Le nuove frontiere del Software – il punto di vista di alcune software house

03/08/2012 2630

CDM DOLMEN Srl

In ambito di software tecnico si è spesso concentrati più sull’aggiornamento normativo che sull’innovazione tecnologica. Eppure il mondo delle nuove tecnologie sta correndo a una velocità folle, i computer sono sempre più potenti, le reti web sempre più veloci, le interfacce grafiche sempre più versatili. Secondo lei quale saranno i prossimi sviluppi del software tecnico?

Il software per il calcolo strutturale costituisce un capitolo a sé rispetto al resto del software tecnico e architettonico; ancora più di altri è specifico e rivolto ai professionisti del settore. Effettivamente il ruolo di un software di calcolo consiste appunto nell’applicare correttamente quanto studiato nella scienza delle costruzioni e quanto richiesto dalla Normativa, spesso complessa e di difficile interpretazione: in questo momento inoltre stiamo andando verso una Normativa tecnica definitiva, che rimarrà in vigore per un certo tempo, e quindi ancor più sarà necessario aggiornarsi alle ultime novità e interpretarle correttamente.
Proprio questo ruolo di interfaccia fra la Normativa e il progettista richiederà nell’immediato futuro che le case produttrici offrano sempre di più un servizio completo, comprendente corsi di apprendimento, assistenza tecnica qualificata, aggiornamenti alle nuove Norme e a quanto richiesto dai vari uffici sismici e geni civili italiani. Acquistando un software si comprerà un servizio integrato e non più “solo” un programma. Il ruolo dell’innovazione tecnologica in questo processo sarà quello di favorire il dialogo fra le software house e i progettisti, dando strumenti per videocorsi, per comunicazioni interattive sul progetto, strumenti per la generazione di interfacce grafiche sempre più immediate.

In molti settori i software si stanno evolvendo in un’ottica di Open source. Qualcosa del genere sta accadendo anche nell’ambito tecnico. Cosa ne pensa?

L’Open Source è già una realtà nel campo del calcolo agli elementi finiti e in molti ambiti si va in quella direzione, ma il campo del software tecnico non è il suo ambito di elezione. Il software tecnico è lo strumento principe dello studio di progettazione strutturale, ed è soprattutto uno strumento di lavoro che deve essere chiaro ed immediato, e ben collaudato e supportato. L’Open Source trova la sua validità negli ambiti universitari come strumento di ricerca.

Nei paesi anglosassoni si sta spingendo verso un sistema Open Data che consenta un passaggio veloce delle informazioni dai committenti ai progettisti, dai progetti alle imprese, dalle imprese al cittadino. Pensa possa essere un traguardo importante da perseguire per un software tecnico?

In effetti il concetto di costruire un insieme di informazioni comuni a tutti gli operatori del processo edilizio è ciò che riassumiamo sotto il nome di BIM (Building information modeling) e presuppone, ovviamente, formati aperti. Il dibattito universitario è aperto su questi argomenti e esistono già standard riconosciuti come le IFC.
C’è un processo in corso la cui evoluzione nei prossimi anni sarà molto interessante e merita di essere seguita pienamente. Quanto più questo sistema diventerà uno standard a livello delle amministrazioni europee tanto più si apriranno potenzialità incredibili e si origineranno software accessibili a tutti.

La velocità di trasferimento dati su reti internet sta crescendo giorno dopo giorno. Che effetti avrà sui nuovi software e soprattutto sull’organizzazione degli studi di progettazione?

La crescente velocità di trasferimento dei dati su rete internet comporta uno scambio di dati sempre più rapido, video-assistenza e demo on-line per raggiungere anche i progettisti più lontani, aggiornamenti disponibili in tempo reale ovunque. Ci sono ancora comuni italiani in cui tutto ciò non è possibile con conseguente esclusione del progettista da novità software, aggiornamenti normativi e corsi di formazione che non siano in loco. In Italia si deve ancora fare molto per avere realmente e ovunque la velocità sulle reti internet.

Pian piano ci stiamo avvicinando all’applicazione completa degli eurocodici. Questo favorirà sempre di più un’internazionalizzazione dei software di calcolo e di progetto. In futuro, quale potrà essere il punto di forza per una software house?

Con l’internazionalizzazione delle Normative, la diffusione del software a livello europeo consentirà di avere un maggior controllo dei risultati, aumentando la sicurezza e l’affidabilità del prodotto. D’altro canto, a causa della crescente complessità del processo di progettazione comportata dagli Eurocodici, il punto di forza della software sarà nella sua capacità di offrire al progettista un punto di riferimento tecnico a 360 gradi: non più solo un software, ma un insieme integrato di soluzioni che spazieranno dal corso alla consulenza, al seminario formativo, alla progettazione assistita.


CONCRETE Srl

In ambito di software tecnico si è spesso concentrati più sull’aggiornamento normativo che sull’innovazione tecnologica. Eppure il mondo delle nuove tecnologie sta correndo a una velocità folle, i computer sono sempre più potenti, le reti web sempre più veloci, le interfacce grafiche sempre più versatili. Secondo lei quale saranno i prossimi sviluppi del software tecnico?

Il mondo del software tecnico per l’edilizia in Italia ha uno sviluppo enorme. Credo esistano pochi paesi con una situazione così caratteristica che, bisogna ammetterlo, è figlia di una burocrazia altrettanto unica. Il problema è che tutti questi software, essendo legati alla norma italiana, hanno un mercato piuttosto ridotto e per giunta molto competitivo quindi con risorse limitate. Sarà difficile veder progredire il comparto, almeno nella media dei prodotti, con la stessa velocità di evoluzione del software a livello mondiale ma ci saranno sempre dei leader che sapranno far permeare significativi sviluppi nei propri prodotti. La spinta, come sempre, la vedrei più dal basso: saranno sempre di più gli utenti a chiedere sviluppi. Le innovazioni le vedrei legate forse non tanto all’attualità (non vedo al momento infatti che cloud e apps abbiano convinto i tecnici per i loro software professionali) ma legate soprattutto all’aumento della pigrizia dell’utente medio nell’intento di evitare i calcoli manuali. Anche se il marketing vorrà la sua parte credo che lo sforzo delle software house dovrà concentrarsi sulla sostanza, più che sull’apparenza.

In molti settori i software si stanno evolvendo in un’ottica di Open source. Qualcosa del genere sta accadendo anche nell’ambito tecnico. Cosa ne pensa?

A costo di essere lapidario non credo che in questo settore la filosofia Open Source possa portare rivoluzioni. I software a cui i tecnici sono abituati sono molto sviluppati e completi ma soprattutto sono legati ad un mondo professionale che cambierà sempre più velocemente. Difficile pensare che software, e soprattutto servizi, possano essere gratuiti: i tempi e il know how delle software house hanno un valore. Ben vengano software scientifici e strumenti generali di gestione degli elaborati di tipo Open Source ma sarà sempre l’utente a chiedere qualcosa in più.

Nei paesi anglosassoni si sta spingendo verso un sistema Open Data che consenta un passaggio veloce delle informazioni dai committenti ai progettisti, dai progetti alle imprese, dalle imprese al cittadino. Pensa possa essere un traguardo importante da perseguire per un software tecnico?

La domanda è retorica: magari fosse possibile! Sembra però che nell’ottica federalistica siano le regioni ad avere competenza e, ad esempio, stiamo già vedendo delle azioni centrifughe della regione Calabria o Lazio o ancora Emilia Romagna che hanno sviluppato sistemi indipendenti di presentazione dei calcoli strutturali. E questo porterà ulteriori costi. Per chi? Per i cittadini e le amministrazioni, e quindi per i cittadini due volte. L’uniformità nella presentazione degli elaborati tecnici all’autorità e nello scambio dati tra le varie figure legate ad un progetto, unitamente ad una gestione elettronica dei documenti, sarebbero certo un traguardo. Il condizionale è, anche in questo caso, d’obbligo.

La velocità di trasferimento dati su reti internet sta crescendo giorno dopo giorno. Che effetti avrà sui nuovi software e soprattutto sull’organizzazione degli studi di progettazione?

Secondo me questo avrà una forte influenza sulla vita dei cittadini più che sul lavoro dei tecnici. Vedremo forse una migliore organizzazione nel medio termine legata al cloud ma se ci sono zone in cui ancora manca la banda larga tutto questo perde di significato. E qui, lo dicono i dati statistici, siamo molto indietro. Frustrante e dispendioso organizzare uno studio all’utilizzo dei dati anche in sistemi mobili se poi manca la necessaria connettività che, sottolineo, deve essere ad alta velocità. La più alta possibile.

Pian piano ci stiamo avvicinando all’applicazione completa degli eurocodici. Questo favorirà sempre di più un’internazionalizzazione dei software di calcolo e di progetto. In futuro, quale potrà essere il punto di forza per una software house?

Per una software house italiana la sfida potrebbe essere quella di ampliare il proprio mercato misurandosi con altri player (pochi ma con prodotti di alto livello) in ambito europeo. La cosa non appare facile vista la forte differenza di esigenze dei vari tecnici europei: la burocrazia italiana non è certo quella tedesca come pure appare diversa la fattura dei disegni tecnici italiani da quelli francesi. Difficile dunque pensare che da soli gli Eurocodici possano uniformare anche le richieste dei tecnici. Il punto di forza per una software house sarà quindi, come sempre, la capacità di comprendere le esigenze dell’utenza, di adeguarsi e di arricchire il prodotto con un insieme di servizi adeguato. Accontentarsi del mercato italiano potrebbe esserne, di contro, il punto debole. In attesa di vedere come sarà questa sfida, aspettiamo… i prossimi Annessi Tecnici Nazionali.
 

CSP Fea s.c.

In ambito di software tecnico si è spesso concentrati più sull’aggiornamento normativo che sull’innovazione tecnologica. Eppure il mondo delle nuove tecnologie sta correndo a una velocità folle, i computer sono sempre più potenti, le reti web sempre più veloci, le interfacce grafiche sempre più versatili. Secondo lei quale saranno i prossimi sviluppi del software tecnico?

Se parliamo di software di calcolo strutturale, noi di CSPfea e i partner coreani di MIDAS, crediamo che il futuro sia nei modelli di calcolo sempre più grandi e articolati. La modellazione 3D ad elementi finiti, con modelli costitutivi complessi e adatti a rappresentare la realtà fisica saranno l’esigenza specie per ottimizzare interventi di restauro strutturale o modellare strutture speciali o realizzate con materiali innovativi. I postprocessori dovranno essere in grado di ricondurre modelli risolti in termini di tensioni a parametri di sollecitazione sui quali si basano le Norme di Calcolo nazionali ed internazionali. In geotecnica dove questo scenario è già presente il nostro MIDAS/GTS utilizza già librerie multiprocessore, indispensabili per sfruttare la potenza hardware. In tutto questo, l’interfaccia utente farà la differenza tra un software usabile e uno inutilizzabile.

In molti settori i software si stanno evolvendo in un’ottica di Open source. Qualcosa del genere sta accadendo anche nell’ambito tecnico. Cosa ne pensa?

I software di calcolo strutturale sono iniziati quarant’anni fa come “codici aperti”, da NASTRAN al solutore FEM proposto da Zienkiewicz nel suo storico libro. In genere sono progetti di ambito universitario sviluppati in base alle esigenze di ricerca di qualche Professore o Dipartimento. Oggi Open Source significa molto di più, a cominciare da una rigorosa prassi di condivisione ed esame delle migliorie proposte dalla community e l’accettazione di una licenza FOSS (Free Open Source Software) definita rigorosamente. Senza queste premesse viene messa in discussione la sicurezza dei calcoli e la validazione delle routines ogni volta che un membro della community condivide un update. Il trend di incapsulare un codice Open Source in pre-post processori è figlio della scelta delle software house di non investire direttamente nei solutori avanzati. In MIDAS la sfida è di mantenere il controllo su tutta la filiera perché il cliente possa avere un unico interlocutore.I pro e contro sono molti e l’argomento merita un approfondimento che abbiamo trattato sulla nostra Rivista www.structural-modeling.it in uscita in questi giorni.

Nei paesi anglosassoni si sta spingendo verso un sistema Open Data che consenta un passaggio veloce delle informazioni dai committenti ai progettisti, dai progetti alle imprese, dalle imprese al cittadino. Pensa possa essere un traguardo importante da perseguire per un software tecnico?

Le esperienze più incoraggianti su un protocollo Open Data arrivano dalle Pubbliche Amministrazioni, come avviene in Scandinavia dove si richiede un preciso standard B.I.M. Non siamo ottimisti che l’accordo possa arrivare dai Produttori di Software che, per motivi di competizione, cercano di offrire soluzioni BIM proprietarie.

La velocità di trasferimento dati su reti internet sta crescendo giorno dopo giorno. Che effetti avrà sui nuovi software e soprattutto sull’organizzazione degli studi di progettazione?

Sicuramente Open Source (in particolare l’aspetto “freeware”) e Cloud sono termini trendy, ma i nostri clienti (e in particolare gli studi di progettazione più innovativi) ci spiegano che questi aspetti vanno introdotti con il classico “grano di sale”. Sia Open Source che Cloud sono utili per i sostenere carichi di lavoro variabili, mentre resta “in house” (hardware e software tradizionale) ciò che serve per i carichi di lavoro quotidiani. La loro preoccupazione resta comunque il supporto di alto livello che si attendono quando utilizzano strumenti di alto livello. E questo porta un forte commitment da parte di CSPFea per essere sempre all’altezza. Ma a Open Source e Cloud va aggiunta la terza parola chiave “Social”, ovvero il luogo dove gli ingegneri più smart troveranno le opportunità di business in futuro. CSPFea crede che il web 2.0 è sarà a breve il luogo delle opportunità del dopo crisi, per questo propone un Corso per “Strutturisti 2.0” in questo secondo semestre 2012, dove esperti “social” illustreranno trucchi e segreti per essere i primi a sfruttare queste opportunità.

Pian piano ci stiamo avvicinando all’applicazione completa degli eurocodici. Questo favorirà sempre di più un’internazionalizzazione dei software di calcolo e di progetto. In futuro, quale potrà essere il punto di forza per una software house?

Con MIDAS vediamo il problema dall’altro lato: siamo nati con i post processori per i Codici Nazionali asiatici (Corea, Cina, Giappone) e USA. Abbiamo dovuto faticare per implementare le NTC che declinano il problema con un punto di vista e una mentalità lontana.Abbiamo dovuto farlo con umiltà, a volte anche sbagliando, correggendo e migliorando, ed infine affrontando con completezza il “mondo” degli Eurocodici. Oggi però ci sentiamo di offrire ai nostri clienti italiani il software strutturale più completo al mondo in fatto di progetto e verifica con Codici Internazionali. Questo è un vantaggio competitivo per i nostri clienti che lavorano o cercano opportunità all’estero.
 

HARPACEAS srl

In ambito di software tecnico si è spesso concentrati più sull’aggiornamento normativo che sull’innovazione tecnologica. Eppure il mondo delle nuove tecnologie sta correndo a una velocità folle, i computer sono sempre più potenti, le reti web sempre più veloci, le interfacce grafiche sempre più versatili. Secondo lei quale saranno i prossimi sviluppi del software tecnico?

Il software tecnico nel prossimo futuro utilizzerà i vantaggi offerti dalla tecnologia, soprattutto nel campo della condivisione via rete dei dati e nella possibilità di interagire direttamente con gli strumenti di rilievo sul campo. Le possibilità del cosiddetto “cloud computing” e del “BIM to field” saranno evidenti, permettendo di ridurre al minimo gli errori e i rallentamenti nella trasmissione delle informazioni dal progettista al cantiere. Nelle interfacce grafiche si sta facendo strada una tendenza alla intuitività e semplicità che permetteranno un approccio ai software decisamente più semplice da parte degli utilizzatori.

In molti settori i software si stanno evolvendo in un’ottica di Open source. Qualcosa del genere sta accadendo anche nell’ambito tecnico. Cosa ne pensa?

Riteniamo che sia importante chiarire i campi di applicazione più indicati evitando generalizzazioni poco adeguate. L’open source può avere delle ripercussioni positive su diversi ambiti dell’informatica, come per esempio nei sistemi operativi o nelle applicazioni consumer, ma riteniamo che il software tecnico non verrà coinvolto sensibilmente da questo fenomeno. I software tecnici proprietari continueranno ad avere un proprio mercato, aprendo le proprie architetture a terze parti, eventualmente open source.

Nei paesi anglosassoni si sta spingendo verso un sistema Open Data che consenta un passaggio veloce delle informazioni dai committenti ai progettisti, dai progetti alle imprese, dalle imprese al cittadino. Pensa possa essere un traguardo importante da perseguire per un software tecnico?

La trasparenza e la facile trasmissione delle informazioni hanno già dato risultati molto convincenti nel nord Europa e più in generale nei paesi anglosassoni. L’interoperabilità dei progetti realizzati con software “BIM oriented” permetterà questo flusso privilegiato di informazioni. Nel tempo stesso, lo sviluppo di software dedicati al “model checking” darà a committenti e amministrazioni pubbliche la possibilità di tenere sotto controllo la progettazione evitando dispendiose varianti in corso d’opera. È auspicabile che anche nel nostro paese ci sia un allineamento su questi standard, visto la qualità dei servizi offerti e l’innegabile risparmio economico e di tempo. I rallentamenti o comunque la difficoltà di implementare queste procedure non dipende a nostro parere dalle tempistiche di aggiornamento dei software quanto dall’intenzione delle parti coinvolte di adeguarsi a questi standard.

La velocità di trasferimento dati su reti internet sta crescendo giorno dopo giorno. Che effetti avrà sui nuovi software e soprattutto sull’organizzazione degli studi di progettazione?

Gli studi di progettazione del futuro prossimo utilizzeranno intensamente internet e le potenzialità offerte. La rete globale sarà luogo di condivisione delle informazioni tra partner sempre più distanti. È naturale che i software ne terranno conto. Il “cloud computing” darà accesso garantito e protetto ai dati ed agli strumenti progettuali anche in remoto e gli studi di progettazione cambieranno fisionomia e abitudini lavorative per ottimizzare queste opportunità.

Pian piano ci stiamo avvicinando all’applicazione completa degli eurocodici. Questo favorirà sempre di più un’internazionalizzazione dei software di calcolo e di progetto. In futuro, quale potrà essere il punto di forza per una software house?

L'entrata in vigore completa degli eurocodici pone i software di fronte ad un importante passaggio generazionale.
I software di calcolo strutturale non possono essere più intesi come legati solo al proprio bacino naturale di utenza, devono prevedere un’integrazione con codici di respiro europeo.
Questa esigenza è anche evidenziata dalla tendenza sempre più marcata da parte dei professionisti a svolgere incarichi di ingegneria al di là dei confini del nostro paese.
L'occasione è importante per le software house e rappresenta uno stimolo al miglioramento ed al completamento dei prodotti software di calcolo
L'integrazione con gli eurocodici, consentirà ai software anche di impostare piani di sviluppo a più ampio respiro e facenti riferimento a basi scientifiche e metodologie di verifiche ormai stabilizzate e condivise da moltissimi paesi.
La base scientifica degli eurocodici è anche una piattaforma ormai nota anche oltre i confini europei, può consentire ai progettisti, una volta adottata, utilizzata e resa disponibile nei software di aumentare la "vendibilità" dei propri progetti.