Intervista a Carmelo Maria Grasso, Presidente Ordine di Catania

10/09/2012 4903

Intervista a:
Carmelo Maria Grasso
Presidente dell'Ordine degli Ingegneri di Catania

 

 

 

 

 

Presidente, come stanno gli ingegneri nel Sud? Sentono la crisi come nelle grandi aree metropolitane e nelle province del Nord?
“Il problema è generalizzato e non riguarda soltanto il Sud – spiega il presidente Grasso – tutti i comparti hanno risentito della contingenza economica negativa, ingegneri inclusi. La crisi si è abbattuta sui liberi professionisti riducendone progressivamente il lavoro e il reddito: sul nostro territorio ci sono sempre meno incarichi e il trend del reddito medio è in calo. Ma nonostante questo, credo che bisogna essere ottimisti. Il Paese può risollevarsi se punta sulle infrastrutture materiali e immateriali: non solo ponti, strade ma anche la telematizzazione è un passo fondamentale per diventare sempre più competitivi. La nostra professione è cambiata negli anni, dobbiamo saper cogliere le nuove opportunità”.

Con il termine "ingegnere" si riassumono un numero incredibile di specializzazioni: strutturale, geotecnico, chimico, elettrico, informatico ... come fa un Ordine di una grande città, con tanti iscritti, ad operare nel "proteggere la professione" con una variabilità così ampia di argomenti e quindi di esigenze?
“Già dal 2005 l’Ordine etneo si è posto questo problema, per la cui risoluzione è stata istituita la Fondazione degli Ingegneri. Quest’ultima, grazie a un vasto programma formativo, che interessa tutte le specializzazioni in egual misura, protegge la professione attraverso la garanzia della qualità delle prestazioni. Inoltre, in quanto “braccio operativo” sul territorio provinciale, opera per costruire quel “ponte” fondamentale tra didattica e professione. I corsi formativi programmati tengono conto della continua evoluzione del contesto normativo in cui operano i professionisti, sia nel settore privato che in quello pubblico, senza trascurare gli interessi di quanti operano nell’industria e negli ambiti dell’informatica e delle telecomunicazioni, ponendo al centro del proprio impegno formativo il concetto di “innovazione”, che rappresenta la chiave di volta per vincere le sfide di oggi e di domani”.


Come suddetto l'Ordine nasce per "tutelare" la professione. Può farmi qualche esempio su come l'ordine esercita questo suo dovere istituzionale?
“Il concetto di tutela della professione lo abbiamo voluto interpretare in chiave moderna – continua Grasso - dando grande importanza e risalto alla comunicazione, per essere sempre attenti alle problematiche sociali e quindi dare un ruolo alla centralità degli ingegneri nell’attuale dibattito cittadino. In un’ottica più tradizionale, invece, da sempre l’Ordine esercita un’attività etica e deontologica continua: già da tempo, anticipando la riforma di quattro anni, si è dotato di una Commissione deontologica costituita dagli ultimi tre presidenti e da un soggetto esterno (un avvocato)”.


Il suo Ordine come si sostiene? Riceve un sostegno dallo Stato o altre istituzioni per poter effettuare il proprio compito deontologico? Qual è il contributo versato dai suoi iscritti?
“Noi non chiediamo nessun contributo allo Stato: possiamo vantare un bilancio in attivo. Il contributo annuale richiesto agli iscritti è di 100 euro, mentre come segno di sensibilità nei confronti delle nuove generazioni, per i giovani è di 60 e, di questi, 35 li devolviamo ad altri organismi della categoria”.

Si parla oggi molto di valore legale del titolo di studio, di certificazione delle competenze, di abolizione e modifica dell'esame di stato. Cosa ne pensa?
“Siamo contrari all’abolizione del valore legale del titolo di studio, che fino ad oggi ha permesso di poter equiparare le lauree ottenute sull’intero territorio nazionale, senza alcuna distinzione di sorta, purché conformi ai regolamenti ministeriali. Uno scenario differente, al contrario, vedrebbe una vera e propria categorizzazione dei vari atenei italiani, distinti in serie A, B o C, che non solo porterebbe a una sterile lotta fra le università d’Italia, ma provocherebbe una fuga dei cervelli siciliani verso il Nord. Penso che il titolo di studio sia garanzia e tutela della qualità del sistema formativo per lo studente e la cittadinanza, pertanto il campo della formazione culturale non dev’essere minato da meccanismi che si fondano sull’accreditamento e sulla concorrenzialità delle varie accademie. Perché abolire un sistema che ha sempre dato ottimi risultati? Noi crediamo nella certificazione delle competenze e vogliamo che venga mantenuto l’esame di stato, così come da nostra tradizione culturale: i nostri laureati fino a 10 anni fa sono stati esempio di qualità e professionalità in tutto il mondo, pertanto dobbiamo semplicemente continuare ad elevare gli standard qualitativi e le competenze dei professionisti. La certificazione è un riconoscimento formalizzato delle competenze acquisite attraverso l’attività lavorativa e la frequenza di percorsi formativi qualificati: un concetto superiore a quello di una semplice formazione, perché riteniamo che i giovani non debbano soltanto “sapere” ma “saper fare”.

Sul Tirocinio recentemente il presidente del CNI ha espresso una proposta che a noi sembra molto valida: un tirocinio non obbligatorio ma che dia vantaggi per il superamento dell'esame di stato. Qual è la sua opinione?
“Siamo assolutamente in linea con la proposta del Cni – continua il presidente Grasso - lo dimostra il fatto che da parecchi anni, in sinergia con l’Università degli Studi di Catania, l’Ordine organizza seminari formativi che, oltre alle lezioni tecniche, si occupano di affrontare i temi dell’etica e della deontologia professionale, proprio per preparare i giovani ad affrontare al meglio l’Esame di Stato”.

Tra i temi oggetto di dibattito vi è quello della formazione continua. Cosa ne pensa, si può applicare il modello dei geometri (crediti minimi), o ritiene più utile effettuare scelte diverse?
“Riteniamo che il modello dei geometri non sia un esempio da seguire, perché nel caso da lei citato, la formazione prevede solo il raggiungimento di crediti minimi senza preoccuparsi troppo della qualità. Crediamo, come già ribadito, nella certificazione delle competenze che sintetizza formazione ed esperienza acquisita sul campo”.

Qual è la priorità del 57° Congresso che si aspetta venga affrontata?
“La crisi dello sviluppo futuro impone alcune riflessioni che coniughino le esigenze del nostro Paese con quelle dei professionisti. Credo che in questa direzione sia importante affrontare il tema della sostituzione edilizia, attraverso interventi di demolizione e ricostruzione, improntati a elevati standard qualitativi negli aspetti dell’antisismica, della sostenibilità energetica e ambientale. In uno scenario dove la sicurezza del nostro patrimonio edilizio viene continuamente minacciata da calamità naturali di grande portata in un’area ad altissima criticità sismica – basti pensare alla provincia di Catania, dove il 70 per cento degli edifici è a rischio - questo deve diventare uno dei punti prioritari della programmazione di tutti gli Ordini d’Italia”.

La crisi colpisce edilizia e industria, soprattutto al Sud. Esiste una ricetta per evitare una emigrazione di massa come nei primi decenni del secolo scorso e negli anni '50?
“L’unica ricetta vincente è quella dell’occupazione: occorre creare opportunità, attraverso incentivi per la sostituzione edilizia, attraverso la ricerca di finanziamenti per progetti validi e cantierabili, attraverso servizi avanzati di formazione finalizzati all’occupazione; attraverso interventi per l’attrazione degli investimenti esteri in Italia, e concorsi internazionali di progettazione, superando lentezze, lungaggini burocratiche, concezioni vecchie e riduttive dell’urbanistica. Occorrono interventi strutturali diretti a rendere più sicuro il territorio; occorre sviluppare iniziative di partenariato pubblico-privato per dar vita alla realizzazione di opere e servizi (recupero dei centri storici, gestione di servizi pubblici); occorre riprogettare il welfare con l’obiettivo di renderlo più efficiente e meglio adeguato alle esigenze del nuovo scenario socioeconomico”.

Vorrei che lanciasse un messaggio a tutti i nostri lettori, su un tema che le è caro.
“Città più sicure, meno energivore e più belle”, sono questi i principi su cui punta l’Ordine di Catania, estendibili su scala nazionale. Punti cardine contenuti nel decalogo stilato in collaborazione con l’Ordine degli Architetti, che contiene le priorità da affrontare per lo sviluppo dell’area metropolitana etnea. Non solo – conclude Grasso - uno dei temi che ci sta più a cuore è quello del futuro dei giovani. Futuro che dipende da noi, dalla nostra forza di risollevare le sorti del Paese”.


 

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