Quinto Conto Energia - Intervista a Agostino Re Rebaudengo, Presidente di APER

24/07/2012 2935

Intervista a:
Agostino Re Rebaudengo
Presidente APER

 

 

 

 

Dopo una lunga attesa il Quinto Conto Energia e Decreto sulle Fonti Rinnovabili sono stati approvati in via definitiva ma, nonostante le modiche apportate, il decreto interministeriale non ha trovato il favore delle Associazioni di categoria. INGENIO ha intervistato Agostino Re Rebaudengo, Presidente di APER.

Le Associazioni di categoria e anche le regioni si sono espresse negativamente a proposito dei nuovi decreti sulle fonti rinnovabili e del decreto sul V Conto Energia per il fotovoltaico. Tuttavia Il Governo non sembra voler accogliere tali riserve. Si utilizza la burocrazia per bloccare una filiera come quella delle rinnovabili scomoda ai grandi operatori energetici del panorama italiano?

Il fatto che non si voglia dar seguito alle richieste espresse dalle principali Associazioni del settore significa non voler tener conto dell'economia reale. Il Ministero dello Sviluppo Economico si sta “arroccando” su posizioni per le quali, a questo punto è d’obbligo dirlo, le uniche fonti energetiche "plausibili" sono quelle fossili. Posizioni che contrastano palesemente con gli obiettivi europei sia in tema di energie rinnovabili sia di efficienza energetica, e ancor di più con quelli annunciati dal Governo stesso. Quasi come se si volessero mantenere artificialmente in vita le energie fossili, impedendo lo sviluppo delle fonti rinnovabili.

Vediamo nel dettaglio le principali criticità dei due decreti. Partiamo dal decreto relativo al V Conto Energia per il fotovoltaico.

In primo luogo, il mancato innalzamento del tetto per i piccoli impianti fotovoltaici fuori registro non consente un adeguato sviluppo di impianti medio piccoli destinati all’autoconsumo nelle Pmi. Analogamente, sia il mancato innalzamento della soglia massima di spesa annua per gli incentivi a 7 miliardi di euro, sia il mancato spostamento a ottobre dell'entrata in vigore del V Conto Energia comporterà da un lato un prematuro termine degli incentivi prima che venga raggiunta l’effettiva competitività del fotovoltaico, e dall’altro creerà dei danni irreparabili a chi sta legittimamente realizzando gli impianti in questi giorni.

Per quanto riguarda invece il DM FER (non fotovoltaiche), segnaliamo che non è stata prevista alcuna misura di semplificazione volta a ridurre gli “extra costi” subiti dal settore a causa della burocrazia, ma addirittura sono stati introdotti ulteriori meccanismi quali le aste, i contingenti annuali di potenza per i nuovi impianti e per i rifacimenti di quelli esistenti, l’introduzione dei registri anche per gli impianti di piccola taglia, l’imposizione di balzelli aggiuntivi per il funzionamento del GSE, oltre, e non meno importante, a livelli di incentivazione insufficienti.

Quali dovrebbero essere i principali punti chiave della strategia energetica nazionale per lo sviluppo del settore?

Nel nostro Paese il proliferare di provvedimenti e norme, talora di segno opposto, impedisce di comprendere quale sarà la politica nazionale delle fonti rinnovabili per i prossimi anni. Il settore ha bisogno di certezze normative per poter programmare le iniziative future, senza il rischio di continui cambi regolatori che, come pure è accaduto nel recente passato, hanno avuto spesso effetti retroattivi interessando progetti già realizzati o in avanzata fase di completamento. Stabilità e possibilità di programmazione sono condizioni necessarie per consentire alle fonti rinnovabili di diventare un settore industriale di primaria importanza per il tessuto economico del nostro Paese. In questo contesto stupisce il forte disinteresse del Ministero dello Sviluppo Economico verso un settore, quello delle rinnovabili e dell’efficienza energetica, che meriterebbe una visione strategica più lungimirante per continuare a sostenere la crescita e lo sviluppo del nostro Paese.

Puntare sulle fonti energetiche rinnovabili (fer) può rappresentare un’occasione per creare nuova occupazione e ridurre la dipendenza dalle importazioni di greggio, oltre che stimolare la ricerca e l’innovazione tecnologica? E quindi un modo per uscire dalla attuale crisi?

Il recente studio di OIR – AGICI, condotto dal Prof. Andrea Gilardoni dell'Università Bocconi (e scaricabile dal sito aper.it), ha evidenziato che i vantaggi economici legati allo sviluppo delle fonti rinnovabili (senza tenere conto di quelli ambientali e di quelli per la salute), attualizzati ad oggi, corrispondono a 76 miliardi di euro. E che, ancora, l’occupazione passerà dagli attuali 130.000 occupati a 266.000 nel 2020. Anche sul piano delle esportazioni di tecnologia vi sono importanti ricadute positive per l’industria italiana. Lo studio stima infatti che il saldo netto dell'import/export della componentistica per gli impianti da fonte rinnovabile, passerà dai 614 milioni di euro nel 2012 a 4.667 milioni nel 2020.
Bloccare oggi il settore porterebbe a una nuova e inesorabile emarginazione del nostro Paese rispetto alle politiche europee, rinunciando tra l’altro ad una serie di benefici: dalla possibilità di essere capofila nello sviluppo delle tecnologie verdi, all’indipendenza energetica dalle fonti fossili e, soprattutto, dagli approvvigionamenti esteri, alla creazione di nuovi posti di lavoro qualificati.

Tra le diverse tipologie di rinnovabili (solare, eolico, fotovoltaico, ecc.) su quali si dovrebbe puntare con maggiore decisione nel nostro Paese?

Senza dubbio il fotovoltaico risulta la fonte che ha visto la crescita più rilevante negli ultimi anni, sebbene il V conto energia rappresenterà una netta battuta d’arresto per lo sviluppo del settore. Solamente con il raggiungimento della grid parity si potrà ripartire.

Positiva anche l’evoluzione dell’eolico, sebbene la produzione installata sia stata leggermente inferiore alle aspettative. Per l’anno 2020, in Italia si potrebbe almeno raddoppiare l’attuale potenza eolica: gli studi più recenti stimano il potenziale di MW eolici installabili sul territorio italiano in oltre

16.000 MW, anche in vista di un auspicabile sviluppo degli impianti eolici off-shore realizzati in mare. Non bisogna dimenticare infatti le potenzialità ancora inespresse da questo tipo di tecnologia, già sviluppata nei paesi nordici, ma che in Italia affronta ancora diversi problemi di autorizzazione.

Buoni i margini di crescita anche per le bioenergie che avrebbero un potenziale senza dubbio altissimo, ma che sono fortemente frenate soprattutto dalle inefficienze nei processi autorizzativi, dall’instabilità e scarsa chiarezza legislativa ed infine dall’oscillazione del prezzo della biomassa.

Per gli impianti idroelettrici infine, stando al PAN, si registrano discrete potenzialità soprattutto per il mini e micro idroelettrico: le previsioni di crescita produttiva si attestano ad oltre 2.500 GWh al 2020.