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Il sisma in Emilia - Intervista a Gian Michele Calvi, Presidente Fondazione Eucentre

Il sisma in Emilia - Intervista a Gian Michele Calvi, Presidente Fondazione Eucentre

Data di Pubblicazione originale dell'articolo: 4/6/2012

In seguito alle recenti e terribili scosse che hanno colpito l’Emilia, INGENIO ha intervistato Gian Michele Calvi, Presidente Fondazione Eucentre e Professore Ordinario di Tecnica delle Costruzioni presso l'Istituto Universitario di Studi Superiori di Pavia

Professore, perché strutture anche di recente costruzione sono crollate in modo così diffuso?

Il terremoto ha colpito una zona che fino alla pubblicazione dell’OPCM 3274/2003 era classificata come “non sismica”.
Anche dopo il 2003 non vi è stata obbligatorietà di applicazione di norme tecniche moderne sino al decreto che ha seguito il terremoto di L’Aquila, nel 2009.
Dunque cominciamo a chiarire un punto: le strutture costruite prima del 2003 avevano, da un punto di vista normativo, il diritto di crollare.
Si potrebbe allora pensare di girare domanda: perché non tutte le strutture sono crollate? E perché parrebbe che ci sia stata una forte concentrazione di danni e collassi sull’edilizia di tipo industriale e commerciale, su capannoni prefabbricati normalmente di un solo piano?
La risposta è facile: perché sono strutture particolarmente vulnerabili se non vengono prese in considerazione alcune misure in fase progettuale e costruttiva. Per la diabolica capacità del terremoto di mettere a nudo le debolezze nascoste di una struttura.
Mi spiego.
Un edificio a telaio o a pareti in calcestruzzo può crollare a seguito di una progressione di danni locali a diversi punti della struttura, con fessure, snervamento dell’acciaio, staffe che si aprono, eccetera. Tutto ciò comporta comunque necessità di dissipare energia e potrebbe in molti casi salvare un edificio anche in assenza di applicazione di norme sismiche.
Un capannone costituito da pilastri isostatici alla cui sommità sono appoggiate le travi, senza una specifica connessione tra i due elementi, può risultare distrutto semplicemente perché la sommità dei pilastri si sposta e le travi perdono l’appoggio. Senza danni significativi ad alcun elemento strutturale.
Meccanismi simili possono riferirsi al collegamento tra pannelli di copertura e travi, o tra pannelli di tamponamento e travi.
Spesso la buona progettazione e la buona costruzione si fanno con pochi accorgimenti, e con pochi soldi. 

In che misura è colpa dei progettisti?

Le colpe dei progettisti possono essere molte e rilevanti, ma in generale non in un quadro di responsabilità giuridica: sotto questo profilo la sicurezza degli edifici andrebbe verificata solo nel contesto delle norme in vigore al momento della costruzione.
Credo che saranno pochi i casi in cui saranno verificate responsabilità oggettive di progettisti e costruttori.
Quali colpe dunque?
Quella di avere accettato di trasformare la sapienza di una professione antica e la responsabilità etica delle scelte nell’applicazione di una serie di regole.
Allora si dica però che le colpe cominciano dal potere, cui importa essenzialmente che un problema non si ponga durante il proprio mandato, dai mezzi di comunicazione, che tra un mese parleranno d’altro, dai committenti, che enfatizzano il risparmio rispetto alla qualità ed alla competenza.

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