A quando la vera riforma? INARSIND scrive a Monti e ai ministri Fornero, Passera e Severino

INARSIND SCRIVE A MONTI E AI MINISTRI FORNERO PASSERA E SEVERINO E CONVOCA UN’ASSEMBLEA STRAORDINARIA DEGLI ISCRITTI PRIMA DI SCRIVERE AD ALFANO, BERSANI E CASINI

 

Di seguito la lettera inviata a fine giugno


Egregio Signor Presidente del Consiglio, Egregi Ministri
Inarsind, Sindacato degli Architetti e degli Ingegneri liberi professionisti, desidera sottoporVi con la presente le proprie considerazioni in merito alla riforma delle professioni, anche alla luce dello Schema di Decreto del Presidente della Repubblica approvato dal CdM lo scorso 15.06.2012, nel quale si rilevano importanti aperture alle associazioni di categoria ma al contempo mancano, a nostro avviso, alcuni chiarimenti necessari al mondo della libera professione che non si ritiene possano essere lasciati alla successiva autonoma regolamentazione degli Ordini professionali.

I liberi professionisti hanno bisogno di norme chiare che snelliscano l'eccessiva burocrazia e che esaltino la qualità dei professionisti, a tutto vantaggio anche della committenza, pubblica o privata che sia; il fenomeno della concorrenza, fortemente evocata dai principi legislativi europei, esiste per i liberi professionisti architetti ed ingegneri da tempo e, dall'abolizione dei minimi tariffari, è divenuta quanto mai feroce e purtroppo basata su meccanismi che non portano a premiare la qualità della prestazione.
Equità e disoccupazione giovanile sono termini ricorrenti in questo periodo, fino a quando si consentirà a dei professionisti di poter lavorare in più vesti contemporaneamente - come nel caso dei dipendenti pubblici o dei docenti che esercitano la professione - non vi saranno equità né possibilità per i giovani di affacciarsi alla professione, anzi la libera professione diverrà sempre più rifugio obbligato di una condizione di precarietà anziché spazio di impresa e crescita. Ecco perché riteniamo che, per lo stato di grave sofferenza della nostra professione ed in particolare dei colleghi più giovani, non sia più possibile permettere tali sperequazioni, inopportune anche dal punto di vista deontologico.
Per questo Inarsind chiede che vengano presi provvedimenti seri e significativi e che la riforma sia davvero tale e diventi occasione di sviluppo per la libera professione e per il paese.
Alla luce di tali riflessioni il Comitato Nazionale di Inarsind ha posto all’attenzione di tutti i suoi iscritti una proposta di riforma che ha riscontrato una pressoché unanime condivisione e di cui riportiamo alcuni punti essenziali:

  • l'iscrizione all’Ordine dovrebbe essere riservata ai soli liberi professionisti ed in subordine, in un elenco separato, a tutti gli altri che potranno esercitare solo per gli Enti di appartenenza se dipendenti pubblici, per nessuno se docenti e per privati se dipendenti di aziende private e sempre previo consenso del datore di lavoro;
  • creazione di un Ordine unico regionale (per ridurre il numero e tenere conto della auspicata eliminazione delle provincie) di architetti e ingegneri;
  • individuazione di compiti specifici per gli Ordini, come la tenuta dell'albo e rilascio delle le relative certificazioni; la partecipazione alla nomina delle commissioni deontologiche regionali; la valutazione e validazione dei programmi di formazione che dovrebbero però essere tenuti da enti terzi. La formazione dovrebbe essere comunque facoltativa per la semplice iscrizione all’Ordine e potrebbe essere invece obbligatoria per l’iscrizione volontaria alle Associazioni di tipo tecnico-culturale;
  • apertura delle Commissioni deontologiche alla società: le Commissioni, sia regionali che nazionali, dovrebbero essere così composte: 1/3 dei membri nominato dagli Ordini, 1/3 dalle Associazioni sindacali di categoria e 1/3 dalle associazioni dei consumatori, dalla Autorità di Vigilanza sui lavori pubblici e dalle associazioni dei costruttori nonché dal Ministero di giustizia scegliendoli fra avvocati e giudici in pensione o funzionari del ministero. Tali Commissioni dovrebbero controllare tutti i soggetti iscritti agli Ordini anche se iscritti all’albo separato;
  • obbligatorietà di stipula di un’assicurazione professionale per chiunque svolge atti di libera professione;
  • obbligatorietà del tirocinio, da farsi esclusivamente al di fuori dell’Università, pagato ma in credito di imposta per la struttura che ospita il tirocinante;
  • definizione del ruolo di rappresentanza e difesa degli interessi dei liberi professionisti in capo a libere associazioni sindacali a cui ci si potrà iscrivere solo su base volontaria e che - in forma singola o confederale - potranno trattare con i Ministeri eventuali tariffe giudiziarie e di contenzioso o di riferimento per le opere pubbliche e, in generale, e compiere tutte le azioni di difesa previste per i sindacati;
  • certificazione della qualità del professionista attraverso l’iscrizione volontaria ad Associazioni di tipo tecnico-culturale relative alle varie specializzazioni dell’architettura e dell’ingegneria. A queste associazione potranno iscriversi anche docenti e dipendenti.

Si tratta di proposte semplici che potrebbero finalmente fare chiarezza sulla figura del libero professionista e sul suo operato, consentendo di premiare i professionisti virtuosi, di far crescere la capacità imprenditoriale dei colleghi e di favorire l’inserimento dei giovani liberi professionisti; una riforma così orientata, accompagnata dalle opportune politiche di sviluppo (fin troppo facile citare di questi tempi la situazione critica del nostro patrimonio edilizio e del nostro territorio sul quale pensare ed investire finalmente in termini di “manutenzione programmata“ anziché di “manutenzione a guasto“), potrebbe risollevare un settore in grave difficoltà evitando che un significativo patrimonio di capacità tecniche e conoscenze vada disperso.

Restiamo in attesa di segnali confortanti in tale direzione, disponibili ad ogni utile confronto.