Tre opere di progettisti italiani selezionate per il RIBA International Prize 2018

Roberta Valli - Architetto, redazione INGENIO e PAVIMENTI 10/01/2018 1965

Il 12 dicembre scorso  è stata svelata la RIBA International List 2018, la selezione dei progetti in lizza per la seconda edizione del riconoscimento promosso dal Royal Institute of British Architects per “il miglior edificio del mondo” che  quest’anno comprende 62 edifici provenienti da 29 paesi, di cui solo quattro accederanno alla fase finale. 

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Stazione Marittima di Salerno, Zaha Hadid Architects 

Il premio intende portare l’attenzione internazionale sulle costruzioni più significative e innovative includendo edifici di recente realizzazione senza limiti di tipologia o dimensione, dalle piccole residenze private, ai grandi complessi pubblici come scuole o sale concerti che, oltre rappresentare l’eccellenza del design, siano state in grado di generare un impatto sociale significativo. 

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Xiao Jing Wan University di Shenzhen, Foster + Partners

In effetti i 62 interventi  selezionati offrono un’ampia ed eterogenea panoramica dello scenario architettonico contemporaneo, si va infatti dagli immancabili nomi internazionali - Zaha Hadid Architects con la Stazione Marittima di Salerno, Foster + Partners con la sede della Xiao Jing Wan University di Shenzhen, in Cina, Heatherwick Studio con il nuovo Zeitz MOCAA di Città del Capo, in Sudafrica.

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Stavros Niarchos Foundation Cultural Center di Atene, Renzo Piano Workshop Buildings

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Bosco Verticale di Milano, Stefano Boeri Architects

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AP House, Urbino, GGA Gardini Gibertini Architetti

E ancora per l’italia Renzo Piano Workshop Buildings con lo Stavros Niarchos Foundation Cultural Center di Atene, Stefano Boeri Architects con il pluripremiato Bosco Verticale di Milano ma anche l’AP House di Urbino dello studio riminese GGA Gardini Gibertini Architetti: il progetto di “rinascita di un antico borgo rurale collocato sulla sommità di una delle colline più alte e di maggior pregio paesaggistico dell’intero urbinate”.

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Wadden Sea Center, Danimarca, Dorte Mandrup Architects

Molti edifici nominati sembrano essere parte integrante del paesaggio in cui vivono come il Wadden Sea Center sulla costa danese, un edificio dal tetto di paglia situato tra le dune di sabbia dello Jutland, da dove si possono osservare milioni di uccelli migratori, progetto di Dorte Mandrup Architects

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Museo di Arte, Architettura e Tecnologia (MAAT) Lisbona, AL_A

Allo stesso modo, la forma bassa e delicatamente ondulata del nuovo Museo di Arte, Architettura e Tecnologia (MAAT) di Lisbona, progettato dallo studio AL_A di Londra, si percepisce come un’estensione naturale del fiume Tago, anche se il suo design è radicalmente attuale. Ad una estremità, il museo si immerge addirittura nel Tago con una sequenza di lunghi e ampi gradoni per sedersi o camminare sul lungofiume che, con l’arrivo dell’alta marea, vengono in parte sommersi.

 "Ci piace pensare al MAAT", ha detto la fondatrice di AL-A Amanda Levete, "come un luogo più che un edificio: ha presenza scenica, ma non è roboante, è un luogo di incontro, di aggregazione, di scoperta delle nuove idee nel campo dell’arte”.

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Moschea di Sancaklar, Istanbul , Emre Arolat Architecture

O ancora la Moschea di Sancaklar alla periferia di Istanbul che Emre Arolat Architecture (EAA) ha modellato esternamente sul paesaggio che si affaccia sul Lago Büyükçekmece creando un luogo di culto essenzialmente sotterraneo, illuminato e valorizzato dalla luce del sole che si insinua nelle fessure dando vita a spazi elementari e meditativi.

9riba-metro-9.jpgE poi tre nuove stazioni della metropolitana grezze e cavernose lungo la linea 9 di Barcellona - un progetto di ingegneria erculeo – che lascia a vista la geologia dello scavo. Progettate da Garcés-De Seta-Bonet, le inquietanti stazioni di Amadeu Torner, Parc Logístic e Mercabarna non fanno nulla per nascondere ai passeggeri l’eccitante e virtuosa realtà degli scavi realizzati sotto la capitale catalana. Contrassegnate dal design più recente, dall'illuminazione alle sedute e alla segnaletica, il connubio-contrasto tra natura grezza dello scavo e tecnologia del 21 ° secolo colpisce profondamente.

 

 

 

 

 

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Lanka Learning Center,  Sri Lanka, feat.collective 

In contrapposizione con l’eroico progetto urbano della metropolitana di Barcellona o con i grandi progetti museali, universitari ecc. ecco progetti di edifici a basso costo per le regioni in via di sviluppo o colpite da catastrofi naturali. Piccoli budget che tuttavia non precludono né dignità strutturale ne inventiva architettonica.
Per esempio il Lanka Learning Center di feat.collective sulla costa orientale dello Sri Lanka, dove "l'obiettivo - spiegano i progettisti -  era quello di creare un luogo in cui i bambini svantaggiati di diverse appartenenze etniche e religiose potessero riunirsi attraverso varie attività educative e sportive comuni per rendere possibile un futuro migliore”. Ed è quello che fa, semplicemente e bene, con un cerchio protettivo di edifici sobri, a basso consumo energetico, che trasmettono naturalmente il senso di appartenenza al luogo.

Certo è difficile paragonare una scuola a basso costo realizzata con una struttura leggera in acciaio con le erculee e altamente ingegnerizzate stazioni della metro catalana, o con un sofisticato centro visitatori dal tetto di paglia sulla costa dello Jutland, questa è la sfida e l’arduo compito dei giurati del RIBA International Prize.
Ora la giuria si recherà a vedere i progetti direttamente sul posto per poter individuare la rosa dei  quattro finalisti. Il vincitore sarà annunciato a novembre 2018.

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A guidare la giuria dell’edizione 2018 sarà Elizabeth Diller, partner del noto studio Diller Scofidio + Renfro che ha dichiarato: “È un onore presiedere la Grande Giuria del RIBA International Prize … Non vedo l’ora di iniziare il processo di selezione e di scoprire un edificio di grande importanza civica in grado di apportare un contributo alla cultura architettonica declinando i valori democratici del nostro tempo”.
Lo scorso anno il premio è andato a Grafton Architects con il progetto dell’edificio per UTEC, l’università di ingegneria e tecnologia di Lima in Perù. Lo studio, che nei mesi scorsi è stato scelto per curare la Biennale di Architettura 2018, ha realizzato un campus in cemento armato che ha colpito la giuria per la sua struttura verticale, come fosse un “Machu Pichu dei giorni nostri”, una composizione di volumi permeabile alla città, alla luce e all'aria.

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