Active House: una nuova Vision … beyond 2020

Inquinamento, smog, città “fuori limite massimo" ...INGENIO cerca proposte per superare l'empasse polveri sottili senza ricorrere alle solite "targhe alterne" e "chiusure dei centri storici", per questo chiama a raccolta chi in questi anni ha portato un approccio nuovo al problema per descriverci quale dovranno essere le scelte per costruire, anzi ricostruire, le città sostenibili nel nostro Paese.
La parola al professor Marco Imperadori.

L’attuale situazione di molte delle nostre città, asfissiate da atmosfere irrespirabili e livelli di PM10 mai visti, ci porta necessariamente a riflettere su cosa si debba fare in futuro (ma anche nell’immediato, per buona pace di chi nega i cambiamenti climatici e l’impatto antropico sull’ambiente…).

A questo “Ecocidio” contribuiamo notoriamente per più del 40% proprio con gli edifici che costruiamo e abitiamo, sia per esigenze di riscaldamento invernale sia per il raffrescamento estivo. Architetti, ingegneri progettisti, impiantisti sono fortemente responsabili di fronte a questa situazione e dovrebbero concepire involucri migliori così come impianti integrati sempre più efficienti e che si affidino a fonti rinnovabili, al di là delle prescrizioni e leggi che, in Italia, mostrano scarsa efficacia reale e troppa interpretabilità regionale, senza vera valutazione e controllo. Analogo discorso vale per la mobilità sostenibile.

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ReGenVillages

È possibile un differente, più virtuoso approccio sia in termini funzionali che estetici?

A mio avviso l’approccio Active House ci mostra come il controllo simultaneo di indicatori come Energia, Comfort e Ambiente sia una migliore garanzia funzionale-prestazionale dove notiamo l’applicazione di building integrated photo voltaics (BIPV), spesso accoppiati a pompe di calore ad elevata efficienza, a sistemi di ventilazione meccanica controllata (VMC) o anche a sistemi di green mobility (bici, moto o auto elettriche). A questi aspetti si aggiunga l’integrazione estetica sulle coperture e sulle facciate esposte al sole e con involucri ad elevate prestazioni di isolamento e sfasamento termico, che trasformano l’edificio in una sorta di nodo di un “energy-net” dove potenzialmente, nell’arco dell’anno, si possa addirittura produrre, o meglio dire trasformare, più energia di quella consumata.

In questo diventano fondamentali anche i concetti di distretto come l’attuale visionaria strategia dei ReGenVillages di James Erlich di Stanford e in generale di tutte le architetture connesse tra loro in una sorta di positivo “internet energetico” che potrebbe farci condividere in maniera solidale gran parte dell’energia, oggi monopolio di pochi.

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Green Solution House

Se penso alla Green Solution House (GSH, vincitore Active house Award 2016, totalmente sensorizzata da Leapcraft) sull’isola di Bornholm in Danimarca o alla splendida International School di Copenhagen dove la facciata è un immenso patchwork di celle fotovoltaiche con cromie differenti, vedo gli edifici che saranno il nostro futuro: empatici con l’ambiente, belli, funzionali ed efficienti. “Il sole è nuovo ogni giorno” diceva Eraclito, ed è proprio tramite Active House, una Visionbeyond passiv house, che il rigido standard germanico decade in favore di altri approcci, più flessibili, che tengano conto delle variabili climatiche regionali. Affidandoci al sole, direttamente in inverno o mediante pompe di calore per il raffrescamento estivo, si possono immaginare spazi architettonici empatici con la natura e come essa ciclici e indipendenti da fonti di energia fossili.

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International School di Copenhagen

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