Il sisma in Emilia - Intervista a Gaetano Manfredi, Presidente ReLUIS

01/06/2012 3753

In seguito alle recenti e terribili scosse che hanno colpito l’Emilia, INGENIO ha intervistato Gaetano Manfredi, ProRettore dell’Università degli Studi Federico II di Napoli, Professore Ordinario di Tecnica delle Costruzioni presso l’Università degli Studi Federico II di Napoli e Presidente della Rete dei Laboratori Universitari di Ingegneria Sismica (ReLUIS), che sta collaborando con la Protezione Civile alle attività di supporto all’emergenza in Emilia ed è già operativa sul campo nelle zone colpite.

 


 Professore, come possibile che in una zona fino a poco tempo fa giudicata non sismica accadano una serie di terremoti come questi ?

L'area interessata dal terremoto è classificata come area a bassa probabilità di accadimento di evento sismico. Significa che i terremoti hanno bassa intensità ed avvengono raramente. Le due condizioni si sono verificate in Emilia. 5.9 è una magnitudo medio-bassa ed erano più di 500 anni che non vi era una crisi sismica. Il problema è che la classificazione sismica è stata molto recente e tutti gli edifici crollati non era stati progettati pertanto con criteri antisismici. Il problema è stato il ritardo dell’adozione della nuova mappa sismica che è avvenuta solo nel 2003. Tutte le costruzioni realizzate nella zona epicentrale prima di questa data non hanno nessuna capacità di resistere alle azioni sismiche. Oggi in quelle zone basta costruire seguendo la nuova norma tecnica e le mappe di pericolosità esistenti per essere sicuri.

In un futuro prossimo sarà possibile creare un sistema di allerta che permetta di lasciare gli edifici prima del sisma ?

L'adozione di un sistema di allerta può essere utile per la disattivazione automatica di impianti a rischio o reti di distribuzione. Per gli edifici ordinari l'unica prevenzione è una buona costruzione antisismica.

Sono crollati moltissimi capannoni industriali e commerciali, con la perdita di vite umane. La causa dei collassi è riconducibile alla magnitudo del sisma?

Sicuramente l’intensità del sisma è un fattore importante nel crollo di una struttura, ma in questo caso ha avuto un ruolo determinante la grande vulnerabilità di questa tipologia strutturale.
I capannoni nella maggior parte dei casi sono stati costruiti senza dettagli sismici, peraltro non richiesti dalla normativa dell’epoca di costruzione. Quindi nodi tra travi e colonne senza connessioni meccaniche e piccoli appoggi. Tegoli di copertura semplicemente appoggiati. La maggior parte dei collassi è dovuta alla caduta delle travi dagli appoggi per limite di spostamento. Per evitare questi problemi è necessario introdurre delle connessioni meccaniche in corrispondenza degli appoggi. In questo caso è possibile per la struttura sopportare le azioni sismiche.


Il Consorzio ReLUIS ha pubblicato un Report fotografico realizzato il 29 maggio a Mirandola, che illustra i danni causati dalle scosse.

Vedi il Report fotografico