Il sisma in Emilia - Intervista a Maurizio Piazza, Professore Ordinario UNITN

13/06/2012 4805

Intervista a:
Maurizio Piazza
Professore Ordinario di Tecnica delle Costruzioni presso il DIMS (Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Strutturale) dell’Università di Trento

 

 

 

 

 

Caro Maurizio, da una prima indagine appare che non vi siano stati particolari danni alle strutture in legno. Quali sono le motivazioni di questo risultato?

Gli edifici in legno, in generale, si comportano bene nei confronti di azioni sismiche perché presentano masse ridotte se confrontati con edifici analoghi ma realizzati con materiali cosiddetti “pesanti”. Le preoccupazioni del progettista e del costruttore, indipendentemente dalla pericolosità sismica del sito, erano e sono legate soprattutto alla intrinseca leggerezza delle strutture lignee. Penso sia noto il vecchio adagio dei carpentieri con riferimento a tali strutture: “non è difficile farle stare su, il problema è farle stare giù”, con chiaro riferimento alle azioni indotte dal vento.
Ciò implica però che tutti gli elementi strutturali debbano essere vincolati tra loro, con collegamenti che quasi sempre hanno buone capacità di resistenza e, soprattutto, di deformazione anche oltre il limite elastico. Ma, riflettendoci, queste sono proprio le necessarie premesse per costruire correttamente in zona sismica!
Inoltre, queste strutture devono essere ben controventate visto che, anche in assenza di azione sismica, sono presenti i fenomeni di instabilità tipici delle membrature snelle. Quanto alla resistenza alle azioni orizzontali, specie quando i carichi permanenti non sono particolarmente importanti come è nel caso delle strutture monopiano che si sono comportate bene, l’azione considerata dovuta al vento è più significativa di una azione sismica di bassa/media intensità. Se poi i collegamenti sono progettati con un’attenzione particolare alla duttilità delle unioni, allora ne derivano strutture a comportamento dissipativo che consentono di migliorare il comportamento strutturale nei confronti del sisma: questa è la filosofia progettuale adottata anche dalle NTC’08.


Si è detto che molti capannoni siano crollati perché progettati in un momento in cui l'area era dichiarata non sismica, altrimenti non avrebbero mostrato problemi.

È vero, la maggioranza dei crolli ha interessato capannoni progettati quando la normativa non classificava quelle zone come sismiche. Come è stato ormai più volte ripetuto, la classificazione sismica è recente, essendo stata adottata la nuova mappa di pericolosità solo nel 2003. Ma è solo dal 2009, a seguito del terremoto de L’Aquila, che esiste l’obbligatorietà di applicare norme tecniche aggiornate quali le NTC’08. L’applicazione di queste norme tecniche e la contemporanea considerazione della pericolosità sismica del sito basata sulle mappe attuali consentono di progettare in sicurezza per fronteggiare questo tipo di eventi.
Certamente, anche a fronte dell’entità effettiva del fenomeno, se queste strutture fossero state progettate tenendo in considerazione le azioni dovute al sisma i danni sarebbero stati molto ridotti.
Ci si potrebbe quindi chiedere se sia corretto che un progettista proceda affidandosi solo a normative e mappe di pericolosità in vigore al momento della realizzazione.
Dal punto di vista giuridico non mi pare si possa eccepire alcunché: il progettista è tenuto al rispetto delle norme e non può essere chiamato a rispondere di una carenza normativa in materia di zonazione sismica.
Dal punto di vista ingegneristico sarebbe comunque opportuno che il progettista sapesse leggere e potesse spingersi anche oltre il dettato normativo, soprattutto per quanto attiene la considerazione di eventi eccezionali “non attesi”. Molto spesso, ad esempio, l’aggiunta di vincoli o il miglioramento prestazionale di alcuni collegamenti consente ad una struttura di migliorare di molto le sue performance in termini di “robustezza” con costi estremamente contenuti. Una più attenta valutazione anche di questa tematica potrebbe migliorare non di poco il panorama futuro del mondo delle costruzioni. Le NTC’08 hanno introdotto questo tipo di valutazione ma non ho ancora visto una doverosa attenzione sul tema nel mondo professionale.

 


Per le strutture in legno le normative antisismiche danno effettiva sicurezza?

Ad oggi l’Italia gode di un panorama normativo che garantisce adeguati livelli di sicurezza per quanto riguarda la progettazione di strutture di legno in zona sismica.
Anche in questo caso, tuttavia, si renderà comunque necessario procedere a sensibilizzare i progettisti. La scelta di un determinato fattore di struttura, ad esempio, non può derivare solamente dalla lettura acritica di una tabella: è solo attraverso l’analisi della reale capacità dissipativa della struttura e dei collegamenti, che lo stesso progettista troverà la giustificazione per l’assunzione di un certo valore per tale fattore. Quindi, e mi ripeto, occorre che il progettista riesca a vedere oltre una semplice tabella o, meglio, conoscere ciò che sta dietro ai numeri riportati in una tabella. In questo senso, la revisione attualmente in corso delle Norme Tecniche per le Costruzioni, per quanto riguarda la parte legno e senza apportare sostanziali modifiche, è tesa proprio a rinnovare i profili di responsabilità di tutte le figure professionali coinvolte (progettista, direttore dei lavori, collaudatore).
Infine vorrei rimarcare come la qualità del costruito dipende da molteplici fattori che vedono coinvolte competenze diverse in differenti settori, che vanno dalla progettazione strutturale, ai controlli di produzione, per finire alle verifiche della direzione dei lavori sul materiale in ingresso in cantiere e a quelle finali del collaudatore. È quindi necessario prendere coscienza che il concetto di “pubblica incolumità” dipende, a mio parere, da un concetto di filiera, a prescindere dal materiale utilizzato. Solo attraverso una crescita congiunta dei produttori, centri di lavorazione e professionisti si potranno prendere tutti gli accorgimenti necessari atti a scongiurare la perdita di vite umane ed evitare tragedie come successo nelle aree colpite dal sisma in Emilia.
 

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