Alea iacta est: EQUO COMPENSO è legge, ma la battaglia si è conclusa ?

E’ entrato in vigore il 6 dicembre 2017 il decreto fiscale, collegato alla Legge di bilancio 2018, essendo stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.284 del 5 dicembre 2017 la legge 4 dicembre 2017, n. 172 di «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 16 ottobre 2017, n.148, recante disposizioni urgenti in materia finanziaria e per esigenze indifferibili. 

Tra le novità introdotte dal provvedimento, si segnala l'estensione dell'equo compenso a tutti i professionisti, anche a chi non è iscritto ad un ordine professionale. I professionisti, quindi, avranno diritto ad un compenso economico adeguato e proporzionato alle prestazioni e al lavoro svolto per i committenti "forti" come banche, assicurazioni e Pubbliche Amministrazioni.

Per le professioni regolamentate, le grandi stazioni appaltanti dovranno fare riferimento quindi alle tabelle dei corrispettivi definite dal cosiddetto “Nuovo Decreto parametri bis”, ossia il decreto 143/2013 .

Sconfitto il parere del’Antitrust che si opponeva a questo provvedimento, sancito un sacrosanto diritto, ora possiamo essere tutti contenti e abbassare la guardia?

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Ho sentito l’amico Michele Lapenna, consigliere e tesoriere CNI, che si è sempre occupato i questi argomenti e che non di rado ha avuto uscite pubbliche molto dure nei confronti di chi si opponeva e si oppone a questa scelta di civiltà professionale.

E Michele mi ha confermato che si, il principio dell’equo compenso è stato accettato, ma si tratta di un punto di svolta e di partenza, non di arrivo. Di svolta rispetto alle politiche ultraliberiste e a una concezione di mercato senza regole. Di partenza perchè ora il  principio deve essere tradotto in atti concreti per un’estensione non solo ai grandi committenti, ma anche alla piccola e media impresa, ai rapporti con le persone fisiche, e soprattutto all’estensione per tutta la PA, come peraltro è previsto nel testo.

Lapenna mi ha sottolineato come non si sia tenuto conto - in questo provvedimento - del parere dell’AntiTrust, che fa riferimento a un Paese e a un’Europa che non esiste più, di una concezione dell’economia di mercato pre crisi in cui i diritti venivano cancellati dalle cosiddette lenzuolate.  Ma non bisogna abbassare la guardia perchè nella predisposizione dei documenti attutivi e di estensione del provvedimento ci sarà chi cercherà di riutilizzare questo parere, chi cercherà di rendere inattuabile la legge.

Lapenna infine mi ha evidenziato che la prima conseguenza di questo provvedimento sarà la definizione da parte delle stazioni appaltanti di una soglia massima di ribasso. 

La battaglia quindi non si è conclusa. Anzi finalmente può iniziare. Occorre quindi che tutta la categoria mantenga viva l’attenzione sull’argomento, sia negli organi nazionali che in quelli territoriali. Occorrerà cercare consenso, investire quindi in campagne di informazione che facciano capire al cittadino che la “tariffa minima” lo tutela da servizi scadenti, non lo penalizza.

Torniamo alla Battaglia dunque. Ottima l’iniziativa politica che ha portato alla nascita di ‘Professionisti per l’Italia’, con RPT e CUP presentata nel corso della manifestazione al Teatro Brancaccio di Roma per l’equo compenso. Per essere forti occorre fare gruppo. E ha ragione Armando Zambrano, presidente del CNI e della Rpt, quando ha sottolineato: “Non ci fermiamo qui. Se siamo tutti insieme la politica dovrà rispettarci anche dopo le elezioni. Oggi abbiamo avuto il merito di ripartire con dignità, di poter dire siamo professionisti e daremo il massimo per il Paese”.

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A Zambrano e alla sua squadra di ieri e di oggi vanno molti dei meriti di questo provvedimento. Ricordo quando accadde il triste evento del terremoto dell’Aquila, quando in televisione furono chiamati a parlarne solo i tecnici star, e pochi rappresentanti delle professioni. Grazie alla costante opera di “percussione e penetrazione” condotta in questi anni, grazie alla sottile e difficile azione di tessitura per una RPT non più divisa ma capace di agire unita (anche a costo di qualche sacrificio di categoria) oggi siamo riusciti ad avere un ruolo politico, e in questo contesto ad avere un parlamentare di peso, Sacconi, che si è preso a cura l’argomento, e siamo riusciti a ristabilire il sacro principio dell’equo compenso.

Siamo riusciti a comprendere che “quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito” e quindi a concentrarci sui grandi obiettivi, e non a perderci nelle scaramuccie tra professioni che spesso sono oggi ormai solo divise solo dal nome.

La battaglia sulle tarifffe minime è fondamentale. Nessuno può tirarsi indietro.

Per capirlo basta ricordarci che - come ci indica il centro studi CNI - a dispetto di quanto affermato dall'Antitrust a subire la maggiore penalizzazione sono stati i giovani e le donne. I giovani dai 25 ai 30 anni hanno perso l'8,4% del loro reddito professionale medio, quelli dai 30 ai 35 il 14,9%, quelli dai 35 ai 40 il 19,4%. Quanto alle professioniste hanno lasciato sul terreno il 9,5%. Fatto 100 il reddito dei professionisti dai 55 ai 60 anni, nel 2015 hanno accresciuto la loro quota di reddito solo quelli della fascia immediatamente precedente (dai 50 ai 55) che hanno raggiunto il 93,9% del reddito dei più anziani (+2,6%). I professionisti dai 35 ai 40 si attestano sul 47,7% (-4,8%) e quelli dai 30 ai 35 sul 34,4% del reddito dei colleghi più anziani (-1,5%). ….  il reddito medio dei professionisti italiani nel 2015 è sceso a 33.954 euro procapite: con una perdita secca dell'8,6% rispetto al 2007”.

Con INGENIO staremo sul pezzo. Perchè ora che il Rubicone è stato varcato, ora che il dado è stato tratto, è giunto il momento della resa dei conti. Caro Bersani non ci dimentichiamo e non ci dimenticheremo di te e delle tue lenzuolate. Siamo un popolo che lotta per un suo diritto.

Alea iacta est: EQUO COMPENSO è legge, ma la battaglia non si è conclusa. Siamo partiti con una frase di Giulio Cesare, chiudiamo sempre con un suo aforisma: “Non dobbiamo aver paura che della paura.”