Le Chiese crollano, le sovraintendenze non hanno ingegneri ... Borri scrive a Sessa

Antonio Borri - Professore Ordinario di Scienza delle Costruzioni 25/09/2017 12114

Lettera aperta per il Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici

Ill.mo Sig. Presidente,
Le scrivo questa lettera attraverso il portale INGENIO, riferimento molto diffuso tra noi tecnici che ci interessiamo di sismica, in modo che queste mie considerazioni possano essere conosciute, e – spero - condivise, da quanti hanno a cuore la conservazione e l’integrità del nostro patrimonio culturale.

I terremoti di questi ultimi anni hanno causato, oltre a molti lutti, anche la caduta di centinaia di chiese e monasteri insieme alla distruzione o al danneggiamento di affreschi, statue, dipinti e quant’altro vi era contenuto. Solo il caso ha evitato la perdita delle vite di quanti avrebbero potuto trovarsi in quei momenti all’interno di tali costruzioni.

Molti dei crolli dello scorso anno hanno riguardato edifici di culto che erano stati oggetto di interventi recenti, anche economicamente rilevanti, di “restauro conservativo”. Il caso del centro storico di Norcia è emblematico in tal senso, e deve far riflettere il fatto che, vicino alle macerie di quelle chiese crollate, ci sono modesti edifici ordinari che, grazie alle opere di rinforzo eseguite negli anni passati, non hanno riportato danni significativi, o al più si sono lesionati, senza subire crolli.
È ovvio che le problematiche strutturali di questi manufatti sono assai più complesse rispetto a quelle degli edifici comuni, ma le conoscenze di cui disponiamo potevano far sperare, comunque, in risultati migliori, almeno in molti di quei casi.

Perché allora gli interventi fatti su questi edifici “tutelati” hanno avuto esiti così infausti?

La domanda, ovviamente, è retorica. È ben noto infatti che l’assenza di conoscenze in tema di ingegneria antisismica all’interno delle Soprintendenze fa pendere gli interventi verso gli aspetti non strutturali, limitando, di fatto, ogni provvedimento che vada ad interessare in modo sostanziale le murature o le strutture in genere.
Queste carenze all’interno di questi Enti hanno radici profonde: nei corsi di studio delle Facoltà di Architettura i corsi di tipo strutturale hanno uno spazio limitato ed una volta entrati nelle Soprintendenze questi funzionari – anche per il sottodimensionamento del personale - sono “soffocati” dal quotidiano, ovvero sovraccaricati da pratiche di tipo più amministrativo-giuridico che tecnico-strutturale.

Ci si trova così in una situazione davvero paradossale, se si pensa all’importanza del ruolo che hanno queste figure preposte alla tutela dei beni vincolati, in particolare nelle zone sismicamente più pericolose: chi, per legge, ha la competenza esclusiva sul tema e deve esprimere pareri sugli interventi sul patrimonio culturale, di fatto, salvo pochi fortunati casi, non ha la sufficiente competenza tecnica per farlo, a causa delle conoscenze “non proprio adeguate” in materia di comportamento delle costruzioni murarie in zona sismica!

In questo modo, i rapporti tra funzionari architetti e ingegneri progettisti degli interventi si riducono spesso a controlli basati su preordinate e spesso inappropriate check-list formate da teoriche tipologie di intervento, che necessariamente nell’applicazione concreta hanno bisogno di adattamenti, verifiche  di attuabilità e quant’altro. Troppo spesso, quando si propongono interventi adeguati al caso reale in esame, si ottengono dinieghi che sfociano in pareri negativi dati “a priori” sugli interventi innovativi (a prescindere dalla loro utilità/necessità) e, in generale, in pareri non favorevoli su interventi specialistici, tarati in funzione della tipologia muraria in esame, che influiscano utilmente sulle strutture murarie.

Colpisce qui la differenza tra il grande sforzo di aggiornamento compiuto negli ultimi anni dai professionisti e dai tecnici degli Organi di controllo (Genio civile) in tema di nuove conoscenze (tecniche diagnostiche, comportamento dinamico delle strutture, nuovi metodi di analisi strutturale, nuovi materiali, nuove modalità di intervento, etc) e le diffusissime carenze, su tali temi, all’interno del MiBACT e delle Soprintendenze. Salvo alcuni casi particolari (ad esempio, molti dei funzionari più giovani hanno voglia di crescere e si danno molto da fare) per il resto siamo di fronte ad un immobilismo quasi assoluto.

Un importante tentativo di aggiornamento c’era stato qualche tempo fa: le “Linee Guida per la valutazione e riduzione del rischio sismico del patrimonio culturale”, nate nel 2006 (poi aggiornate nel 2011) da una collaborazione tra MiBACT e Dipartimento della Protezione Civile volevano portare molte di quelle nuove conoscenze proprio a chi ha il compito di tutelare i beni culturali.

Ma quanti sono i funzionari delle Soprintendenze che hanno letto, metabolizzato e adottato quel testo? In realtà, quelle Linee Guida sono sconosciute ai più e sono rimaste, nella sostanza, quasi del tutto inutilizzate.

Da parte del MiBACT purtroppo non si vedono ancora grandi segnali di attenzione nei confronti dei problemi strutturali: ad esempio, nel concorso in atto per l’assunzione di 500 nuovi funzionari per la tutela dei beni culturali pare che non sia previsto alcun ingegnere, e che le prove di selezione si basino, per le figure di architetto, su argomenti procedurali-amministrativi-giuridici e non su temi strutturali.

Sembra quindi che ci si sia dimenticati che la sicurezza strutturale di una costruzione soggetta a tutela costituisce un tema fondamentale per la sua conservazione, e che l’obbligo di garantire tale requisito è fermamente disposto dal Codice per i beni culturali (DL 22 gennaio 2004 n. 42, art. 29 e art. 30).

È evidente che non ci può essere conservazione e, in generale, tutela, se non si rispetta quel minimo di livello di sicurezza necessario per mantenere in piedi la costruzione.

Questo tema appare ancor più rilevante oggi, alla vigilia di importanti interventi, di competenza del MiBACT, di ricostruzione e di recupero dei beni culturali nelle zone colpite dal sisma nel Centro Italia. Con quali criteri si progetteranno, si approveranno e si realizzeranno queste opere? Si ripercorreranno le vie seguite sino ad ora, cioè quelle che hanno portato ad esiti così disastrosi?

Speriamo che si tenga conto, in modo equilibrato, delle (solo apparentemente) diverse esigenze; gli strumenti tecnici per coniugare insieme conservazione e sicurezza esistono e possono essere messi in campo nel rispetto delle competenze e dei principi fondamentali del restauro architettonico.

Un problema altrettanto grave riguarda tutte quelle altre zone d’Italia, più o meno vicine a quelle colpite nel 2016, che hanno livelli di pericolosità sismica elevati. Duole ricordarlo, ma nei giorni a venire, ci troveremo sicuramente di fronte a nuovi eventi sismici. Abbiamo la certezza che questo accadrà di nuovo perché questi fenomeni meccanici, in corso da milioni di anni, non si fermeranno certo adesso.

La prevenzione è l’unica arma che abbiamo a disposizione per evitare/limitare altre gravi perdite di edifici storici, di chiese e di quanto può trovarsi al loro interno; l’auspicio è che tutti comprendano la necessità di garantire, anche per le costruzioni vincolate, il rispetto di un livello minimo inderogabile di sicurezza, e che quindi gli interventi che interesseranno questi manufatti tengano adeguatamente conto dei problemi sismici di quelle zone.

Per raggiungere questi risultati ovviando ai problemi prima evidenziati, la via migliore sarebbe quella di introdurre nelle Soprintendenze, in particolare nelle zone a rischio più elevato, funzionari ingegneri strutturisti che avessero però conoscenze anche nell’ambito dell’architettura e del restauro. In alternativa, come è stato fatto nel passato, potrebbero essere attivate forme di affiancamento per i pareri strutturali.

Signor Presidente, su questi temi le competenze e le possibilità di contributi tecnici del Consiglio da Lei presieduto - massimo Organo tecnico consultivo dello Stato - sono evidenti. Per questo mi auguro che, insieme a chi ha la competenza specifica in tema di tutela dei beni culturali e nello spirito di collaborazione tra i diversi apparati dello Stato, possano essere individuati e messi in atto degli strumenti che aiutino tutti gli operatori del settore ad affrontare in modo efficace i problemi della sicurezza e della conservazione di quelle costruzioni.

Prof. Ing. Antonio Borri
Ordinario di Scienza delle Costruzioni nella Università degli Studi di Perugia