Peduto - Geologi: ripristinare le province per migliore controllo idrogeologico del territorio

La lunga siccità dell'estate 2017 verrà ricordata per molti anni, ma si spera che gli effetti sul territorio non rendano indimenticabile anche l'autunno delle pioggie. Per fare il punto sulla situazione, Andrea Dari, Editore di INGENIO, ha intervistato il PRESIDENTE del CNG-Consiglio Nazionale dei Geologi, il dott. FRANCESCO PEDUTO

Andrea Dari (AD)
Presidente,
è sempre più emergenza acqua. D’estate lunghi periodi di siccità incidono sul territorio modificandone l’assetto,
impermeabilizzando i terreni, mettendo in crisi interi comparti, a cominciare quello ortofrutticolo. In autunno violenti fenomeni meteorici provocano frane, smottamenti,
alluvioni. Non trova che un piano idrogeologico nazionale dovrebbe essere tra le priorità del Paese?

Francesco Peduto (FP)
Senza alcun dubbio.
E se sul fronte del dissesto idrogeologico una strada è ormai stata intrapresa, con l’istituzione della Struttura di Missione “Italiasicura”, non è così per quanto riguarda la tutela e l’utilizzo delle risorse idriche, uno dei temi “scottanti” di questa estate a causa della siccità e della conseguente carenza idrica. A causa della siccità, secondo Coldiretti 2/3 dell’Italia e dei campi coltivati lungo la Penisola sono rimasti a secco e i danni, a fine luglio, superavano già i due miliardi di euro nel settore agricolo; diverse regioni, inoltre, hanno chiesto lo stato di calamità naturale.
Di fronte all’emergenza verificatasi, il Consiglio Nazionale dei Geologi è intervenuto in più occasioni, con comunicati stampa ed interviste radio-televisive, evidenziando l’importanza di mettere in campo azioni e percorsi virtuosi e la necessità di una pianificazione e programmazione dell’utilizzo della risorsa, ricordando il ruolo chiave e il contributo che i geologi, con i loro saperi e le loro competenze, possono fornire in materia.
Ricordo con rammarico, a tal proposito, che quando tutti parlavano solo di emergenza rifiuti nel 2011, il Consiglio Nazionale dei Geologi, con lungimiranza ma inascoltati dalle istituzioni e dal governo, lanciò un grido di allarme, organizzando un Convegno nazionale dal titolo “Fino all’ultima goccia”, preannunciando quella che sarebbe stata la vera emergenza del futuro che, purtroppo, è già realtà.

AD
Come ha ricordato, dopo le alluvioni di qualche anno fa il governo ha istituito la Struttura di missione contro il dissesto Idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche. L’obiettivo della Presidenza del Consiglio era quello di "voltar pagina e di accelerare gli interventi necessari e urgenti per pianificare l’opera pubblica nazionale di cui l’Italia ha bisogno, coordinando il gioco di squadra con tutti gli enti e le amministrazioni competenti a vario titolo e in tutti i territori, con una decisa azione di stimolo, supporto, monitoraggio, controllo.” Ebbene, Presidente, questo cambio di pagina c’è stato? E se sì con quali risultati?

FP
Con “Italiasicura”, la Struttura di Missione sul dissesto idrogeologico, il governo ha voluto dare un segnale importante, che va nella direzione di mettere finalmente mano ai problemi legati alla difesa del suolo: per la prima volta l'Italia investe sulla protezione del territorio e sulla prevenzione anziché concentrarsi sull'intervento in fase di emergenza. Si realizza così quello che i geologi chiedevano da tempo, la categoria è stata coinvolta in questo percorso e abbiamo dato il nostro contributo. E si è anche tornati a finanziare la progettazione, per puntare su progetti di qualità.
È stato indubbiamente un voltar pagina, ma è prematuro lasciarsi andare a facili entusiasmi per una serie di ragioni che qui provo a sintetizzare.
Innanzitutto perché siamo all’inizio di un percorso virtuoso, Italiasicura è un progetto di ampio respiro, che si concretizza in un arco di tempo di almeno una decina di anni e che ha bisogno di gambe per camminare: è necessario cioè che qualcuno ci metta le risorse economiche, vedremo cosa vorrà fare in proposito il prossimo governo, considerato che l’attuale è ormai giunto alla fine del suo mandato.
Italiasicura, però, è solo una parte delle cose da fare e per raggiungere l’obiettivo deve essere accompagnata da una serie di altre azioni parallele, integrate e sinergiche che solo insieme potranno determinare un vero salto di qualità nelle politiche di contrasto al dissesto idrogeologico.

AD
La messa del territorio è un problema serio, anche perché è un problema “glocale”: globale perché riguarda l’intero Paese, e non solo, ma soprattutto locale, per le problematiche sono spesso microterritoriali, nascoste nella storia dei territori. In questo contesto quale può essere il supporto del Geologo nella pianificazione e programmazione degli interventi all’interno di ogni singolo comune. E la scomparsa delle province può essere un pericolo? si dovrebbe pensare a un nuovo organo vigilante ?

FP
Provo a farmi capire parlando dei dati relativi alle frane che, secondo l’ultimo rapporto ISPRA, in Italia sono circa 530.000 fenomeni di dissesto (oltre il 70% di tutti i dissesti del continente europeo). Quando prima parlavo dell’importanza di accompagnare Italiasicura con altre azioni integrate e sinergiche, mi riferivo proprio a questo: alla globalità delle problematiche di dissesto idrogeologico e alla loro diffusione anche e soprattutto a scala micro territoriale. Ecco perché Italiasicura da sola non basta per raggiungere l’obiettivo di una reale messa in sicurezza del territorio italiano e per la salvaguardia della vita umana. Due problemi su tutti: la questione normativa, in quanto è ormai inderogabile l’esigenza di emanare una legge quadro sulla difesa del suolo svincolata dal testo unico ambientale e la necessità di prevedere interventi immateriali o “non strutturali” da affiancare agli interventi strutturali.
L’eliminazione delle province, che sono scomparse “di fatto” anche in assenza della riforma costituzionale, è stata a mio avviso una delle più grandi mistificazioni della politica, che non ha determinato un reale risparmio di spesa per lo Stato e ha invertito il percorso virtuoso iniziato con i D.Lgs. 112/98 e 96/99 che tendevano a “smagrire” i due veri buchi neri dello Stato, ministeri e regioni. Inoltre ciò è avvenuto senza aver quantomeno ricostruito prima una filiera istituzionale delle competenze e delle responsabilità in relazione alle matrici ambientali nel loro insieme ed alle funzioni di sorveglianza, determinando problemi e disagi sul territorio, dovuti proprio all’allentamento dei controlli e delle verifiche con i cittadini che non sanno più a chi rivolgersi. Capisco di andare controcorrente, ma basterebbe rimettere le province in condizione di poter esercitare competenze e funzioni assegnate, visto che ci sono ancora.

AD
Spesso si sente parlare di nuove tecnologie per il monitoraggio delle aree estese. Negli Stati Uniti vi è un controllo satellitare delle aree più critiche. In Italia si fa qualcosa del genere?

FP
Nel nostro Paese, a mio avviso, si fa ancora troppo poco in tal senso. In un prossimo convegno che terremo in Valtellina, considerato che quest’anno decorre il 30° anniversario di quella tragica alluvione che colpi quei territori, abbiamo invitato un nostro collega universitario che tratterà nel suo intervento proprio dell’importanza del controllo satellitare delle aree in dissesto idrogeologico più critiche. Il monitoraggio satellitare, comunque, è uno degli interventi “non strutturali” che i geologi da tempo propongono di attuare sul territorio, insieme ai monitoraggi strumentali e tecnico-specialistici. Tra questi ultimi, in particolare, va ricordato il presidio territoriale, già applicato con successo in più occasioni in diverse regioni d’Italia, a partire dall’emergenza idrogeologica in Campania che nel 1998 ha colpito i comuni di Sarno, Siano, Bracigliano, Quindici e San Felice a Cancello.

AD
Presidente, una ultima domanda. La messa in sicurezza richiede conoscenza e pianificazione. Quale collaborazione tra geologi e geotecnici può essere funzionale per una messa in sicurezza del paese?

FP
Premesso che la geotecnica è materia concorrente tra ingegneri e geologi, è ovvio che trattandosi di materie e competenze interdisciplinari ogni più ampia collaborazione tra ingegneri più in generale (in particolare quelli civili tra i quali rientrano gli ingegneri geotecnici) e geologi sarebbe oltre che auspicabile, necessaria per la buona riuscita di qualsiasi tipo di intervento e/o di pianificazione di azioni e interventi nel campo della difesa del suolo e della messa in sicurezza del territorio.
 

Il Magazine

Sfoglia l'ultimo numero della rivista Ingenio

Newsletter Ingeio

Seguici su