UNI 11337:2017 parte 1 – Terminologia

Alberto Pavan - Architetto, Senior partner di BAEC 04/12/2017 2194

BIM - La norma UNI 11337: istruzioni per l’uso
Con l’obiettivo di analizzare il quadro normativo nazionale sul BIM e la digitalizzazione del settore delle costruzioni INGENIO insieme ad Alberto Pavan, coordinatore UNI dei lavori di produzione di questa norma, realizza una serie di articoli di approfondimento. Il piano editoriale prevede sia un’analisi di ogni singola parte della norma, che l’approfondimento anche di tematiche trasversali per comprendere fino in fondo l’utilità e l’uso di queste norme. L’autore si è reso disponibile anche ad analizzare e valutare eventuali osservazioni o richieste di chiarimento che dovessero giungere in redazione ad INGENIO da parte dei lettori.

La prima sfida nello scrivere una norma è rappresentata dai termini.
Perché un qualsiasi argomento possa definirsi condiviso bisogna essere sicuri siano comprensibili, o almeno noti, i termini con i quali esso verrà declinato.

Primo aspetto, quindi, definire la terminologia.
Il BIM è argomento trattato a livello mondiale e quindi molti argomenti dovrebbero trovare già una loro chiara e conclusa definizione: condivisa (relativa ad uno standard) o in maggior modo utilizzata (standard e/o prassi di mercato). Effettivamente esistono molti termini “BIM”, per la maggior parte, forse tutti, in lingua inglese (parte UK e parte USA e la differenza non è cosa di poco conto).

Secondo aspetto, quindi, uso di termini, anche consolidati, ma comunemente espressi in altra lingua.
Le norme nazionali, dovendo creare un ambiente solido di certezze e trasparenza in un determinato mercato, in favore di tutti gli operatori che vi operano, devono per regolamento internazionale essere scritte nella lingua di quel paese. Unica eccezione i termini oramai entrati nel parlato comune, come ad esempio: “computer” (nazionali, o nazionalisti, ma non alla  “francese”). Anche per le norme volontarie USA, ad esempio, nel caso di termini comunque inglesi, ma in inglese “UK”, è uso tradurli a beneficio del proprio mercato interno e dei propri operatori in inglese “USA”.

ISO 6707-1:2017 - Buildings and civil engineering works — Vocabulary

3 Terms and definitions

3.1.1.5 external work
(sitework, US)
construction work (3.1.1.1) or landscape work on land (3.8.1) associated with, and adjacent to, civil engineering work (3.1.1.2) or a          building (3.1.1.3)

3.1.3.3 railway
(railroad, US)
national or regional transport system for guided passage of wheeled vehicles on rails

A maggior ragione, quindi, non esistendo termini inglesi “ITA”, la norma italiana non ha potuto far altro che “tradurre” il senso (non la mera traduzione letterale) di alcuni dei termini, o acronimi, del “BIM” che oggi vanno per la maggiore: LOD, EIR, BEP, CDE, ecc. Traduzione del “senso” perché anche quei termini, dati per assodati da tutti, in vero, non esprimono un unico punto di partenza condiviso, comunemente accettato su tutti i mercati. Un esempio? Il termine più usato: LOD. La “D” finale, è la “D”di Definition e/o Detail, utile a valere per modelli e per oggetti, del mondo UK? Oppure è la “D”di Development, utile a valere solo per gli oggetti,del mondo USA? Oppure prendiamo il BEP (pre-contract o post-contract), del mondo UK, come documento dell’affidatario che segue l’EIR del committente, ma solo nel mondo UK. Perché nel mondo USA diviene BPxP (proposal o final) e segue un altro BPxP (ma questa volta Owner).
Ebbene sì non c’è solo il BEP della Pennsylvania University, che essendo in USA, non dovrebbe nemmeno chiamarsi BEP secondo le norme di quel paese… 

Che pasticcio, e pensare che in Italia hanno tutti la verità assoluta, citando l’estero. Non par vero che all’estero, invece, abbiano ancora tanta confusione in testa. In realtà non è confusione, è conoscenza dell’importanza di essere leader (o seguaci) in qualsiasi settore. E anche la terminologia ha la sua importanza. Evidentemente gli altri vogliono giocare da leader.

Stessa cosa sta oggi accadendo per le codifiche o le classificazioni. Tutte nate prima del BIM, nessuna davvero performante col BIM, ma per le quali nessuno vuol ragionare. Gli inglesi usano UNICLASS, va bene quella. Gli statunitensi UNIFORMAT, allora anche quella (magari con un po’ di MASTERFORMAT). Ci sarebbe anche OMNICLASS. Mettiamole tutte e tre. Dobbiamo essere in linea con gli altri, che sono più avanti… Un bel pasticcio, non performante ed inglese (UK e/o USA). Che non collima con i prezzari, con i capitolati, ecc. Ma facciamo come loro, non sia mai. Fin che si tratta di mozzarella, pizza, un po’ di alta moda, ma il BIM…

Torniamo ai nostri termini.
Capito il problema basterà allora fare almeno una lista, nel mondo c’è già tutto, e tradurre. Bene, partiamo. La cosa più semplice: definizione di modello e differenze con gli oggetti. Ci sarà, deve esserci… nella PAS, nel BIM Forum… ma c’è per forza, guarda bene.

Ok, più facile. Definizione di modello BIM per distinguerlo da un disegno 3D, digitale... Niente eh? È solo perché non ci siamo ancora scaldati, calma.
Allora, proviamo così: io ho a che fare con dei dati, bene, che poi diventano informazioni, bene, ci siamo, che poi quando sono tutte insieme, queste informazioni, espresse in un disegno o un modello, o nella relazione geologica, diventano… diventano… che poi appunto è quella cosa che se fatta in un modo è un modello e, invece, se fatta in un altro è un DWG, che se anche è 3D, il DWG, però, non è BIM, perché, appunto, se anche non è sulla carta ed è digitale, il DWG non è BIM. Perché non è BIM? Non è BIM perché non parametrico, ecco, ci siamo, è 3D ma non è parametrico, appunto, visto? Era facile. E quindi un oggetto in IFC… che è 3D ma non è parametrico, non è BIM. Come non è BIM! IFC non è BIM? Cancella, riscrivi… Aspetta, perché, come in tutte le cose, evidentemente, c’è parametrico e parametrico…

La prima parte della norma è semplicemente una prima risposta, perfettibile, a questa confusione. Definire, per quanto possibile, i mattoncini terminologici comuni con cui costruire la casa “comune” del BIM, almeno in Italia (anche se molti dei mattoncini italiani, ora che sono stati tradotti, in inglese UK, e diffusi all’estero, cominciano a piacere. Almeno in Europa). Senza paura di dire che il Re è nudo, se è nudo, e senza temere di proporre delle soluzioni ove si rilevasse vi siano delle parziali mancanze o ambiguità.

Il bello di una norma volontaria sta proprio nel poterla anche modificare e migliorare appena se ne sente la necessità, al contrario delle norme cogenti che assumono tempi e vincoli dettati dalla politica più che dalle quotidiane esigenze del mercato. Le seconde è quindi giusto che dettino la linea, di lungo periodo, e la prima che ne definisca, invece, i requisiti ed i confini di applicabilità diretta. E, d’altra parte, il ruolo della normazione volontaria è anche quello di risolvere tutte quelle incertezze che rischiano di bloccare il mercato, di creare fraintendimenti, su cui qualcuno potrebbe costruire artificiose posizioni di privilegio.

Esempi terminologici della UNI 11337-1:2017

dato: Elemento conoscitivo intangibile, elementare, interpretabile all’interno di un processo di comunicazione attraverso regole e    sintassi preventivamente condivise.

informazione: Insieme di dati organizzati secondo un determinato scopo ai fini della comunicazione di una conoscenza all’interno di un processo.

contenuto informativo: Insieme di informazioni organizzate secondo un determinato scopo ai fini della comunicazione sistematica di una pluralità di conoscenze all’interno di un processo.

modello informativo (Modello): Veicolo informativo di virtualizzazione di prodotti e processi del settore costruzioni.

oggetto:  Virtualizzazione di attributi geometrici e non geometrici di entità finite, fisiche o spaziali, relativi ad un’opera, o ad un complesso di opere, ed ai loro processi.