Produrre filamenti per la stampa 3d dall’urina degli astronauti, possibile?

31/08/2017 2704

I ricercatori dell’Università di Clemson stanno sviluppando una tecnica per trasformare i rifiuti umani in filamenti di stampa 3D. Con microorganismi speciali, sia l’urina che l’anidride carbonica esalata potrebbero essere trasformati in materiali utilizzabili per la stampa 3D di pezzi di ricambio, utensili e altri elementi utili.
I vantaggi di questa operazione sono evidenti: trasformando materiali di scarto in una sostanza stampabile in 3D, gli astronauti potrebbero avviare la stampa 3D di ciò che gli occorre direttamente  su un altro pianeta o sulla piattaforma spaziale, senza dover necessariamente  portare grandi quantità di materiali con loro risparmiando spazio vitale sul veicolo, riducendo la massa totale e risparmiando enormi quantità di denaro nei costi del carburante.
Se gli astronauti devono fare viaggi che durano diversi anni, è fondamentale trovare un modo per riutilizzare e riciclare tutto quello che portano con loro.
Blenner e il suo team dell’Università di Clemson hanno sviluppato  a questo scopo un sistema biologico che comprende una varietà di ceppi del lievito Yarrowia lipolytica che, richiedendo azoto e carbonio per crescere, potrebbe essere “alimentato” con i rifiuti organici degli astronauti.
La miscela  prodotta potrebbe essere trasformata in polimeri con varie proprietà meccaniche, per i pezzi di ricambio e nuovi strumenti che possono occorrere in  una missione a lunga distanza.
Inoltre è possibile creare non solo  polimeri per la stampa 3D poichè il lievito, con il giusto mix di ingredienti extra, può anche essere usato per produrre sostanze nutritive essenziali come gli acidi grassi omega-3, che sono essenziali per la salute del cuore, dell’occhio e del cervello.
Attualmente, Blenner e gli altri ricercatori possono produrre solo piccole quantità di polimeri stampabili in  3D o sostanze nutritive con il mix di rifiuti e lieviti, ma pensano, potenziando le ricerche, di poter sviluppare un sistema ad alta produzione che potrebbe essere utilizzato anche sulla Terra e nello spazio.
I ricercatori hanno recentemente presentato i loro risultati alla riunione e all’esposizione nazionale della American Chemical Society. Il progetto è stato finanziato dal programma di sovvenzioni di ricerca spaziale della NASA. 

fonte www.3ders.org