Calcestruzzo e crisi: occorre spostare i limiti dei nostri obiettivi

Qualche settimana fa mi ha chiamato un amico che di mestiere fa il produttore di calcestruzzo. Lo fa da tanti anni e lo conosco, in effetti, dagli anni in cui lavoravo in Atecap.

Mi ha chiamato perchè ha assunto un giovane geometra per fargli fare il tecnico del calcestruzzo e la sua domanda è stata “che libro puoi consigliarmi per farlo studiare e preparare per questo ruolo”. Gli ho evidenziato che a mio parere il calcestruzzo non è materia che si possa imparare solo sulla carta e gli ho consigliato di sentire un laboratorio specializzato per fargli fare un breve periodo di pratica, elemento essenziale da abbinare a uno studio teorico. L’amico mi ha quindi evidenziato il problema del costo da sostenere e che spesso, poi, questi giovani, dopo che li hai formati, cambiano azienda vanificando l’investimento fatto.

Questa è una delle fotografie del nostro settore, che piegato dalla crisi si è ormai purtroppo arreso, in attesa che cambi qualcosa, ma non sappiamo cosa. Anche quando si assume si ha paura a investire: i soldi sono pochi, si gestiscono con grande attenzione e si è bloccati spesso dalla paura che l’investimento non vada a buon fine. Il taglio è diventato quindi l’unico strumento per sopravvivere alla crisi, ma questa purtroppo non è una crisi, è una ristrutturazione di un settore che basava i suoi fatturati e i suoi margini sull’esigenza di un Paese di dotarsi di nuove case, strutture e infrastrutture.

Il dopo guerra è finito, e così l’esigenza del costruire con gli stessi ritmi del passato. Il rapporto Global Infrastructure Outlook uscito nel mese di luglio di quest’anno evidenzia che il nostro Paese ha un forte gap in infrastrutture, ma riferendosi soprattutto a porti e ferrovie, non a strade e autostrade. La situazione demografica è stagnante, la quantità dell’invenduto ancora sostanziosa.

Cosa fare quindi? continuare a tagliare? comprare un libro per formare un tecnico? a mio parere non basta.
Se da un lato è fondamentale la battaglia sulla legalità che ATECAP sta svolgendo da anni, necessaria per valorizzare chi vuole lavorare in un mercato corretto, dall’altro è necessario che i produttori di calcestruzzo sappiano cogliere le nuove opportunità, speso create da una sensibilizzazione da parte del cittadino, delle imprese e delle norme a nuovo temi, come quello della sostenibilità. Per esempio i CAM, su cui ATECAP sta dedicando una costante e crescente attenzione, e su cui ha predisposto con ICMQ uno specifico quaderno. Poter fornire calcestruzzi che non solo sono più sostenibili ma anche che consentono di ottenere un maggiore punteggio per l’impresa in fase di gara d’appalto è un sensibile valore competitivo. La sfida dovrebbe essere questa: riuscire a fornire prodotti che per rispetto dell’ambiente o per prestazioni speciali consentano al singolo produttore di essere più forte, e al calcestruzzo di conquistare nuove aree di mercato.

Occorre trovare la forza per alzarsi la mattina e non limitarsi a dire: oggi come posso risparmiare … con la consapevolezza che non basta più neppure cercare di essere bravi a fare il proprio lavoro, a svolgere quello che si è sempre fatto. Occorre saper guardare oltre, saper cogliere nuove sfide.

Mi tornano in mente le parole di Chesterton, lo scrittore inglese di inizio novecento, che nel suo libro “Cosa c'è di sbagliato nel mondo” affermava “Nessun uomo domanda più ciò che desidera, ogni uomo chiede quello che si figura di poter ottenere. E rapidamente la gente si dimentica ciò che l’uomo voleva davvero in principio; […]. Il tutto diventa uno stravagante tumulto di seconde scelte, un pandemonio di ripieghi