalla strada in studio nel contesto di rete, alle politiche nazionali dello sviluppo sostenibile ed a considerazioni di tipo economico.

Generalità sulle tecniche di riciclaggio del fresato stradale
Esistono diversi tipi di classificazione delle tecniche di riciclaggio attualmente disponibili, a seconda che si consideri:

  • il luogo nel quale viene effettuata la miscelazione (in situ o in centrale);
  • la temperatura del processo (a freddo o a caldo);
  • le caratteristiche dei materiali da ritrattare (materiali legati a bitume o materiali non legati);
  • il tipo di legante da utilizzarsi nel trattamento (cemento, calce e cemento, emulsione bituminosa, schiuma di bitume, cemento con emulsione o con schiuma di bitume, solo bitume).

La tecnologia del riciclaggio a freddo è quella che oggi consente il massimo reimpiego di materiali preesistenti. Tale tecnica, realizzata in situ o in impianto, fa ricorso all’introduzione in miscela di un legante aggiuntivo in forma liquida che non necessita, quindi, di alte temperature di miscelazione. Di grande interesse, senza dubbio, sono le applicazioni in sito che consentono di ricostituire la pavimentazione per rispondere a specifici obiettivi manutentivi o di riabilitazione della strada, in svariate situazioni.
Vantaggi conseguenti all’adozione di tale tecnica, quando paragonata ai tradizionali interventi di riabilitazione con ricariche, sono, ad esempio:

  • il risparmio di materiali vergini (granulati, bitume) grazie al riutilizzo in tutto o in parte dei materiali sul posto, il che rappresenta un’importante economia per l’Ente Gestore;
  • la riduzione delle spese per l’energia necessaria per l’essiccazione, il trasporto, ecc. dei materiali, quando si consideri l’intero ciclo di produzione dei granulati;
  • la riduzione dei bisogni di trasporto dei materiali da approvvigionare per i lavori;
  • la possibilità di una rapida riapertura alla circolazione del tronco stradale riabilitato.

Da un punto di vista tecnico, il riciclaggio a freddo in situ con emulsione o schiuma di bitume consente:

  • di ritrattare anche solo una corsia per volta, in relazione alle necessità;
  • di correggere, il profilo trasversale della pavimentazione ed i difetti di regolarità nel campo delle brevi lunghezze d’onda del profilo longitudinale;
  • di ridurre gli sforzi esercitati su supporti di debole portanza, durante l’esecuzione dei lavori, rispetto alle tecniche tradizionali di scavo dei materiali in situ.

Le tendenze in atto
Lo sviluppo tecnologico, negli ultimi decenni, nel campo delle macchine specializzate nel ritrattamento in situ delle strade ha permesso di migliorare in maniera significativa il controllo e l’omogeneità dei lavori , con il risultato di una migliore qualità e durabilità dei prodotti. Di conseguenza, in ragione dei numerosi vantaggi forniti dal ritrattamento a freddo in situ dal punto di vista dell’impatto ambientale (risparmio energetico e di risorse naturali non rinnovabili, riduzione dei bisogni di trasporto dei materiali necessari per lo svolgimento dei lavori, ecc.) e dell’economia di progetto (specialmente quando si applichi un’analisi dei costi su tutto il ciclo di vita), è da ritenere che tale tecnica troverà sempre più larga diffusione rispetto agli altri sistemi di riciclaggio e come alternativa possibile alle ricariche realizzate con conglomerati bituminosi confezionati a caldo.
Non solo le realtà accademiche e della ricerca scientifica, ma anche e soprattutto quelle imprenditoriali hanno da tempo concentrato il proprio interesse in tale campo, sollecitando in questo senso studi sempre più numerosi per una migliore comprensione delle potenzialità delle tecniche di riciclaggio come pure un trasferimento di tecnologie che consenta di mettere a punto specifici cicli produttivi innovativi che siano in grado di sfruttare le potenzialità residue dei materiali di scarto in esame. Ovviamente, tali cicli produttivi sono da considerarsi fattibili solo quando globalmente il reimpiego dovesse risultare più vantaggioso per l’ambiente rispetto allo smaltimento o alla fabbricazione di nuovi prodotti.
 

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