Il Valore del Costo

Il seminario organizzato il 24 Novembre 2017 dalla Società Italiana di Estimo e Valutazione (SIEV) presso la Triennale di Milano, entro il programma di Urbanpromo, dedicato al ritorno di centralità della nozione di costo (accanto a quella di valore), ha costituito senza dubbio un punto di osservazione privilegiata per comprendere alcune dislocazioni di senso che sono in atto nel mondo accademico, ma che, a opera di fenomeni che generano cambi di paradigma sui mercati della Costruzione e dell'Immobiliare, ben ricordati di recente da Silvia Rovere, presidente di Assoimmobiliare, ma anche, meno recentemente, dal compianto Claudio De Albertis, ne sollecitano addirittura la ragion d'essere.
Il workshop, introdotto da Stefano Stanghellini, era articolato su due Panel, a cavallo tra Estimo e Produzione Edilizia.
In avvio dell'incontro, Marta Bottero e Alessandra Oppio hanno tracciato una geografia, fors'anche una geopolitica, del tema, come ricostruibile bibliometricamente sulla scala globale della ricerca internazionale.
Nella fattispecie, ciò che è apparso significativo, agli occhi dello scrivente, naturalmente umile ospite in quell'ambito scientifico e disciplinare, è stato dovuto alla compresenza, alla coesistenza di scale e di temi differenti, dall'Urbanistica alla Tecnologia dell'Architettura, oltre che ministerialmente ai Trasporti (nella fattispecie dalla allocazione delle risorse per la ricostruzione abruzzese alla prioritizzazione degli interventi sulla riqualificazione dei presidî sanitari e ospedalieri friulani), ma, soprattutto, al rilievo attribuito agli elementi «tradizionali», quelli che Riccardo Roscelli nell'occasione ha definito come elementi «duri» della nozione di costo.
Molto emblematicamente, in proposito, lo studioso torinese ha evocato la categoria della stima del danno, accanto a quella del valore, come effettivamente originaria delle discipline estimative, quasi a dire che la storicizzazione dei corpus disciplinari possa esserne paradossalmente alla base della rivisitazione nel corso della transizione digitale, come, d'altronde, ben vale per la Produzione Edilizia riguardo alla (Nuova) Industrializzazione.
D'altra parte, alcune citazioni nell'intervento di Bruno Daniotti rimandavano alle origini dell'approccio esigenziale e prestazionale, alle origini della disciplina secondo i dettami già in vigore nei Gloriosi Trenta, a testimoniare che il processo di rivisitazione, forzato dalla digitalizzazione, sia attivo ovunque.
In fondo, che il computo metrico estimativo e il prezzario possano ritornare elementi di focalizzazione per il settore scientifico disciplinare dell'Estimo può apparire, almeno a un  appartenente a quello della Produzione Edilizia, curioso, al di là del nutrito numero di abstract sollecitati a seguito dell'evento quale ponte verso iniziative future.
È evidente, peraltro, che nell'era della digitalizzazione si assiste, per un canto, a una sorta di nemesi dei principî primi, che ritornano prepotentemente in auge, quasi a manifestare una rivendicazione dell'operatività pragmatica nei confronti della speculazione teorica.
D'altra parte, però, come evidenziava il titolo del seminario, Ritorno al Futuro, questa palingenesi non può essere assolutamente intesa quale rivincita del mondo del fare su quello del riflettere, poiché, anzitutto, per il Nostro Paese, questo avviene in un contesto di crisi, di indebolimento della componente professionale e imprenditoriale così come di quella accademica.
Soprattutto, però, la digitalizzazione, facendo perno sulla computazionalità, rimette in gioco l'identità degli attori, inclusi quelli accademici, e, in definitiva, riporta in auge, tra le altre cose, quella componente modellistica che ha nobilitato discipline, per così dire, «diversamente bibliometriche» come  lo stesso Estimo e la Produzione Edilizia.
Ciò è apparso evidente nella menzione fatta da Riccardo Roscelli sui costi standard, attualissimi, senza dubbio, come istanza, epperò nel medesimo tempo posti in discussione dal fatto che la digitalizzazione renda «normale» la specificità hic et nunc.
Tantoché non appare più irrealistico immaginare che il nesso tra repertorio di oggetti digitali e il prezzario possa funzionare come un dispositivo per cui il prezzo si formi di volta in volta, in una determinata area geografica, in un determinato periodo, sulla scorta delle analitiche derivanti dalla profilazione accurata degli utenti delle BIM Library.
È una ipotesi a cui stiamo, in effetti, nell'ateneo bresciano, iniziando a lavorare.
Uno degli intenti più apprezzabili, agli occhi dell'estraneo, manifestati dalla comunità scientifica dell'Estimo e della Valutazione, sarà l'organizzazione, nel 2018, di un Convegno dedicato alle relazioni della disciplina con quelle limitrofe.
In altri tempi, ciò sarebbe stato annoverato entro le categorie, affascinanti ma eteree, della multi-, della inter- e della trans-disciplinarietà.
Oggi, tuttavia, possiamo forse affermare che la intersezione dei temi e dei saperi, in termini, appunto, computazionali, rappresenti una nuova centralità, all'insegna dell'Intelligence, ovviamente Data-Driven.
Ecco, appunto, che giungiamo alla questione saliente: da un lato, tutto ciò impone una interrogazione profonda sulle accezioni fondative, quasi a dover ripercorrere la storia della propria disciplina, il Passato.
D'altra parte, in verità, quelle categorie devono essere probabilmente radicalmente ripensate (in questo caso, costo, prezzo, valore), in termini di Futuro.
Tale considerazione deve, come si accennava in abbrivo, essere ulteriormente trasposta, e non potrebbe essere altrimenti nell'ambito computazionale, nella dimensione del continuo che coinvolge le scale più disparate, micro e macro, lungo la geo-spazialità che fonda ogni ipotesi di rigenerazione delle agglomerazioni urbane.
Quali, allora, possono essere le conseguenze di questo rivolgimento?
In primo luogo, il fattore della Cognitività, che si lega alla comprensione «semi-autonoma» e «in tempo reale» degli accadimenti alle diverse scale (consentita dalla disponibilità di grandi moli di dati e supportata dall'intelligenza artificiale), ma che richiede nuovi operatori della trasformazione urbana, dalle caratteristiche inedite.
Secondariamente, una risposta deriverà dall'eterna lotta che con la accessibilità, la trasparenza e la tracciabilità dei flussi informativi e decisionali il «mondo reale», che non è certamente un Brave New World, ma che è, comunque, più complesso delle modellazioni accademiche, inscenerà.
La sostanza, in definitiva, pertanto, è che il Settore dell'Ambiente Costruito, che si basa su cespiti immobiliari e infrastrutturali interconnessi, si delinea, sul medio periodo, come una «industria dei comportamenti», come un ambiente di erogazione di servizi individualizzati alla persona: grazie a un ecosistema digitale di (auto)regolazione - ma forse anche di eterodirezione - di flussi di varia natura.
Il che vuol dire che le metodologie predittive, nutrite da fonti informative attive in tempo reale, eterogenee ma relazionate, si sostanzieranno pure in termini evenemenziali, in aperta dialettica con le narrazioni della pianificazione, con una progettualità non istantanea, non estemporanea, che non possa essere validata o falsificata nell'immediato.
La sensazione epidermica è che l'Accademia colga, talvolta, di questo passaggio epocale principalmente gli aspetti «strumentali», ne insegua solo i risvolti apparenti.
Alcuni segmenti dei mercati internazionali, così come alcuni decisori politici, al di là delle tabelle intersettoriali e dell'incidenza del Settore sulle economie (trans)nazionali, vedono, al contrario, nel Comparto in questa Digitalizzazione Circolare un potente grimaldello per dilatarne i confini.
Si tratta forse di una strategia che, alla fine, farà davvero del «valore sociale complesso» la posta in gioco di un business in cui «pubblico» e «comune» si confronteranno duramente, problematicamente, con «partenariale» e «condiviso».
Questi orizzonti, intriganti ma inquietanti, non hanno davvero nulla che potremmo annoverare nelle categorie del consolatorio.
Occorre, perciò, la modestia e, al contempo, l'avventurosità di coloro che sanno di doversi inoltrare nelle terre incognite.