TERREMOTO E MACERIE: sgombrate solo il 10%, troppa burocrazia ?

Redazione INGENIO 20/08/2017 2152

A un anno dal terremoto che ha sconvolto la zona del Centro Italia sulla dorsale appenninica sono ancora molti i problemi da risolvere, a cominciare dallo smaltimento degli oltre sei milioni di tonnellate di macerie che occupano le zone terremotate e bloccano i comuni marchigiani del cratere.

A lanciare la denuncia Confindustria Centro Adriatico: “Si tratta di un’area dove si concentrano le maggiori criticità delle Marche – spiega Simone Mariani, presidente di Confindustria Centro Adriatico -, acuite, come se non bastasse, dagli ultimi effetti devastanti del terremoto”.
E il presidente della camera di commercio ascolana, Gino Sabatini prosegue: “le scosse hanno fatto terra bruciata intorno a migliaia di piccole aziende, soprattutto del commercio, del piccolo artigianato e dell’agricoltura, che chiedono di tornare a operare velocemente”.

Secondo una stima della Regione Marche, tra gli 87 comuni marchigiani del cratere, ci sono 1,1 milioni di tonnellate di macerie relative alle sole opere pubbliche (il 60% nel maceratese), più altre 5 milioni di tonnellate degli edifici privati; finora, però, ne sono state rimosse solo circa il 10%.

Nelle province di Macerata, Fermo e Ascoli, le più colpite dalla scossa del 30 ottobre (6.5 gradi, la più forte degli ultimi 37 anni), si procede lentamente, molto lentamente: ci sono voluti cinque mesi e sette autorizzazioni perché la Conferenza dei servizi autorizzasse la ditta Htr a portare macerie nel sito di stoccaggio di Arquata. Htr vince l'appalto a novembre, i camion si sono mossi ad aprile. Accanto a questa lavorano due aziende pubbliche che si occupano di rifiuti: Cosmari nel Maceratese e Picenambiente nell'Ascolano. È una precisa scelta del governo, che ha equiparato le macerie a "rifiuti urbani non pericolosi", dunque scommettendo sugli operatori che normalmente si occupano della spazzatura. Prezzo medio: 50 euro a tonnellata. Giuseppe Giampaoli, direttore della Cosmari, nonostante tutto è ottimista. "Entro il 2018 ce la faremo". Al momento nelle Marche viaggiano a un ritmo di 1.200 tonnellate al giorno: a spanne serviranno non meno di due anni e mezzo. "Ma a regime raggiungeremo le 2.000 tonnellate ", promettono dalla Regione. "Il nostro territorio è a forte rischio idrogeologico, motivo per cui si è faticato a individuare aree idonee dove mettere casette e macerie".

Ora è stato costituito un apposito Task Group del genio dell’Esercito, in concorso al Dipartimento della Protezione Civile. Il primo nucleo di circa 100 militari attivo dal 10 agosto ad Arquata del Tronto. Gli specialisti delle Forze Armate provvederanno alle demolizioni e al trasporto delle macerie verso l’area di stoccaggio individuata nel territorio del Comune di Monteprandone, nell’Ascolano. In seguito a seconda delle richieste il Task Group metterà a disposizione fino a 300 militari e 190 mezzi.

Per il Terremoto dell’Aquila il Commissario Delegato per la Ricostruzioni aveva istituito il “sistema rimozione macerie”. Era il sistema con cui veniva monitorata la rimozione delle macerie dai comuni facenti parte del cratere sismico a seguito del sisma dell'aprile 2009. Attraverso il sito internet del Commissario era poi possibile consultare e scaricare i dati, in formato aperto (csv) ed aggiornati in tempo reale, relativi all'andamento della rimozione delle macerie, siano esse pubbliche o private. Questa soluzione purtroppo per il sisma 2016 non è stata attuata.

Fonti:
La Repubblica
Il Sole 24 Ore
Corriere della sera
Commissario Straordinario 2009
Commissario Straordinario 2016