Un’analisi sull’occupazione e la remunerazione degli ingegneri in Italia del Centro Studi del CNI

In occasione del 57° Congresso Nazionale degli Ordini degli Ingegneri d’Italia verrà distribuito un documento del Centro Studi del CNI molto interessante: un’analisi sull’occupazione e la remunerazione degli ingegneri, sulla base delle informazioni del 2011.

La laurea in ingegneria anche in tempo di crisi continua a garantire sul mercato del lavoro buone possibilità di inserimento occupazionale ma non più come nel passato. Il tasso di occupazione degli ingegneri, sia pure in calo rispetto al 2008 quando aveva raggiunto il 78,4%, si è mantenuto nel 2010 attorno al 75%, confermando un ampio vantaggio rispetto all’intera popolazione attiva il cui tasso di occupazione arriva ad appena il 57%. Anche le laureate in ingegneria evidenziano performance occupazionali di tutto rispetto con un tasso di occupazione pari al 67,5%, contro il 46% registrato per l’intera forza lavoro femminile.

Queste dinamiche comunque positive, anche in un periodo di forte incertezza economica, contribuiscono a spiegare la crescente attenzione verso i corsi di studi in ingegneria. Nel 2010 in Italia la popolazione in possesso di un titolo accademico (di ciclo breve o lungo) in ingegneria ha raggiunto, così, 572 mila laureati con una sempre più consistente presenza della componente femminile (14,4%).

Le recenti dinamiche di crisi sembrano coinvolgere, invece, almeno in una certa misura, i neo-laureati e i gruppi di laureati più giovani: nel 2010 risultava occupato “solo” il 63,2% della popolazione laureata in ingegneria “under 35”, con un calo molto evidente, addirittura pari a circa 8 punti percentuali, rispetto all’anno precedente, quando il tasso di occupazione corrispondente era pari al 71,5% .

Considerando l'intera categoria dei laureati in ingegneria le performance sul mercato del lavoro appaiono, comunque, complessivamente positive. Anche il dato sulla disoccupazione il cui livello nel 2010 sale al 4,5%, rispetto al 4% registrato nel 2009, risulta nettamente inferiore all’8,4% rilevato per l’intera popolazione italiana.

La diminuzione del tasso di occupazione tra gli ingegneri evidenziata innanzi, non ha avuto, perciò, un riflesso immediato in un aumento dei disoccupati, piuttosto appare alimentare, ma anche in questo caso assai debolmente, la crescita degli inattivi (passati al 21,6% nel 2010 contro il 20,6% del 2009 e il 19,2% del 2008).
L’ipotesi più plausibile è che soprattutto nel caso dei giovani laureati, alla ricerca attiva di lavoro (che è la condizione in base alla quale l’Istat riconosce lo status di disoccupato) si preferisca, piuttosto, proseguire le attività formative specialistiche.

L'impatto della crisi sul sistema occupazionale degli ingegneri non sembra dunque aver prodotto effetti sensibili e generalizzati sui tassi di partecipazione al lavoro incidendo debolmente solo sulla componente più giovane, mentre appaiono più evidenti modifiche delle condizioni lavorative complessive con una riduzione delle forme di occupazione alle dipendenze e un corrispondente aumento della quota di lavoratori indipendenti. Gli ingegneri lavoratori autonomi nel corso del 2010, raggiungono così il 27,8% del totale contro il 26,8% dell’anno precedente: sale perciò anche il numero di ingegneri che svolgono la libera professione1 con un dato che supera per la prima volta quota 70 mila.

La crisi invece non ha alterato rispetto al 2009, la distribuzione dei laureati in ingegneria tra settore industriale e terziario: quasi il 64% degli occupati svolge la propria attività lavorativa in un’impresa del settore dei servizi, mentre la quasi totalità della quota restante opera nel settore industriale.

Rilevante anche il dato sulla domanda previsionale 2011 di ingegneri che addirittura appare in ripresa. L’indagine Excelsior di UnionCamere ha previsto a consuntivo 2011 quasi 21mila assunzioni di personale con titolo di laurea ingegneristico. Si tratta di una quota elevata tanto che negli ultimi 10 anni, è stata superata solo dalle previsioni 2008, registrate peraltro prima che la crisi si manifestasse, quando erano state previste dalle imprese ben 28 mila assunzioni di ingegneri.

La rinnovata attenzione delle aziende verso gli ingegneri, che potrebbe anticipare una certa ripresa e reattività dell’economia e del tessuto produttivo, appare rivolta però soprattutto verso i laureati degli indirizzi elettronici, delle telecomunicazioni e dell’informazione (43,4% delle assunzioni), mentre, rispetto alle precedenti indagini annuali, si riducono decisamente le opportunità lavorative per i laureati del settore civile, edile ed ambientale (meno di 2mila assunzioni, il 44,2% in meno rispetto al 2010).

All’interno del documento del Centro Studi maggiori informazioni, con un dettaglio anche a livello territoriale.


Breve anticipazione del documento del Centro Studi CNI “Occupazione e remunerazione degli ingegneri in Italia”, redatto da Emanuele Palumbo, Direttore Ricerca S3 Studium

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